LUNGRO: LA "CASA DELLA SALUTE"... E DELLA VERGOGNA
EX OSPEDALE DI LUNGRO: QUANDO LA “CASA DELLA SALUTE” DIVENTA IL MUSEO DEL DEGRADO
C’era una volta un ospedale. Poi qualcuno ha deciso che, in Calabria, curare le persone vicino casa fosse evidentemente un lusso medievale. Ed eccoci qui: l’ex ospedale di Lungro trasformato in “Casa della Salute”. Nome rassicurante, da brochure regionale con sorrisi stock e tramonti sul Pollino. La realtà invece sta tutta in quella foto.
Un carrello sanitario arrugginito.
Vaschette ossidate.
Metallo consumato dal tempo e dall’abbandono.
Strumenti che sembrano usciti da un deposito dimenticato, non da una struttura che dovrebbe garantire assistenza sanitaria dignitosa.
E la cosa più feroce è che quella ruggine non è solo ruggine. È il simbolo perfetto di anni di tagli, promesse, depotenziamenti e silenzi istituzionali.
Negli anni, cittadini, sindacati e comitati hanno denunciato più volte il progressivo svuotamento della struttura sanitaria di Lungro, ridotta sempre più a contenitore fragile e sotto organico. La UIL FPL parlava già nel 2023 di una situazione “insostenibile” legata alla carenza di personale.
Nel 2025 il “Collettivo Stipaturi” denunciava apertamente il collasso del sistema sanitario calabrese, sostenendo che la trasformazione dell’ospedale in Casa della Salute avesse privato il territorio di servizi essenziali.
E nel 2026 è arrivato persino l’allarme sulla RSA della struttura, definita “a un passo dal punto di non ritorno” per mancanza di medici e personale.
La verità è brutale: mentre nei palazzi si inaugurano targhe e slogan sulla “sanità territoriale”, dentro certe strutture restano i segni concreti dell’abbandono. E gli operatori sanitari spesso lavorano facendo miracoli, stretti tra carenze croniche, mezzi insufficienti e strutture che sembrano sopravvivere più per inerzia che per programmazione.
Quella foto non racconta solo un carrello.
Racconta la Calabria dei reparti svuotati.
Degli ospedali smontati pezzo dopo pezzo.
Delle comunità interne considerate periferia sacrificabile.
Perché alla fine il trucco è sempre lo stesso: prima depotenzi l’ospedale, poi lo dichiari inutile. Un grande classico della politica sanitaria calabrese. Tipo i cantieri eterni e le rotatorie inaugurate tre volte. Solo che qui la gente ci si cura. O almeno dovrebbe.
“CASE DELLA SALUTE”. DETTA COSÌ SEMBRA QUASI UNA COSA MODERNA.
E ancora Roberto Occhiuto continua a parlare di “Case della Salute” e “Ospedali di Comunità” come se stesse presentando la NASA sanitaria calabrese. Mancano solo i droni infermieri e l’intelligenza artificiale che ti misura la pressione col pensiero.
Poi però entri dentro certe strutture e trovi carrelli arrugginiti, stanze svuotate e reparti ridotti all’osso. Altro che futuro: qui siamo alla sanità vintage senza il fascino del vintage.
La politica regionale vende queste trasformazioni come innovazione. La realtà, troppo spesso, è che molti territori hanno visto sparire ospedali veri, sostituiti da strutture depotenziate che faticano persino a garantire i servizi minimi. Cambia il nome sulla targa, non cambia la sensazione dei cittadini: quella di essere stati lasciati indietro.
E Lungro questa storia la conosce bene.
Perché il paradosso più amaro è proprio questo: Lungro ha sostenuto eccome questo sistema politico. Ha dato voti pesanti a Gianluca Gallo, con la “consuocera al seguito” nel classico caravanserraglio elettorale calabrese fatto di pacche sulle spalle, cene, promesse e santini travestiti da rivoluzioni amministrative. Tutti uniti per la rielezione di Occhiuto. La solita liturgia regionale: “fidatevi di noi”. E la gente si è fidata davvero.
Ma una comunità che vota, sostiene e partecipa non merita di ritrovarsi con una sanità ridotta così. Non merita strutture che sembrano sopravvivere per inerzia burocratica. Non merita operatori costretti a lavorare nel disagio e cittadini obbligati a spostarsi altrove anche per prestazioni basilari.
Perché qui non si sta contestando il personale sanitario, che spesso manda avanti tutto con dignità e spirito di sacrificio quasi eroico. Si sta contestando una narrazione politica costruita come una pubblicità patinata mentre la realtà, appena apri una porta interna, profuma più di ruggine che di progresso.
La domanda allora è semplice e pure parecchio fastidiosa:
Se queste “Case della Salute” sono davvero il futuro della sanità calabrese… perché sembrano il reparto archeologia del presente?
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