FESTA DELLE DONNE: L'8 DA QUANDO M'ARZO
Parliamoci chiaro. L’ 8 marzo è una specie di teatro nazionale dove tutti recitano la parte giusta per 24 ore. Poi cala il sipario e ognuno torna alle sue incoerenze preferite. La mimosa profuma, ma l’ipocrisia si sente lo stesso. 🌼 L’IPOCRISIA DELLA “CELEBRAZIONE” Il primo trucco è questo: chiamarla festa. Una giornata nata per ricordare diritti, lavoro, lotte sociali e discriminazioni diventa improvvisamente una serata con menù fisso, spumante caldo, karaoke stonato e spogliarellista bono con tanto di "pacco". Praticamente è come se il 1° maggio lo festeggiassimo regalando trapani agli operai e dicendo: “ dai guagliù, stasera tutti in discoteca ”. Il messaggio originale si perde sotto uno strato di marketing e zucchero. L’IPOCRISIA AZIENDALE Poi arrivano le aziende. Quelle sono fantastiche. Per undici mesi pagano stipendi più bassi alle dipendenti, ignorano il problema della maternità e ti guardano come se fossi un guasto del sistema quando chiedi flessibilità...