FESTA DELLE DONNE: L'8 DA QUANDO M'ARZO
Parliamoci chiaro. L’8 marzo è una specie di teatro nazionale dove tutti recitano la parte giusta per 24 ore. Poi cala il sipario e ognuno torna alle sue incoerenze preferite. La mimosa profuma, ma l’ipocrisia si sente lo stesso. 🌼
L’IPOCRISIA DELLA “CELEBRAZIONE”
Il primo trucco è questo: chiamarla festa.
Una giornata nata per ricordare diritti, lavoro, lotte sociali e discriminazioni diventa improvvisamente una serata con menù fisso, spumante caldo, karaoke stonato e spogliarellista bono con tanto di "pacco".
Praticamente è come se il 1° maggio lo festeggiassimo regalando trapani agli operai e dicendo: “dai guagliù, stasera tutti in discoteca”.
Il messaggio originale si perde sotto uno strato di marketing e zucchero.
L’IPOCRISIA AZIENDALE
Poi arrivano le aziende. Quelle sono fantastiche.
Per undici mesi pagano stipendi più bassi alle dipendenti, ignorano il problema della maternità e ti guardano come se fossi un guasto del sistema quando chiedi flessibilità.
L’8 marzo però pubblicano il post LinkedIn perfetto:
“Oggi celebriamo il talento e la forza delle donne.”
Con foto stock di manager sorridenti davanti a un computer spento.
Corporate poetry. Roba da museo della faccia tosta.
L’IPOCRISIA POLITICA
I politici sono ancora più creativi.
Per anni ignorano asili nido, welfare familiare, stipendi stagnanti e sicurezza sul lavoro.
Poi l’8 marzo arrivano i tweet solenni.
“Le donne sono il motore del Paese.”
Grazie al cazzo! Ovvio.
Peccato che il motore continui a funzionare con il carburante della retorica.
L’IPOCRISIA DELLA PROTEZIONE
C’è poi quella cosa curiosa per cui l’8 marzo tutti diventano protettori ufficiali della donna.
Frasi tipo:
“Le donne vanno rispettate.”
“Le donne vanno difese.”
Bellissimo.
Peccato che sembri sempre il linguaggio con cui si parla di specie protette, non di persone adulte con diritti e responsabilità uguali agli altri.
L’IPOCRISIA DELLA SESSUALIZZAZIONE
Qui arriva il paradosso supremo.
Durante l’anno la donna viene spesso trasformata in oggetto pubblicitario per vendere qualsiasi cosa: automobili, profumi, 'nduja, hamburger, trapani, mutui.
L’8 marzo invece improvvisamente diventa simbolo sacro dell’umanità.
È come se la società dicesse:
“Per un giorno facciamo finta di non aver passato l’anno a usarvi come cartelloni pubblicitari.”
Eleganza pura.
L’IPOCRISIA DEGLI UOMINI “ILLUMINATI”
E poi ci sono loro. Gli uomini che l’8 marzo scoprono improvvisamente il femminismo.
Post profondi, citazioni di Simone de Beauvoir copiate da Google e tono da cavaliere medievale.
Il 9 marzo tornano a interrompere le colleghe nelle riunioni.
La rivoluzione dura esattamente quanto una storia Instagram.
L’IPOCRISIA CULTURALE
L’ultima, la più sottile.
L’8 marzo tutti parlano di parità.
Ma quasi nessuno parla di responsabilità reciproca.
La parità vera non è una giornata di celebrazione.
È un equilibrio continuo fatto di meriti, doveri, libertà e rispetto.
Roba molto meno instagrammabile della mimosa. Quindi interessa poco.
LA CALABRIA È DONNA!
Una terra dove le donne spesso tengono in piedi famiglie intere, lavorano, assistono anziani, crescono figli, tengono aperte attività e fanno da ammortizzatore sociale quando lo Stato sparisce.
E lo fanno spesso con meno opportunità, meno servizi e meno tutele rispetto al resto del Paese.
La contraddizione è tutta qui.
La Calabria celebra le donne un giorno l’anno, ma vive ogni giorno grazie alla loro resistenza quotidiana. Senza fanfare, senza mimose e senza post celebrativi.
Il resto, diciamolo senza troppi giri di parole, è spesso cerimoniale da calendario.
LA VERITÀ SEMPLICE
Se l’8 marzo sparisse domani, probabilmente il mondo non cambierebbe di molto.
Perché i diritti non nascono da una data sul calendario.
Nascono da cultura, lavoro serio, rispetto quotidiano e merito.
Il resto sono fiori gialli, post motivazionali e una gigantesca scenografia sociale.
Molto elegante.
Molto commovente.
E incredibilmente ipocrita. 🌼
E dato che pare che, a molte di voi, sembra solo questo interessi, più del rispetto e dei diritti... conosco uomini che per l'occasione hanno comprato delle mutandine leopardate con tanto di imbottitura che fa tanto Rocco...
Oltre alla mimosa, ovviamente!
Non vanificate il senso di questa giornata riducendo tutto a... festa.
Cercate di non cascarci... almeno l'8 marzo!
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