CASTROLIBERO 2026: IL CIRCO DEI CAZZI, CUCUZZÌEDDRI E OVA

Certe storie politiche locali sembrano scritte da un autore che ha studiato in quel grande ateneo Cosentino, sempre presente nell'immaginario collettivo, che è la Caricchio's University, uno che ricicla sempre lo stesso copione sperando che nessuno se ne accorga. 
E invece eccoci a Castrolibero, dove la realtà riesce comunque a fare peggio.
Lo scenario è quello del "mercatone politico" che precede le elezioni amministrative 2026.

Questa favola, della quale Calabria Magazine ha voluto essere protagonista, parte con le migliori intenzioni: cercare di costruire un’alternativa vera contro i soliti parassiti comunali capeggiati da Orlandino Greco. 
Un’idea quasi romantica, che infatti si schiantò subito contro ambizioni personali, inciuci da manuale e quel fantastico sport olimpico locale che è il “copia e incolla amministrativo”. Tradotto: cambiano i nomi, resta il sistema.

Si prova allora con il piano B, quello intelligente, almeno sulla carta: affidarsi a chi dovrebbe incarnare la famosa “politica del fare
E qui entra in scena Francesco De Cicco, figura quasi mitologica in un territorio dove già rispondere al telefono ti fa sembrare un rivoluzionario.
Si, proprio quello che si faceva i selfie coi tombini rimessi a nuovo o con le fosse sulle strade dopo averle 'ntippàte
L’incontro pubblico, l'unico avuto, sembrava una boccata d’aria fresca. Niente segreti, niente riunioni carbonare, tutto alla luce del sole. L’idea era semplice: unire tutti contro il sistema Greco, senza ambire poltrone, senza giochi di palazzo. 

E qui, ancora una volta, arriva la realtà a spegnere l’entusiasmo.
Perché De Cicco non solo arriva con i “calcoli già fatti”, ma rilancia: ha già parlato con Vincenzino Aiello e deciso tutto con Ciccio Serra
E fin qui uno potrebbe pure dire: ok, almeno c’è una direzione.

Il problema è il prezzo.
Perché il retroscena, quello vero, quello che spiega tutto il teatrino successivo, è molto più semplice e molto più sporco: Francesco De Cicco (d'accordo con Serra e chissà con chi...) propone a Vincenzino Aiello di allargare la barca, per far salire anche altri parassiti comunali. Non per spirito inclusivo, sia chiaro. Ma perché senza di loro Ciccio Serra non si sarebbe mosso di un millimetro.
La foto ufficiale dell'incontro al Bar Bronx

Naturalmente il De Cicco, in quella sede, si guardò bene dal parlarne, incentrando tutto sul coming out politico di Serra, che sarebbe avvenuto nel giro di una settimana. 

E qui il puzzle comincia ad incastrarsi alla perfezione.
Altro che progetto politico. 
Semmai una trattativa condominiale fatta male, dove ognuno entra solo se si porta dietro la propria quota di potere. Un pacchetto unico, stile offerta del supermercato: prendi Serra, ma ti becchi pure il resto del reparto.

E infatti, guarda caso, nella lista spuntano Raffaella Ricchio, assessore allo sbadiglio (la sua attività amministrativa, infatti, si può tradurre essenzialmente in due "faccine" istituzionali durante i consigli comunali: "l'annoiata" 🥱 e la "perplessa" 🤨, ogni volta che parlava la minoranza). Poi c'è Angelo Gangi, presidente dello Sconsiglio Comunale (l'azzeccagarbugli della situazione), e Ilio Perri, specialista in servizi sociali assenti e pubblica istruzione fantasma.
Gente che per anni è rimasta dov’era, senza alzare un sopracciglio, mentre il paese veniva gestito a cazzo di cane e svuotato persino della propria identità, dopo che il sindaco Greco fece la fujtìna con Salvini e diveniva fasciolegaiolo convinto, facendo fare una figura di merda nazionale all'intera comunità castroliberese. 
Foto ricordo... 

Gente Insomma che avrebbe potuto far cadere la maggioranza molto prima
Ma no. Meglio aspettare il momento giusto, quello in cui cambiare casacca conviene.

Nel frattempo però, non sapendo di questi inciuci, la figura di Ciccio Serra e il suo coming out politico, ci era piaciuto. 
Perché Serra, nell’immaginario collettivo, veniva visto davvero come u “bravu guagliùne”. Quello disponibile, quello che ti saluta, quello che sembra uno normale in mezzo a una giungla di professionisti della poltrona. E quindi quasi ci credi, che stavolta qualcosa potesse cambiare. Che davvero poteva finalmente staccarsi dal mentore e iniziare una storia diversa.
Angelo Gangi

Ed è proprio questo il punto più amaro. Perché la percezione pubblica stride con la realtà dei fatti: uno che per muoversi ha bisogno di portarsi dietro mezzo apparato che diceva di voler superare, più che un’alternativa sembra una continuità ben mascherata.

E poi c’è lui, sempre lì, immobile ma centrale: Vincenzino Aiello. Il burattinaio. Il vero arredo fisso della politica castroliberese.
Quello che non ha bisogno di cambiare lato perché, in fondo, i lati li decide lui. Vent’anni dopo essere stato scaricato da Orlandino Greco, eccolo di nuovo in cabina di regia. 
Non per nostalgia. 
Non per il bene del paese. 
Per chiudere i conti.

Ma andiamo per gradi... 
Mentre si era in trepida attesa de sto cazzo di coming out politico di Ciccio Serra, il 28 marzo su Facebook viene postata la scena farsesca: Orlandino Greco e Ciccio Serra insieme, sorridenti, più uniti di una coppia in viaggio di nozze, a raccontare che va tutto bene
Ciccio Serra, ambito per i voti... che per le capacità amministrative poi ci penserà qualcun altro

Le tensioni? Fake. 
Le voci? Invenzioni. 
La realtà? Una bella mano di vernice sopra un muro che ormai perde pezzi.

Chiedemmo spiegazioni. 
Ma tutti cadevano letteralmente dal però. In primis De Cicco e Aiello... 
- Eh beh, Orlandino gli avrà proposto uno di quei posti in Regione, dove non fai un cazzo però guadagni bene. 
- Ehhhhh, in fondo Ciccio è stato sempre uno senza spina dorsale. Di Orlandino ha sempre avuto paura... 
Insomma, cazzate su cazzate che si rincorrevano e si sorpassavano a vicenda, manco fossero sul circuito di Monza. 

Undici giorni dopo, il ribaltone
Manco il tempo di digerire l'abbuffata di Pasquetta. 
Così... senza spiegazioni, senza vergogna, senza nemmeno un minimo sforzo narrativo. Una conversione così rapida che al confronto i miracoli e San Francìscu e Paola sembrano lente pratiche amministrative, infarcite della solita burocrazia senza trasparenza alcuna. 

La sera prima un via vai di telefonate dal portavoce di De Cicco: "Dai, mandateci il vostro simbolo, come hanno fatto gli altri, e diteci quanti siete. Ciccio Serra ha finalmente accettato. Abbiamo risolto. Che poi in settimana ci riuniamo e stabiliamo tutto"
Vincenzino Aiello

Ma risolto cosa? Chi sono sti "altri"? 
Niente. A nulla servì chiedere spiegazioni, a nulla servì chiedere garanzie. 
Fatto sta che, avendo subito subodorato un qualche tipo di inciucio, il simbolo non fu assolutamente dato. 

E menomale. Perché solo l'indomani si seppe che assieme a Serra avevano traghettato anche i tre figuri di cui sopra dell'amministrazione uscente. 

E a quel punto tutto tornò ad essere chiaro. 
Praticamente il ritardo del coming out politico di Serra non era dovuto alla paura di tradire Greco, bensì alla conditio sine qua non “o tutti o niente”. 

E questa, signori, pensatela come volete, ma non è politica.
Non è fare il bene del paese. 
È un'operazione di marketing. È un incastro. È un gioco di potere puro, dove le idee sono solo la scenografia.

Il risultato? “Progetto Castro Libera” che sembra più una "joint venture" tra la lista “Rinascita Civica” di Orlandino Greco e il gruppo costruito da Francesco De Cicco e Vincenzino Aiello. 

Due binari paralleli che fingono di essere alternativi, fingono di scannarsi, ma se ci pensate bene portano esattamente allo stesso punto.

COMUNQUE VADA VINCE SEMPRE LUI: ORLANDINO GRECO. 
Nicoletta Perrotti, la candidata al poltronificio di Orlandino

Anzi stravince! 
Ottenendo maggioranza e opposizione nello stesso pacchetto

Un capolavoro strategico degno proprio di... Orlandino Greco. 

No, dite? 
Noi di CALABRIA MAGAZINE la mano sul fuoco sull'estraneità di Orlandino al tavolo degli inciuci con Aiello e De Cicco non la mettiamo. 

E comunque... vedere per credere, diceva una famosa pubblicità. 
Ci dispiace solo che a pagarne il prezzo siano sempre i cittadini.
E mentre questo circo di CAZZI, CUCUZZÌEDDRI E OVA (il top fra le 'nzalàte miste Calabresi), si prepara alla prima, attirando i cittadini col solito biglietto ridotto (il resto si pagherà a fine spettacolo), l’unica cosa che conserva un minimo di dignità in tutta questa storia è stato il rifiuto di chi era andato... per trovare grazia e ha trovato solo farsa e inciucio.

Ha detto no e si è tirato fuori. 
Perché qui non si tratta più di scegliere da che parte stare. Si tratta di capire se vuoi essere parte del problema o avere ancora il coraggio di chiamarlo col suo nome.

Attenti quindi a dove metterete la croce, cittadini di Castrolibero, perché il bello deve ancora venire! 

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