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Visualizzazione dei post con l'etichetta Franz Caruso

NUOVO OSPEDALE COSENZA: FATE ST'OSPEDALE DOVE CAZZO VOLETE. BASTA CHE LO FATE

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C’è qualcosa di profondamente surreale nel dibattito sul nuovo ospedale di Cosenza . Non tanto per i numeri sparati con entusiasmo quasi pubblicitario, né per le immagini patinate di un futuro che sembra sempre dietro l’angolo ma non arriva mai. Il punto è un altro, molto più semplice e molto più scomodo: mentre si discute del domani, il presente continua a fare acqua da tutte le parti. E dentro quell’acqua, tanto per non perdere l’abitudine, ci stanno i cittadini. Il progetto raccontato da Roberto Occhiuto è ambizioso , quasi cinematografico. Un ospedale enorme, tecnologico, connesso con l’università, capace di gestire flussi imponenti di pazienti e dotato di ogni comfort logistico . Una visione che, almeno sulla carta, non si può contestare. Anzi, sarebbe persino da applaudire, se non fosse che in Calabria la distanza tra ciò che si annuncia e ciò che si realizza è ormai diventata una disciplina olimpica. E noi, puntualmente, arriviamo quarti. Nel frattempo, il dibatt...

“COSENZA–RENDE–CASTROLIBERO: PARTE IL PROGETTO DI MOBILITÀ SOSTENIBILE - I PRO E I CONTRO”

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ARRIVANO 8 MILIONI. LA RIVOLUZIONE… INIZIA CON IL RESTO DI 30 COSENZA - Franz Caruso parla di “ svolta storica ”, di “ meno traffico ” e pure di “ più Europa ”. Tradotto dal politichese: sono arrivati i primi 8 milioni su un progetto da 30. Non è ancora una rivoluzione, è il momento in cui qualcuno ha finalmente trovato il portafoglio. E no, non è poco. Ma nemmeno lontanamente sufficiente per fare quello che stanno promettendo. Franz Caruso si prepara così alla campagna elettorale del prossimo anno...  VIALE MANCINI: L’ETERNO CANTIERE SENZA RIPOSO C’è un punto che merita di essere detto chiaro, senza girarci intorno: per Viale Giacomo Mancini non c’è mai pace. Prima riqualificato, poi sistemato, poi valorizzato, poi inaugurato con tanto di storytelling urbano. E adesso? Di nuovo sotto i ferri. Perché il BRT, se fatto davvero, non si appoggia a quello che c’è. Lo cambia. Significa: ridisegnare la carreggiata intervenire sullo spartitraffico mod...

COSENZA, IL WELFARE CHE FA PAURA: FAMIGLIE FERMATE COME CRIMINALI

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E mentre l'Osservatorio Regionale delle Nuove Povertà , presieduto dal Dott. Antonio Belmonte , lancia un grido d'allarme sulla drammatica situazione di marginalità che colpisce la città di Cosenza, la storia si ripete . Stesso copione, stessi figuranti, stesso finale già scritto male. A Cosenza non si governa il disagio, lo si rincorre con i blocchi e le intimidazioni. Non si risolvono i problemi, si fermano le persone. Letteralmente. Famiglie, bambini, gente che prova semplicemente a vivere una giornata normale viene trattata come un fastidio amministrativo da schedare, controllare, contenere. E tutto questo con il timbro ufficiale della Prefettura di Cosenza , guidata da Rosa Maria Padovano , e con il silenzio comodo, quasi professionale, di Palazzo dei Bruzi e del sindaco Franz Caruso. Che squadra. Davvero. 🧱 Quando il welfare diventa un manganello (senza nemmeno nasconderlo) Il punto non è solo quello che è successo. È come succede. Assistenti sociali...

COSENZA: C'ERA UNA VOLTA L' "ESSO"... 20 ANNI DI VERGOGNA IN PIENO CENTRO

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COSENZA - Certe città non hanno bisogno di musei del degrado: li tengono direttamente a portata di sguardo, in strada, gratis, h24.  Basta fare due passi e inciampi in un “soprammobile” urbano, di quelli che nessuno osa toccare perché poi… magari esce la polvere.  E pulire costa fatica. Meglio lasciarli lì, a fare scena. O meglio: a fare schifo. A Cosenza questo sport lo abbiamo perfezionato. Livello olimpico. Prendiamo il caso dell'ex distributore “Esso” di Piazza Faustino La Verde .  Un nome che ormai suona come archeologia industriale, tipo quando studi i resti dell’Impero Romano, ma con meno fascino e più ruggine.  Siamo tra Via Vittorio Veneto e Via del Sempione , a due passi da Piazza Riforma . In pieno centro insomma.  Non una periferia dimenticata, no.  Qui il degrado è in vetrina. Quel distributore ha smesso di funzionare da circa vent’anni. Vent’anni.  Le nuove generazioni manco si ricordano che cazzo c'era lì e si domandando ch...

FARAGALLI ELETTO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI COSENZA, L'ENTE PIÙ INUTILE D'ITALIA

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LA PROVINCIA RISORGE (MA SOLO PER CHI CI CAMPA) FARAGALLI PRESIDENTE, LA POLTRONA PIÙ INUTILE D’ITALIA TROVA IL SUO NUOVO INQUILINO In Calabria succede una cosa meravigliosa. Più un ente serve a poco, più la politica lo tratta come se fosse il Quirinale. Ed ecco che Biagio Faragalli, sindaco di Montalto , diventa il nuovo presidente della Provincia di Cosenza. Una nomina talmente imprevedibile che la conoscevano tutti già prima delle votazioni. In pratica mancava solo il timbro. La Provincia , per chi avesse perso gli ultimi quindici anni di riforme incompiute, è quell’ente che doveva essere abolito. Poi ridotto. Poi riformato. Poi riformato di nuovo. Alla fine è rimasto lì , come un vecchio mobile ereditato dalla zia: non serve davvero, ma buttarlo dispiace e quindi lo riempi di soprammobili. E qualcuno, ovviamente, sopra ci si deve sedere. E chi se non uno della cricca dei Fasciolegaioli di Calabria?  IL GALLO CHE CANTA E I SINDACI CHE ACCORRONO Determinante, raccont...

BIAGIO FARAGALLI: STAR DA COPERTINA SOCIAL PIÙ CHE PRIMO CITTADINO

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PROVINCIA DI COSENZA, IL GRANDE RITORNO DELL’ENTE INUTILE… CON I SOLITI NOMI Se qualcuno pensava che il peggio fosse già stato ampiamente archiviato, evidentemente non conosce abbastanza bene la politica nostrana. Perché, quando si parla della Provincia di Cosenza , quell’ente sopravvissuto più per inerzia che per reale utilità, la sensazione è sempre la stessa: cambiano le sedie, ma la stanza resta quella… polverosa, autoreferenziale, impermeabile alla realtà. Dopo le polemiche che hanno accompagnato la gestione targata Rosaria Succurro , oggi il dibattito si riaccende con i nuovi pretendenti alla “porpora provinciale”: Biagio Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo, e Franz Caruso, primo cittadino di Cosenza. E già qui il cittadino medio si trova davanti al solito bivio calabrese: scegliere non il migliore, ma il meno peggio .  Perché se è vero che Caruso, pur con un Comune in dissesto, qualche intervento visibile lo ha portato a casa , è altrettanto vero che l’eventual...

COSENZA VIOLENTA: IL PIANTO MUTO DI CRISTIAN È IL FALLIMENTO DI UNA CITTÀ INTERA

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Gli angeli non sempre scendono dal cielo con l'aureola. Non sempre hanno le ali.  A volte hanno gli occhi stanchi, una coperta troppo leggera per il freddo che fa, e un nome che pochi ricordano: Cristian . Gli angeli così non si toccano. Mai. Si proteggono, si rispettano, si ringraziano. Perché la loro fragilità è lo specchio che ci rimette al mondo: ci ricorda chi siamo davvero. E invece qualcuno ha deciso di trasformare un uomo indifeso in un bersaglio. Come già successo ad Ardùzzu, altra anima di strada che conosce più verità lui che mezza città messa insieme. Le aggressioni continuano, l’odio circola, la vigliaccheria si ripete. Stesse mani codarde, stesso copione sporco. La domanda è sempre più pesante: Quando arriverà la giustizia per gli ultimi? Per i miti? Per chi non ha nemmeno la forza di alzare la voce? E qui bisogna smetterla di girare intorno al problema: per queste teste di cazzo non bastano le segnalazioni. Non bastano i provvedimenti. Serve prenderli e ...

COSENZA, IL CUORE CHIUSO DELLA CITTÀ

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L’autostazione fantasma e le traverse murate: un disastro firmato Mario Occhiuto Il centro della città come non dovrebbe essere In qualunque città normale, il centro è il biglietto da visita. A Cosenza, invece, la “cartolina” è l’autostazione: una spianata di degrado, baracche arrugginite e marciapiedi che finiscono nel nulla. L’area — tra Corso Mazzini, Via XXIV Maggio e Viale Mancini — è tecnicamente una delle più pregiate della città, perché collega il cuore commerciale con la direttrice nord-sud del traffico urbano. Eppure oggi è una zona franca di incuria, un pezzo di città lasciato morire. Chi ha spento le luci Il principale colpevole di questo blackout urbano ha nome e cognome: Mario “Maruzzu” Occhiuto. Da sindaco-architetto, ha fatto quello che un urbanista non dovrebbe mai fare: tagliare la continuità tra centro e periferia. Con le sue “visioni” su Viale Parco (oggi Viale Mancini), oggi semideserto, ha chiuso le traverse interne e gli sbocchi naturali verso la zo...