COSENZA, IL WELFARE CHE FA PAURA: FAMIGLIE FERMATE COME CRIMINALI
E mentre l'Osservatorio Regionale delle Nuove Povertà, presieduto dal Dott. Antonio Belmonte, lancia un grido d'allarme sulla drammatica situazione di marginalità che colpisce la città di Cosenza, la storia si ripete. Stesso copione, stessi figuranti, stesso finale già scritto male.
A Cosenza non si governa il disagio, lo si rincorre con i blocchi e le intimidazioni. Non si risolvono i problemi, si fermano le persone. Letteralmente. Famiglie, bambini, gente che prova semplicemente a vivere una giornata normale viene trattata come un fastidio amministrativo da schedare, controllare, contenere.
E tutto questo con il timbro ufficiale della Prefettura di Cosenza, guidata da Rosa Maria Padovano, e con il silenzio comodo, quasi professionale, di Palazzo dei Bruzi e del sindaco Franz Caruso.
Che squadra. Davvero.
🧱 Quando il welfare diventa un manganello (senza nemmeno nasconderlo)
Il punto non è solo quello che è successo. È come succede.
Assistenti sociali trasformati in esattori della miseria. Figure che dovrebbero accompagnare, sostenere, costruire percorsi… ridotte a strumenti di pressione. A comparse in operazioni che sanno più di controllo sociale che di aiuto.
E la scusa? Il solito “censimento”.
Censimenti a raffica negli anni, come se la povertà fosse un virus da monitorare invece che una ferita da curare. Come se bastasse contare le persone per dire di aver fatto qualcosa. Spoiler: no.
🏚️ Il problema non sono le famiglie. È l’assenza totale di visione
La verità è brutale ma semplice:
questa città e i suoi amministratori non hanno una politica abitativa. Non ha un’idea di welfare. Non ha una direzione.
E quando manca tutto questo, si tira fuori il jolly:
👉 “ordine pubblico”
👉 “sgomberi”
👉 “controlli”
Parole che fanno scena, certo. Ma che non costruiscono una casa, non pagano un affitto, non danno dignità a nessuno.
Sono solo un modo elegante per dire: non sappiamo che fare.
💔 Le famiglie di via Savoia non sono un problema. Sono lo specchio
Quelle famiglie non sono “il caso”.
Sono la conseguenza.
Sono il risultato di anni di politiche inesistenti, di promesse buttate al vento, di amministrazioni che parlano di città “in crescita” mentre c’è gente che non sa dove vivere domani.
E poi ci si stupisce se la tensione sale, se la gente si ribella, se la città prende posizione.
Cosenza, quella vera, non è fatta di ordinanze e comunicati stampa.
È fatta di persone che ancora si riconoscono tra loro, che capiscono quando si sta passando il limite.
⚖️ Qui non si tratta di ideologia. Si tratta di dignità
Fermare bambini mentre vanno a scuola non è “gestione”.
Bloccare lavoratori non è “procedura”.
Usare il welfare come copertura per azioni repressive non è “politica”.
È una resa.
E pure fatta male.
🔥 E adesso?
Se questo è il preludio a uno sgombero, allora che almeno si abbia il coraggio di dirlo chiaramente. Senza nascondersi dietro uffici, firme e parole vuote.
Perché la verità è che chi governa oggi Cosenza (e mi riferisco a Sindaco e assessori), non sta costruendo una città: sta semplicemente evitando di affrontarla.
E nel frattempo, chi paga sono sempre gli stessi.
❤️ A voi, famiglie di via Savoia
A voi che vi svegliate ogni giorno senza certezze ma con una dignità che nessun controllo potrà mai togliervi.
A voi che venite trattati come numeri mentre siete storie, vite, sacrifici.
A voi va rispetto. Quello vero, non quello scritto nei regolamenti.
Perché una città si misura da come tratta i più fragili.
E oggi, purtroppo, Cosenza sta prendendo un brutto voto.
E no, non è colpa vostra.
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