BIAGIO FARAGALLI: STAR DA COPERTINA SOCIAL PIÙ CHE PRIMO CITTADINO
PROVINCIA DI COSENZA, IL GRANDE RITORNO DELL’ENTE INUTILE… CON I SOLITI NOMI
Se qualcuno pensava che il peggio fosse già stato ampiamente archiviato, evidentemente non conosce abbastanza bene la politica nostrana. Perché, quando si parla della Provincia di Cosenza, quell’ente sopravvissuto più per inerzia che per reale utilità, la sensazione è sempre la stessa: cambiano le sedie, ma la stanza resta quella… polverosa, autoreferenziale, impermeabile alla realtà.
Dopo le polemiche che hanno accompagnato la gestione targata Rosaria Succurro, oggi il dibattito si riaccende con i nuovi pretendenti alla “porpora provinciale”: Biagio Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo, e Franz Caruso, primo cittadino di Cosenza.
E già qui il cittadino medio si trova davanti al solito bivio calabrese: scegliere non il migliore, ma il meno peggio.
Perché se è vero che Caruso, pur con un Comune in dissesto, qualche intervento visibile lo ha portato a casa, è altrettanto vero che l’eventuale approdo di Faragalli alla guida della Provincia solleva più di una perplessità.
Faragalli viene politicamente descritto da molti osservatori come uomo vicinissimo all’assessore regionale Gianluca Gallo, figura elettoralmente fortissima sul territorio. Un legame politico che, in sé, non è reato né scandalo, ma che alimenta il sospetto di una candidatura “spinta” più dagli equilibri di potere che da una reale discontinuità amministrativa.
E qui iniziano le ombre.
Negli anni, la gestione amministrativa a Montalto Uffugo è finita più volte al centro del dibattito politico locale e mediatico.
Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno parlato di interventi eseguiti da ditte esterne di cui, secondo le opposizioni, non vi sarebbe stata piena tracciabilità negli atti amministrativi disponibili. Questioni che, va ricordato, appartengono al terreno del confronto politico e amministrativo e non equivalgono automaticamente a responsabilità penali.
Più delicata la vicenda che ha coinvolto l’avvocata Carmelina Pugliese, allora responsabile dell’ufficio legale comunale. La professionista denunciò presunte pressioni legate all’affidamento di lavori di bitumazione senza gara. La vicenda sfociò in un procedimento giudiziario conclusosi con una condanna pecuniaria per Faragalli, oltre al risarcimento delle spese legali e del danno stabilito in sede civile. Un episodio che segnò anche la sua uscita dalla precedente esperienza di giunta, dove ricopriva il ruolo di assessore ai lavori pubblici.
Poi c’è il capitolo economico-imprenditoriale, su cui negli ambienti politici locali si è discusso parecchio: l’acquisizione di una farmacia a Cassano, attività che da visure risulterebbe riconducibile allo stesso Faragalli insieme a un’altra socia. Anche qui, nessun illecito accertato, ma una vicenda che ha alimentato polemiche sull’opportunità politica.
Infine, le contestazioni mosse dalle minoranze su eventi e iniziative comunali annunciate e finanziate ma, secondo le accuse politiche, mai realizzate o realizzate solo in parte, con pagamenti comunque effettuati. Temi su cui il confronto resta apertissimo e che rappresentano materiale da scontro elettorale più che da sentenza.
Il punto politico però resta uno, enorme come una voragine sull’asfalto rifatto tre giorni prima delle elezioni: è questo il profilo che dovrebbe guidare la Provincia di Cosenza nel momento più fragile della sua esistenza istituzionale?
Perché mentre i territori affondano tra dissesto idrogeologico, strade provinciali colabrodo e scuole superiori lasciate a combattere con infiltrazioni e riscaldamenti a singhiozzo, la sensazione è che la partita si giochi ancora una volta tutta dentro le correnti, le filiere di consenso, le benedizioni regionali.
Come se non bastasse, nelle ultime settimane si è fatto sempre più insistente un retroscena politico che, se confermato, aprirebbe scenari tutt’altro che marginali negli equilibri territoriali.
Non so se ve ne siete accorti, ma tra dichiarazioni al miele, uscite pubbliche conciliate e certe “attenzioni istituzionali” rivolte al sindaco di Rende Sandro Principe, in molti hanno iniziato a intravedere un avvicinamento politico tutt’altro che casuale.
Secondo indiscrezioni che circolano negli ambienti amministrativi e di partito, questo asse nascente non sarebbe nemmeno del tutto spontaneo, ma favorito – se non addirittura caldeggiato – proprio da quell’area politica che fa capo a Gianluca Gallo.
Un incastro che, letto così, smette di essere folklore da corridoio e diventa chiave di lettura strategica.
Perché se Montalto Uffugo si è insediata sia nel dossier della cosiddetta “Città Unica” sia nel perimetro decisionale legato al nuovo ospedale di Arcavacata, non è solo per geografia o spirito collaborativo.
Parliamo di due partite gigantesche: urbanistica, sanità, infrastrutture. Tradotto dal politichese all’italiano corrente: flussi enormi di denaro pubblico, appalti, servizi, indotto.
E dove girano montagne di fondi, la politica smette di sorridere e inizia a contare.
È lì che si addensano interessi, alleanze, posizionamenti. È lì che molti – non tutti, ma molti – aspettano solo il momento buono per piazzare bandierine, uomini, società, relazioni.
Per questo l’eventuale asse Faragalli-Principe, sotto l’ombrello politico di Gallo, non sarebbe una semplice simpatia amministrativa ma un tassello di un disegno più ampio: presidiare i tavoli dove si decide il futuro – e soprattutto la spesa – dell’area urbana cosentina.
Il problema, come sempre, non è fare squadra tra enti. Sarebbe pure auspicabile.
Il problema nasce quando il confine tra programmazione territoriale e spartizione di potere diventa talmente sottile da sembrare carta velina.
E allora la domanda torna, inevitabile:
stiamo assistendo a una costruzione istituzionale per lo sviluppo dell’area vasta… o all’ennesimo risiko politico giocato sulla pelle dei cittadini?
La Provincia, teoricamente, dovrebbe essere la casa dei sindaci e dei territori. Nei fatti rischia di restare il condominio delle ambizioni politiche, dove a pagare le spese sono sempre gli stessi: cittadini, studenti, pendolari.
E allora la domanda non è più “chi vincerà”.
La domanda vera è: la Provincia di Cosenza tornerà mai a servire il territorio… o resterà l’ennesimo trono dove cambiano i re ma non cambia il regno?
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