“COSENZA–RENDE–CASTROLIBERO: PARTE IL PROGETTO DI MOBILITÀ SOSTENIBILE - I PRO E I CONTRO”
ARRIVANO 8 MILIONI. LA RIVOLUZIONE… INIZIA CON IL RESTO DI 30
COSENZA - Franz Caruso parla di “svolta storica”, di “meno traffico” e pure di “più Europa”. Tradotto dal politichese: sono arrivati i primi 8 milioni su un progetto da 30. Non è ancora una rivoluzione, è il momento in cui qualcuno ha finalmente trovato il portafoglio.
E no, non è poco. Ma nemmeno lontanamente sufficiente per fare quello che stanno promettendo.
Franz Caruso si prepara così alla campagna elettorale del prossimo anno...
VIALE MANCINI: L’ETERNO CANTIERE SENZA RIPOSO
C’è un punto che merita di essere detto chiaro, senza girarci intorno:
per Viale Giacomo Mancini non c’è mai pace.
Prima riqualificato, poi sistemato, poi valorizzato, poi inaugurato con tanto di storytelling urbano. E adesso? Di nuovo sotto i ferri.
Perché il BRT, se fatto davvero, non si appoggia a quello che c’è. Lo cambia.
Significa:
- ridisegnare la carreggiata
- intervenire sullo spartitraffico
- modificare ciò che è stato appena completato
In pratica: smontare per ricostruire. Ancora.
Una specie di urbanistica circolare, ma senza poesia.
COS’È DAVVERO QUESTO BRT (E COSA NON È)
Il Bus Rapid Transit non è l’autobus con la livrea nuova e due adesivi green. È un sistema che funziona solo se sembra una metropolitana: corsie dedicate vere, priorità ai semafori, fermate serie, tempi certi.
Se manca anche solo uno di questi pezzi, non hai un BRT. Hai solo un autobus un po’ più convinto di essere un autobus.
30 MILIONI: PROGETTO O ILLUSIONE OTTICA?
Qui arriva la parte che nessuno ha voglia di dire ad alta voce.
Con 30 milioni non costruisci una rete completa tra Cosenza, Rende e Castrolibero. Non ci arrivi nemmeno vicino. Quella cifra basta per un tratto fatto bene oppure per un sistema “a metà”, cioè quello che in Calabria conosciamo benissimo: parte, si inceppa, e poi diventa l’ennesima cosa “che poteva essere”.
E allora la domanda vera non è “è finanziato?”, ma:
dove lo fanno e come lo fanno?
IL TRACCIATO PIÙ REALISTICO: MENO FANTASIA, PIÙ ASFALTO
Se si guarda la struttura urbana, il percorso non è un mistero.
A Cosenza il passaggio è obbligato: dalla zona stazione verso Via Popilia e Via Panebianco, per poi infilarsi su Viale Mancini e arrivare nel cuore della città, tra Piazza Bilotti e Corso Mazzini.
📍 Percorso più probabile:
Stazione / Vaglio Lise
Via Popilia
Via Panebianco
➜ Viale Mancini (asse centrale obbligato)
Piazza Bilotti
Centro città
👉 Perché qui?
asse già lineare
spazio centrale enorme
già progettato come “boulevard” urbano
💣 Problema: per inserire il BRT serio devi:
togliere il verde centrale
rifare la sezione stradale
smontare parte di ciò che è stato appena costruito
Insomma: cantieri sopra cantieri.
A Rende il corridoio naturale è quello che tutti conoscono e tutti subiscono ogni giorno: Quattromiglia, Via Rossini, le arterie principali fino all’ingresso dell’Università della Calabria. Lì il BRT avrebbe davvero senso, perché intercetta studenti, lavoratori e traffico cronico.
📍 Percorso realistico (già emerso dai tracciati):
Quattromiglia
Via Rossini
Via De Gasperi / Via Lenin
SS19 bis
➜ ingresso Università della Calabria
👉 Questo è il tratto più logico:
densità altissima
studenti + lavoratori
traffico cronico
👉 Qui il BRT ha senso vero.
Castrolibero invece resta il punto più complicato. Collegarlo significa affrontare pendenze, strade strette e un tessuto urbano che non è stato certo progettato per un sistema ad alta capacità. Qui il rischio di compromesso è altissimo.
📍 Percorso ipotizzabile:
Via Panebianco →
Viale Magna Grecia →
salita verso Castrolibero
👉 Problema enorme:
pendenze
strade strette
urbanistica disordinata
👉 Qui il BRT sarà:
o ridotto
o in corsia mista (quindi meno efficace)
Il disegno è chiaro: un asse forte Cosenza–Rende–Università, con una diramazione verso Castrolibero. Una “Y” più che una rete.
Ed è esattamente quello che puoi permetterti con 30 milioni. Non di più.
LA VERITÀ SCOMODA: 8 MILIONI SONO SOLO L’INIZIO
Gli 8 milioni appena arrivati servono a partire, non a finire. Sono il primo passo, quello utile per dire “ci siamo”.
Ma il progetto regge solo se:
- arrivano altri finanziamenti
- si evita di disperdere le risorse
- si punta tutto su una tratta che funziona davvero
Altrimenti resta una promessa con un bel titolo.
COSA CAMBIA DAVVERO SE LO FANNO BENE
Se fatto come si deve, il tempo tra Università e centro città si riduce sul serio. Il traffico si alleggerisce. L’area urbana smette di essere tre pezzi separati e diventa, finalmente, una città unica.
Se fatto male, cambia solo una cosa: il colore dei bus.
“PIÙ EUROPA” VA BENE. MA PRIMA SERVE PIÙ SERIETÀ
L’Europa non è uno slogan. È metodo. Significa fare meno cose, ma farle bene.
Qui la scelta è semplice:
- concentrare le risorse e creare una linea che funziona
- oppure distribuire interventi e ottenere l’ennesimo sistema zoppo
CONCLUSIONE: TRA SVOLTA E SOLITO FILM
Il BRT può essere una rivoluzione vera. Ma con queste cifre è anche facilissimo trasformarlo nell’ennesimo progetto incompleto.
E nel mezzo c’è sempre lui, Viale Mancini: prima simbolo di rinascita urbana, ora pronto a essere rifatto da capo.
Più che una svolta storica, per ora sembra una storia che si ripete.
La differenza, questa volta, la farà una sola cosa: fare sul serio.
Commenti