COSENZA, IL CUORE CHIUSO DELLA CITTÀ

L’autostazione fantasma e le traverse murate: un disastro firmato Mario Occhiuto

Il centro della città come non dovrebbe essere

In qualunque città normale, il centro è il biglietto da visita.
A Cosenza, invece, la “cartolina” è l’autostazione: una spianata di degrado, baracche arrugginite e marciapiedi che finiscono nel nulla.

L’area — tra Corso Mazzini, Via XXIV Maggio e Viale Mancini — è tecnicamente una delle più pregiate della città, perché collega il cuore commerciale con la direttrice nord-sud del traffico urbano. Eppure oggi è una zona franca di incuria, un pezzo di città lasciato morire.

Chi ha spento le luci

Il principale colpevole di questo blackout urbano ha nome e cognome: Mario “Maruzzu” Occhiuto.
Da sindaco-architetto, ha fatto quello che un urbanista non dovrebbe mai fare: tagliare la continuità tra centro e periferia.
Con le sue “visioni” su Viale Parco (oggi Viale Mancini), oggi semideserto, ha chiuso le traverse interne e gli sbocchi naturali verso la zona dell’autostazione, isolando un’intera porzione di città in nome di un’idea di boulevard che sulla carta sembrava Parigi, ma nella realtà è diventata una barriera di cemento.

A ciò si aggiunge la recente migrazione di uffici dell’ASP verso zone periferiche, che ha prosciugato l’ultimo minimo flusso vitale di persone e servizi in quell’area.
Risultato: meno movimento, più degrado, più insicurezza.

Fatti e proprietà

L’autostazione e le aree limitrofe appartengono alle Ferrovie della Calabria e in parte alla Regione Calabria, che le ha in concessione. Il Comune, però, ne gestisce la cornice urbanistica.
Significa che il disastro non è solo estetico: è istituzionale, perché tutti sanno a chi appartiene cosa, ma nessuno muove un dito.
Basterebbe un accordo quadro tra Regione, Ferrovie e Comune per iniziare la riqualificazione, ma serve volontà politica. Quella che per anni è mancata.

Fattibilità e costi

Uno studio di fattibilità può essere avviato subito con un tavolo tecnico.
Le stime preliminari dicono che la riqualificazione — pavimentazioni, illuminazione, verde, riapertura delle traverse e nuova viabilità — costerebbe circa 2,3-2,5 milioni di euro, con possibili finanziamenti da fondi POR o PNRR.

Una cifra ridicola se confrontata con gli oltre 20 milioni spesi per la “riqualificazione” di Viale Mancini, dove oggi regna l’abbandono.
Con meno di un decimo di quella somma si potrebbe riaprire il cuore della città, ricucendo i collegamenti tra Corso Mazzini, Via XXIV Maggio e il Viale.

Le “cartoline” e la vergogna

Oggi la cartolina di Cosenza mostra un terminal marcio, lampioni spenti, panchine sventrate e cumuli di spazzatura.
Ma basterebbe riaprire gli accessi e ripulire l’area per restituirle dignità.
Il centro città deve tornare a luogo di vita e di passaggio, non di abbandono e paura.

Le cartoline vanno trattate bene”, dice qualcuno.
E questa è la più brutta che abbiamo da spedire.

La proposta operativa

1. Verificare proprietà e vincoli dell’area tramite il Comune.
2. Tavolo tecnico Regione–Ferrovie–Comune, con osservatori civici e associazioni.
3. Studio di fattibilità (entro 3 mesi) con stima tecnica e piano di sicurezza.
4. Riapertura delle traverse chiuse da Occhiuto e sistemazione viaria.
5. Riattivazione sociale: pulizia, illuminazione, presidio, attività culturali temporanee.

Conclusione

L’autostazione non è un caso isolato: è il simbolo di una gestione miope, che ha sacrificato il decoro e la mobilità sull’altare di progetti faraonici mai completati.
Riaprire le traverse e riqualificare l’area non è solo un fatto urbanistico:
è un atto di giustizia civica.

Perché le città, come le persone, muoiono quando smettono di respirare.
E Cosenza, chiusa nel suo cuore, ha bisogno d’aria.

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