COSENZA: C'ERA UNA VOLTA L' "ESSO"... 20 ANNI DI VERGOGNA IN PIENO CENTRO

COSENZA - Certe città non hanno bisogno di musei del degrado: li tengono direttamente a portata di sguardo, in strada, gratis, h24. 
Basta fare due passi e inciampi in un “soprammobile” urbano, di quelli che nessuno osa toccare perché poi… magari esce la polvere. 
E pulire costa fatica. Meglio lasciarli lì, a fare scena. O meglio: a fare schifo.

A Cosenza questo sport lo abbiamo perfezionato. Livello olimpico.
Prendiamo il caso dell'ex distributore “Esso” di Piazza Faustino La Verde
Un nome che ormai suona come archeologia industriale, tipo quando studi i resti dell’Impero Romano, ma con meno fascino e più ruggine. 
Siamo tra Via Vittorio Veneto e Via del Sempione, a due passi da Piazza Riforma. In pieno centro insomma. 
Non una periferia dimenticata, no. 
Qui il degrado è in vetrina.

Quel distributore ha smesso di funzionare da circa vent’anni. Vent’anni. 
Le nuove generazioni manco si ricordano che cazzo c'era lì e si domandando che cazzo ci sta a fare.
Nel frattempo sono cambiate amministrazioni, slogan, promesse, facce, colori politici… ma lui è rimasto lì. Immobile. Fermo. In decomposizione controllata. Una specie di installazione artistica involontaria dal titolo: “L’arte di non fare un cazzo”.

Struttura fatiscente. Arrugginita. Pericolosa. Transennata con quelle reti arancioni messe tanto per dire “abbiamo fatto qualcosa”. 
Quelle reti che di solito indicano lavori in corso… qui invece indicano lavori mai iniziati. 
Un capolavoro concettuale.
E la domanda è sempre la stessa, quella che nessuno ha voglia di fare davvero: di chi è quell’area? Privata? Pubblica? Di Babbo Natale? 
Perché la sensazione è che lo sappiano in pochi… e che a quei pochi convenga non dirlo troppo in giro... Amministrazione in primis. 
Perché magari poi ci si deve mettere mano... sborsare quattrini. 

Nel frattempo, il risultato è sotto gli occhi di tutti: un buco nero urbano nel cuore della città
Uno spazio inutilizzabile, lasciato marcire, che non solo rovina il decoro ma rappresenta anche un potenziale rischio per chi ci passa accanto
Lamiere e bulloni arrugginiti rappresentano un pericolo serio, da non sottovalutare. 
Però tranquilli, c’è la rete arancione. Sicurezza livello “ci abbiamo provato”.
La verità è semplice, anche se fa male:
se è un’area privata, il proprietario dovrebbe essere obbligato a bonificare e mettere in sicurezza.
Se non lo fa, deve intervenire il Comune. Punto. Fine del dibattito.

Ma qui siamo oltre la logica. Qui siamo nel regno dell’abitudine al degrado. Dove tutto resta com’è perché “tanto è sempre stato così”. 
Dove il brutto diventa normale e il normale diventa invisibile.

E allora sì, tocca spolverarli questi soprammobili. Perché appena li tocchi, viene fuori la polvere. E magari anche qualcosa di più scomodo: responsabilità, omissioni, silenzi lunghi vent’anni.
Il problema è che per pulire davvero non basta una passata veloce. Serve qualcuno che abbia voglia di sporcarsi le mani sul serio.
E questa, a quanto pare, è la cosa più rara di tutte.

Amministrazione Caruso, ci siamo capiti? 

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