NUOVO OSPEDALE COSENZA: FATE ST'OSPEDALE DOVE CAZZO VOLETE. BASTA CHE LO FATE

C’è qualcosa di profondamente surreale nel dibattito sul nuovo ospedale di Cosenza. Non tanto per i numeri sparati con entusiasmo quasi pubblicitario, né per le immagini patinate di un futuro che sembra sempre dietro l’angolo ma non arriva mai. Il punto è un altro, molto più semplice e molto più scomodo: mentre si discute del domani, il presente continua a fare acqua da tutte le parti. E dentro quell’acqua, tanto per non perdere l’abitudine, ci stanno i cittadini.


Il progetto raccontato da Roberto Occhiuto è ambizioso, quasi cinematografico. Un ospedale enorme, tecnologico, connesso con l’università, capace di gestire flussi imponenti di pazienti e dotato di ogni comfort logistico. Una visione che, almeno sulla carta, non si può contestare. Anzi, sarebbe persino da applaudire, se non fosse che in Calabria la distanza tra ciò che si annuncia e ciò che si realizza è ormai diventata una disciplina olimpica. E noi, puntualmente, arriviamo quarti.

Nel frattempo, il dibattito politico si infiamma come sempre. rivendica la centralità del capoluogo, invoca un ritorno dell’università in città e difende una visione che punta a non svuotare ulteriormente Cosenza. Dall’altra parte, le posizioni si irrigidiscono, si incrociano dichiarazioni, si alimenta una polemica che ha il sapore stanco delle cose già viste. E in mezzo, tanto per cambiare, non c’è il cittadino ma l’ennesimo braccio di ferro tra visioni politiche che spesso sembrano più interessate a vincere la narrazione che a risolvere il problema.


Perché il problema vero non è dove costruire il nuovo ospedale. Il problema è cosa succede oggi dentro quello esistente. È lì che si misura la qualità di un sistema sanitario, non nei rendering futuristici o nei numeri annunciati in conferenza stampa. È lì che si accumulano le attese infinite, le carenze di personale, i reparti sotto pressione. È lì che le persone arrivano con una speranza e troppo spesso devono armarsi di pazienza, quando non di fortuna.

Continuare a discutere della localizzazione, della cittadella, dell’integrazione universitaria senza affrontare con la stessa urgenza lo stato attuale delle strutture significa spostare l’attenzione. È un gioco antico: parlare del futuro per evitare di fare i conti con il presente. Un presente che non concede sconti, che non aspetta i tempi della burocrazia e che, soprattutto, non si cura delle schermaglie politiche.


L’idea di un nuovo ospedale è giusta. Sarebbe assurdo sostenere il contrario. Ma è altrettanto assurdo pensare che questo basti. È assurdo polemizzare su dove realizzarlo. Perché un ospedale non è un edificio. È personale, organizzazione, risorse, gestione. È un sistema che deve funzionare ogni giorno, non un’inaugurazione da tagliare con il nastro e dimenticare dopo la foto di rito. Non è un trofeo da assegnare a questo o quel partito politico. 

L'ospedale e tutto ciò che significa e contiene, rimane un diritto inalienable dei cittadini. Di tutti. Quelli di Cosenza, di Rende, di tutta la Calabria. 

Il sindaco Caruso dovrebbe puntare a chiedere semmai un investimento serio e immediato su ciò che già esiste. Perché senò il rischio è quello di costruire una cattedrale nel deserto, mentre intorno continua a mancare l'essenziale. Di svuotarne uno per riempirne un altro che, per quanto capiente e tecnologico, non riuscirà mai a compensare la chiusura dell'ennesimo nosocomio calabrese. 


E allora forse il punto non è scegliere tra Cosenza e Rende, tra visioni urbanistiche o strategie politiche. Il punto è smettere di trattare la sanità come un terreno di scontro e iniziare a considerarla per quello che è: un servizio vitale. Perché mentre si discute, mentre si rilanciano dichiarazioni, mentre si costruiscono scenari futuri, c’è una realtà che resta inchiodata al presente. Ed è una realtà fatta di persone che non possono aspettare.

La verità è che questo dibattito, per come viene condotto, rischia di diventare l’ennesima occasione persa. Non per mancanza di idee, ma per eccesso di distanza dalla realtà. E quella distanza, quando si parla di sanità, non è un dettaglio. È il confine tra una promessa e una risposta concreta. Tra un progetto e una cura. Tra la politica e la vita vera.


Perciò, caro Robertino e caro Franz, fate st'ospedale dove cazzo volete, ma fatelo subito, senza sopprimerne altri. 

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