CALABRIA 2025: COMMISSIONE ANTIMAFIA, GIUSTIZIA O GIOCHETTO POLITICO?

È stata Chiara Colosimo, dal 13 ottobre 2022 deputata alla Camera per Fratelli d'Italia e dal 23 maggio 2023 anche presidente della Commissione parlamentare Antimafia, a dare l'annuncio dei tre "impresentabili" calabresi. 
La Calabria è una terra dove la parola “antimafia” pesa come un macigno. Non perché manchino i problemi — qui la ‘Ndrangheta è reale, viva e vegeta — ma perché la lotta contro la criminalità organizzata si gioca spesso sul campo della politica, non solo della giustizia.

L’ultima mossa della Commissione Regionale Antimafia, con la segnalazione di tre candidature “non conformi al Codice di Autoregolamentazione” a pochi giorni dal voto, ha acceso un dibattito già infuocato. I nomi? Orlando Fazzolari (Noi Moderati), Filomena Greco (Casa riformista per la Calabria–Italia Viva) e Orlandino Greco (Lega per Salvini Calabria). Tre candidati rinviati a giudizio, ma ancora formalmente innocenti. Tre nomi messi sotto la lente d’ingrandimento della Commissione. E tre accuse di parte che gridano a uno strumento politico più che a un atto di giustizia.

Il ruolo reale della Commissione Antimafia

Nata per controllare e prevenire infiltrazioni mafiose nelle istituzioni, la Commissione antimafia regionale ha un mandato fondamentale: tutelare la democrazia.
In Calabria, dove mafia e politica spesso danzano nello stesso teatro, il compito è delicato. Non decide condanne — non è un tribunale — ma ha il potere di segnalare candidature ritenute a rischio. Un’arma potente, che può influenzare l’esito di una competizione elettorale.

A chi giova questa tempistica?

Il nodo della questione è proprio la tempistica: le segnalazioni sono arrivate a pochi giorni dal voto, quando non c’è più spazio per difese efficaci né per dibattiti completi. È qui che scatta la parola “strumentalizzazione”.

I candidati colpiti protestano: parlano di “giochetti politici” e di una Commissione usata come strumento di pressione elettorale. Non è un caso che in politica calabrese si parli di un uso “ad orologeria” di questo tipo di segnalazioni. Una mossa che può danneggiare in modo irreversibile l’immagine di un candidato, anche se il processo è ancora aperto e senza sentenza definitiva.

Tre candidati, tre storie

Orlando Fazzolari (Noi Moderati) → Rinviato a giudizio per corruzione e frode nelle pubbliche forniture. Processo in corso. Lui grida: “Attacco politico”.

Filomena Greco (Casa riformista per la Calabria–Italia Viva) → Rinviata a giudizio per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e corruzione. Difesa pronta a denunciare strumentalizzazioni.

Orlandino Greco (Lega per Salvini Calabria) → Rinviato a giudizio per reati gravi, tra cui corruzione aggravata dal metodo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso. Lui replica: “Non resterò un capro espiatorio di gioco politico”.

La domanda rimane

La Commissione Antimafia sta facendo il suo lavoro o sta diventando un’arma politica? Quando la battaglia contro la ‘Ndrangheta diventa un gioco di strategia elettorale, la trasparenza perde terreno. E il rischio è che l’istituzione che dovrebbe difendere la Calabria dalla mafia finisca per diventare essa stessa strumento di lotta politica.

In Calabria, purtroppo, la linea tra giustizia e politica è sottilissima. E chi decide di calcare quel confine lo fa sempre con un occhio alla campagna elettorale.

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