FAUSTO ORSOMARSO: “CHINE UN SA ZAPPÀ, S’ ’INVENTA DEPUTATO”
“U munnu è de chìne su piglia”.
E Fausto Orsomarso, da Cosenza, s’è saputo arrangiare benissimo: da più di quindici anni campa sugli scranni regionali e adesso pure al Senato.
Senza mai sporcarsi le mani con un lavoro vero. Sempre e solo politica, sempre e solo stipendi pubblici, sempre e solo chiacchiere e proclami.
Figlio della destra cosentina, cresciuto tra Fronte della Gioventù e Pdl, Orsomarso nel 2010 si siede per la prima volta in Consiglio Regionale. E da lì non si muove più. Cambia partito come si cambia camicia: prima Pdl, poi Forza Italia, poi Fratelli d’Italia. “Quannu a panza è chijna, ogni piattu è buonu”.
Nel 2020 assessore al Turismo e al Lavoro nella giunta regionale. Nel 2022 fa il salto e diventa senatore. Sempre in sella, sempre col culo attaccato a una poltrona.
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Ma ha mai lavorato?
La verità è che Orsomarso un lavoro normale non l’ha mai fatto. Si laurea in Economia Aziendale, ma invece di cercarsi un’occupazione, si butta a capofitto nella politica e nella comunicazione. Spunta la famosa “Orsa Marketing”, la società che secondo più di un’inchiesta è stata la cassaforte di famiglia: appalti, affidamenti, amicizie giuste, tutti ben oliati dalla sua carriera politica.
Per il resto, stipendioni pubblici e amen. Altro che lavoro.
2010: entra in Regione con il Pdl.
2014: rieletto con Forza Italia.
2020: con Fratelli d’Italia porta a casa 8mila voti.
2022: eletto senatore col traino di Giorgia Meloni.
Non è mai stato un leader travolgente. Non è mai stato un trascinatore di folle. Ma è uno che si sa piazzare nelle liste giuste, nei posti giusti, e che ha sempre la “copertura”. “Quannu non si’ forte, ti tocca fa’ u furbu”.
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Soldi pubblici: campa e campa bene
Come consigliere regionale portava a casa oltre 11mila euro al mese. Da senatore oggi guadagna più di 13mila euro lordi (circa 7.500 netti) più rimborsi e benefit. Una vita a spese dei cittadini calabresi.
“I soldi pubblici so’ comu a neve: scinninu e si squaglianu. E chillu ca tene u càtu s’arricria”.
E Orsomarso il secchio ce l’ha sempre avuto. Bello pieno.
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Le ombre: soldi fermi, marketing e proclami
🔴 180 milioni di euro per le politiche attive del lavoro fermi nei cassetti della Regione. Soldi che potevano cambiare il destino di tanti giovani calabresi costretti a emigrare. Lui era assessore al Lavoro, ma tutto è rimasto bloccato. “Cu’ futta a speranza, è cchiù latru di cu’ futta i soldi”.
🔴 La rete di società di comunicazione vicine a lui, con dentro l’ombra della “Orsa Marketing”. Inchieste e articoli hanno raccontato un sistema chiuso, dove tutto gira intorno agli stessi nomi e agli stessi interessi.
🔴 I progetti turistici e infrastrutturali: dal porto di Paola alle ZES, tanta propaganda, pochi fatti. Roba buona solo per fare conferenze stampa e tagliare nastri.
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L’ordigno sotto l’auto
Nel 2021 gli trovano un finto ordigno sotto la macchina. Tre batterie al litio e niente di più. Subito si dipinge da vittima di chissà quale complotto. Ma in Calabria chi davvero rischia la pelle per la mafia non fa tutto sto cinema.
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Conclusione: “Chi non ha mestiere, campa di chiacchiere”
Orsomarso è l’esempio perfetto del politico professionista calabrese: mai lavorato, sempre e solo campato di politica senza fare un cazzo, sempre pronto a saltare da un partito all’altro. Mille proclami, pochi risultati. E tanti, troppi soldi pubblici intascati.
Alla fine, la gente se lo chiede: ma se non fosse stato per la politica, chistu come si campava?
Un detto calabrese recita:
“Chine un sa zappà, s’ ’nventa deputato”.
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