LAMEZIA TERME: LA CALABRIA DELLA VERGOGNA E DELLA CIUTÌA!
A Lamezia Terme è andata in scena l’ennesima recita, e purtroppo non era teatro: era la Calabria della vergogna. Una piazza gremita, bandiere al vento, cori da stadio e applausi a comando. Insomma, la solita ciotìa travestita da “evento politico”.
La piazza dove un parassita, a braccetto con i peggiori big di questo Governo, ha ripetuto i suoi soliti slogan. Ha ripetuto di aver fatto arrivare miliardi in Calabria e di aver fatto in 4 anni ciò che in 40 anni nessuno aveva mai.
Un comizio senza contraddittorio... senza che nessuno gli chiedesse: scusa Occhiù, ma si cazz'i miliardi, adduve cazzu l'ha spisi?
Intra si cazz'i 4 anni quali risultati hai ottenuto... e chi cazzu c'amu guadagnàtu nui Calabresi?
Ma che cosa cazzo hanno applaudito esattamente a Lamezia? La disoccupazione record? La sanità ridotta a un pronto soccorso da terzo mondo? I treni che ancora oggi sembrano usciti da un museo? O i giovani che continuano a scappare al Nord e all’estero?
La Calabria della vergogna è quella che si piega, che si accontenta, che abbocca al primo slogan urlato da un palco. È quella che non protesta per gli ospedali chiusi, per le scuole fatiscenti, per i servizi che non ci sono… ma si entusiasma per quattro minchiàte e un selfie con il leader di turno.
È la Calabria che non si indigna quando i soldi pubblici spariscono, ma si emoziona davanti a un palco con le bandierine. È la Calabria che invece di ribellarsi si mette in fila, educata e zitta, per battere le mani.
E mentre la politica festeggia se stessa, i calabresi veri – quelli che ogni giorno combattono con bollette impossibili, acqua che manca dai rubinetti, liste d’attesa infinite, lavoro che manca, figli che vedono una volta l'anno, con l'impossibilità di curarsi e strade killer – restano ancora una volta invisibili.
Questa non è partecipazione democratica, è rassegnazione mascherata da entusiasmo. È la Calabria della ciotìa: quella che ride delle proprie sventure, che si lascia infinocchiare, che si fa portare a spasso come una comparsa.
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