🚨L’ASP DI COSENZA E IL SILENZIO CHE UCCIDE DUE VOLTE

di Caterina Perri, moglie di Serafino Congi.

♦️ “L’Asp di Cosenza continua a trincerarsi nel suo ingiustificabile ed indecoroso silenzio”.

Basta l’incipit della lettera di Caterina Perri, moglie di Serafino Congi, per fotografare in un colpo solo lo stato della sanità calabrese: un muro di gomma che respinge dolore, indignazione e richieste di verità, come se la morte fosse un fastidio burocratico da archiviare.

♦️ Otto mesi dopo la tragedia, la famiglia non ha avuto risposte. Non un atto di trasparenza, non una riga di relazione. Nulla. Solo un’Azienda Sanitaria che si giustifica con la solita foglia di fico: “c’è la Procura, non possiamo parlare”.

Una scusa talmente logora che ormai non reggerebbe nemmeno in una recita scolastica. Come sottolinea Caterina, le indagini della magistratura sono indipendenti e non impediscono affatto la pubblicazione delle risultanze interne. Dunque la domanda resta sospesa nell’aria come un pugno nello stomaco: COSA E CHI BISOGNA COPRIRE?

♦️ Il sistema dell’Emergenza-Urgenza calabrese viene descritto dalla moglie di Serafino per quello che è: una roulette russa con più probabilità di perdere che di salvarsi.

Ambulanze che non arrivano, che arrivano tardi, che partono con ritardo. Pronto soccorso cronicamente sotto organico, disorganizzati al punto che persino un trasporto può trasformarsi in una trappola. E in questo deserto organizzativo, la tragedia di Serafino non è un caso isolato ma l’ennesima tacca sulla lista dei morti “di sistema”.

♦️ La parte più inquietante non è solo l’inefficienza – già nota e denunciata – ma il silenzio tombale dell’Asp e del 118 di Cosenza, che ha scelto di trattare la morte di un giovane padre come una pratica da infilare sotto al tappeto. Si parla tanto di legalità e trasparenza, ma qui la legge 241/90 – quella che impone alle pubbliche amministrazioni di comunicare e garantire accesso agli atti – è diventata carta straccia.

E Caterina Perri lo denuncia con lucidità: questo non è solo un atto di omissione, è un insulto alla memoria di suo marito e alla dignità di un’intera comunità.

♦️ Dissacrante ma reale la fotografia che emerge: la Calabria come terra dove non è la malattia a decidere se vivi o muori, ma l’efficienza (inesistente) di un sistema sanitario ridotto a carrozzone. Dove l’omertà amministrativa si somma al dramma delle famiglie, costrette a bussare invano alle porte di un’Asp (o a chiamare il 118) che continua a rispondere con il nulla.

♦️ In fondo, la vera domanda la pone la stessa Caterina:

“Perché l’Asp non rende pubblici gli atti? Cosa c’è da nascondere? Cosa e chi bisogna coprire?”

🚨E qui il silenzio non è solo indecoroso: è colpevole. 

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