RUBINETTI SECCHI DI CALABRIA, MA PER REGIONE, SORICAL E COMUNI IL BICCHIERE È SEMPRE PIENO
PNRR, Sorical, Comuni: tutti scaricano, nessuno risolve
Rubinetti asciutti, serbatoi vuoti, autobotti in corsa come nel dopoguerra. Calabria 2025: l’acqua continua a mancare e i cittadini non sanno più a chi rivolgersi. La colpa? Dipende da chi chiedi: Sorical punta il dito sui comuni, i comuni accusano Sorical, la Regione fa da arbitro ma il risultato è sempre lo stesso — a secco restano i cittadini. Un cane che si morde la coda, con dentro milioni di euro del PNRR che rischiano di evaporare prima ancora di diventare opere.
LE PERDITE CHE INGHIOTTONO L’ACQUA
In Calabria le reti idriche hanno perdite da terzo mondo: condotte vecchie, rattoppi, tubi scoppiati. Sorical ammette che ogni rottura può lasciare intere aree senz’acqua per giorni. Gli allacci abusivi e la morosità aggiungono sale sulla ferita: milioni di euro di crediti mai riscossi e pompe che si fermano perché qualcuno “pesca” a sbafo.
Sorical: “I comuni non manutengono le reti locali, non collaborano, lasciano le perdite lì a marcire”.
I comuni: “Sorical non risponde, non investe, non interviene in tempo”.
La Regione: crea l’ennesima autorità (ArriCal), annuncia bandi e piani, ma i rubinetti restano asciutti.
È il solito balletto: ognuno si lava le mani (quando l’acqua c’è).
PNRR: MILIONI A RISCHIO DI EVAPORAZIONE
Eppure i soldi ci sarebbero. Il PNRR ha destinato oltre 32 milioni di euro per rendere efficienti le reti di 21 comuni calabresi: contatori intelligenti, mappe digitali delle condotte, riduzione delle perdite. Altri 20 milioni per la depurazione. E progetti specifici, come quello di Petilia Policastro per sostituire i contatori e monitorare i consumi.
Sorical sbandiera piani per oltre 60 milioni, ma quasi tutti sono ancora sulla carta: progetti presentati, iter burocratici avviati, cantieri fantasma. Nel frattempo Acri, Cosenza, Catanzaro, Reggio e decine di comuni restano con autobotti e ordinanze di razionamento.
IL SILENZIO DEI POLITICI
Ed è qui il punto più assurdo: persino in campagna elettorale nessuno osa toccare il tema dell’acqua. Si promettono autostrade digitali, sanità da Singapore, porti da Dubai… ma sull’acqua — il problema più basico, quello che fa vivere o morire una comunità — calano tutti un silenzio tombale. Forse perché troppo scomodo: se ne parli, devi spiegare dove sono finiti i milioni del PNRR, perché le reti perdono come colabrodi, chi deve davvero pagare i danni.
Il risultato? Bollette che arrivano puntuali, rubinetti che sgocciolano a singhiozzo, e un’estate in cui intere zone si ritrovano senz’acqua come fossimo nel Sahel. L’unica certezza: la politica non si bagna, i fondi PNRR restano intrappolati nei faldoni e i calabresi, ancora una volta, devono arrangiarsi.
Questa è la vera emergenza idrica calabrese: non la siccità, ma l’incapacità e la convenienza di chi gestisce.
La domanda resta: quanto ancora dovremo sopportare che l’acqua, invece di scorrere dai rubinetti, evapori nei comunicati stampa?
Commenti