CALABRESI, CREPATE IN TERRA VOSTRA, POSSIBILMENTE SENZA LAMENTARVI!

Avete votato per uno che, con Scopelliti, vi ha chiuso venti ospedali.
Venti. 
Bene, ora non vi resta che lamentarvi se morite in barella, se le postazioni 118 territoriali rimangono un bluff o sono senza medico o se un’ambulanza arriva dopo che il morto è già freddo.

Ma che volete? L’avete pure premiato. Gli avete rinnovato la fiducia come si rinnova il contratto al giardiniere che vi ha bruciato il prato: “magari stavolta gli viene meglio”.
Restate lì, nella vostra terra di santi, poeti e… voti di scambio.

E con il vostro consenso di paraculi, avete pure creduto di avergli dato quella bacchetta magica che lui stesso diceva di non possedere.
Ora si che può far magie...
Ora si sente legittimato a usarla non per guarire la Calabria, ma per seppellirla definitivamente.

Perché la verità, nuda e cruda, è che ai calabresi va bene così.
Va bene la mala sanità, gli ospedali fantasma, le strade che sembrano trincee della Prima Guerra Mondiale, i concorsi truccati, i figli costretti a emigrare come i nonni negli anni ’50.
Va bene tutto, purché nessuno tocchi il santo padrone.

C'era una parte di Calabria che osava chiedere il diritto alla salute, al lavoro, a concorsi trasparenti.
Una parte che pretendeva infrastrutture degne, strade senza voragini, ferrovie che collegassero il Sud con il resto d’Italia.
C'era persino, pensate, una Calabria che sognava di poter votare un candidato estraneo alle logiche massomafiose, capace di ridare dignità e speranza a questa terra.

E invece no.
Ci dobbiamo accontentare dell’ennesimo burattino in mano a Salvini e Meloni, che usa la Calabria come scenografia e i calabresi come comparse.

Quindi basta inchieste, basta indignazione, basta video con i pronto soccorso infernali, gli infermieri imboscati, i medici che timbrano e spariscono.
Non vogliamo più sentire di voragini sulle statali o di elisoccorsi che non decollano. Sono miti antichi, leggende locali.
La Calabria non è una regione: è un culto dell’autodistruzione.

E allora sì, crepate con dignità.
Crepate in terra vostra però, senza intasare gli ospedali del nord. 
Crepate in Calabria! 
E mentre lo fate rendete gloria e onore a quella destra che vi ha messi "a pecora" in ginocchio mentre vi prometteva “rinascita”.

E quando il prossimo politico verrà a raccontarvi che “la sanità calabrese è risanata”, non fate domande.
Baciategli la mano! 

Perché ancora non avete visto nulla... 

Commenti

rob ha detto…
Come non essere d'accordo con questo duro articolo.
Tutto vero.
Da calabrese emigrato al nord per lavoro ci speravo anch'io perché amo la mia terra e ogni volta che torno mi chiedo perché una terra così bella non può avere un futuro migliore.
Ho conosciuto la serietà e l'onesta di Pasquale Tridico quando ero dipendente dell'INPS e quando ha accettato la candidatura ho pensato che forse sarebbe stata la volta buona per cambiare le cose, invece non e andata così.
Le notizie che arrivano mi provocano un'amarezza talmente forte che mi viene da pensare che non voglio più tornare in Calabria perché non sopporto di dover avere a che fare con gente che ha votato per la destra o che non ha proprio votato.
Non lo sopporto più e tutti quelli che si lamenteranno perché devono andare fuori regione per curarsi o per lavorare non avranno la mia compassione. Potete rimanere a crogiolarvi nel vostro fango.
Infine grazie prof. Tridico per l'impegno e la serietà.

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