COSA COMPORTERÀ "SCOMMISSARIARE" LA SANITÀ IN CALABRIA

Commissariare la sanità ha significato che lo Stato (attraverso il Governo centrale) aveva in mano la gestione del servizio sanitario regionale: nominava quindi i commissari straordinari, dirigeva le politiche sanitarie, controllava i bilanci, gli ospedali, le Asl, e riduceva di molto l’autonomia della Regione. 

Uscire dal commissariamento vuol dire invece tornare ad una gestione più “ordinaria”: la Regione riprende il controllo politico e gestionale della sanità, responsabile degli ospedali, delle Assl, dei servizi territoriali, purché siano rispettati determinati requisiti: conti sani, bilanci certificati, adempimento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), livelli di qualità e standard su prestazioni e servizi. 

Occhiuto, al secondo mandato regionale, ora dice, anche sotto consiglio della Meloni, che “avendo messo ordine nei conti della sanità, tra qualche settimana usciremo dal commissariamento.”

Una frase che suona come una promessa, ma in realtà è un colpo di teatro politico. Non è un atto di coraggio per migliorare la sanità: è una mossa per liberarsi di una croce pesante che rischia di affondarlo.

Il commissariamento non è un’etichetta qualunque: è una vergogna politica che pesa come un macigno sulla Regione Calabria. Vuol dire “sanità in emergenza”, “incapacità di governare”, “regione malata d’Italia”. Ma è anche un alibi. Finché c’è il commissario, i problemi non sono solo di chi governa la Regione: sono del Governo. Un paravento perfetto per sfuggire alle responsabilità.

Ecco perché Occhiuto punta a uscire. Non per salvare la sanità calabrese, ma per liberarsi di una patata bollente che gli diventa sempre più insopportabile. Dopo quattro anni di governi regionali segnati da tagli, carenze di personale, ospedali fatiscenti e liste d’attesa infinite, il commissariamento è diventato la sua condanna politica più grande. Uscire significa togliersi di dosso questa gabbia e ripartire… con una nuova narrativa.
Che poi è lo stesso ragionamento che fa la Meloni...

INSOMMA...STA SANITÀ CALABRESE NON PIACE A NESSUNO! 

Quello che pochi ammettono è che i conti “in ordine” su cui Occhiuto basa la sua uscita non nascono da una rivoluzione della sanità calabrese. Dietro quei numeri ci sono spese rinviate, investimenti bloccati, prestazioni ridotte. Non è “rimettere in piedi” il sistema sanitario: è rimandare la resa dei conti. Perché il vero banco di prova non è far quadrare i bilanci, ma assicurare che ogni cittadino possa curarsi vicino casa, in tempi giusti, senza dover fare ore di viaggio verso altre regioni.

Uscire dal commissariamento sarà, politicamente, una mossa furba. Perché permetterà a Occhiuto di presentarsi come colui che “libera” la Calabria, trasformando una gestione emergenziale in una presunta vittoria. Ma in realtà sarà un salto nel buio. Perché da quel momento la sanità calabrese sarà tutta sulle sue spalle: ogni ospedale che chiude, ogni carenza di personale, ogni paziente lasciato senza cura sarà un colpo diretto alla sua credibilità.

Il rischio è evidente: uscire dal commissariamento può trasformarsi in un boomerang. Se non cambiano le strutture, il personale, le risorse, se non cambia un approccio strutturale, la Calabria rischia di ritrovarsi nella stessa situazione di prima, con un’aggravante: la Regione non avrà più nessun alibi. E la patata bollente sarà tornata, più calda che mai.

Occhiuto ci prova lo stesso. Perché per un politico conta di più la percezione della vittoria che la vittoria reale. E uscire dal commissariamento può essere venduto come una conquista epocale. Ma per la Calabria, senza investimenti veri e cambiamenti concreti, rischia di essere solo una mossa di marketing per togliersi di dosso una responsabilità, non per risolvere un’emergenza.

Ecco perché questa uscita non va letta come una liberazione, ma come un cambio di gioco: da commissario della sanità a possibile unico responsabile della sua rovina. Una patata bollente che, questa volta, non potrà più scaricare... neanche ai vari Cotticelli passati, come ha fatto ultimamente. 


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