MA LA 'NDRANGHETA HA VOTATO?

🟥 “La ‘Ndrangheta ha votato? E a chi?”

Certo che sì. E non ha neppure dovuto fare la fila al seggio. Neanche fare la croce sul simbolo o sul candidato. 

La ‘ndrangheta ha votato, eccome se ha votato. Non serve neanche scomodare la DDA per capirlo: basta guardare i risultati.
Perché in Calabria, più che elezioni, si fanno sorteggi tra famiglie.
E il voto, da noi, non è segreto: è “segreteria”.

Mentre il cittadino onesto sceglie il candidato leggendo il programma (quello che non leggerà mai nessuno), la ‘ndrangheta sceglie leggendo il bilancio regionale.
Non interessa chi promette, ma chi firma. E meglio se firma in bianco.

Alle urne la mafia non entra con la scheda, ma con la gara d’appalto.
E dove c’è un cantiere, un ospedale, una bonifica o un assessorato da “gestire”, lì trovi la croce. Non quella sulla scheda, ma quella sulla Calabria.

Dicono: “Ha vinto Occhiuto”.
Non è vero! 
Ha vinto l’apparato massomafioso che lo tiene in piedi come un manichino nel negozio di un sarto corrotto.
Ha vinto il voto controllato, scambiato, pilotato e benedetto nei bar di provincia e nei retrobottega dei palazzi.
Ha vinto la Calabria che conta… i soldi, non i voti.

La ‘ndrangheta non ha partiti: ha quote societarie.
È azionista di maggioranza di Forza Italia, partner strategico della Lega, AD del PD o del Movimento e sponsor occulto di qualunque lista civetta che nasca col motto “Calabria prima di tutto” — dove quel “tutto” si traduce in “tutti i finanziamenti pubblici possibili”.

E allora sì: la ‘ndrangheta ha votato.
Ha votato per chi garantisce silenzi, incarichi, proroghe, sanità privata e portaborse compiacenti.
Ha votato per chi non disturba il manovratore, anzi lo accompagna a tagliare i nastri e a farsi i selfie.
Ha votato per chi la chiama “problema culturale” invece che “sistema di potere”, così può continuare a fare affari indisturbata.

Il cittadino? Ha votato pure lui.
Ma il suo voto vale quanto un biglietto della lotteria già grattato.
Perché in Calabria, alla fine, vince sempre la stessa famiglia — e non è la tua.

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