OCCHIUTO, MAGGIORDOMO DI SALVINI, SVENDE LA CALABRIA - ATTO SECONDO
OCCHIUTO, MAGGIORDOMO DI SALVINI: LA CALABRIA È LA PORTATA, L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA IL MENU
E ora scendiamo nel dettaglio. Come Occhiuto ha affrontato l'autonomia differenziata.
♦️ 1. Ricandidatura blindata, con scadenza condizionata
Roberto Occhiuto non è un candidato qualunque: è il sopravvissuto che Roma ha deciso di tenere in gioco. Nonostante le ombre giudiziarie, la sua ricandidatura viene assicurata dal vertice del centrodestra — struttura nazionale che vede in lui non un leader carismatico, ma una pedina utile.
E come spesso accade negli scacchieri politici, l’utilità viene vincolata: l’alleato resta in piedi purché non contraddica il progetto che lo ha promosso.
Dietro le quinte, c’è un secondo piano: in caso di guai giudiziari ulteriori che costringano Occhiuto a fare un passo indietro, Wanda Ferro, meloniana di ferro, è già pronta a entrare come governatrice pro tempore. Un’architettura di potere che ricorda il caso Spirlì dopo la morte di Jole Santelli: piano B già pronto, lo spazio dell’“incidente di percorso” già mappato.
Il governatore rimane in sella finché non diventa ingombrante. Appena lo diventa, la botola è già aperta.
L’accordo non è implicito: è ben noto agli addetti. Occhiuto ha bisogno della Lega per governare; la Lega ha bisogno di uno scudo sudista che non metta in crisi l’autonomia differenziata.
E così il governatore recita la parte del controcanto, ma sul campo tace.
Quando gli viene chiesto del ddl Calderoli e delle sue conseguenze, Occhiuto usa frasi sibilline: «Non sono contro l’autonomia differenziata… ma temo il modo in cui è stata raccontata».
Parla di miglioramenti fatti da Forza Italia: «Se si applica quel testo – ribadisce – abbiamo garanzie per il Sud, perché si potranno fare le intese solo se si finanzieranno prima i Lep, superando la spesa storica».
Può sembrare dissonante che chi oggi parla dei Lep in termini di condizione preliminare, ieri abbia visto Forza Italia votare (o non opporsi) al ddl che contiene molte lacune proprio su quei punti. I calabresi non dimenticano: «Sull’autonomia differenziata ci sono due Occhiuto: uno che accetta muto il baratto nel centrodestra, e uno che afferma mezze verità nei dibattiti nazionali».
♦️ 3. L’autonomia differenziata: struttura, rischi, “garanzie” mancate
Per capire quanto è pericolosa questa riforma per la Calabria, bisogna entrare nei dettagli tecnici:
Con la legge n. 86 del 26 giugno 2024, viene definito l’iter per attuare l’autonomia differenziata delle Regioni ordinarie, in attuazione dell’art. 116, 3° comma, Costituzione.
Il testo del ddl Calderoli prevede che le Regioni che la richiedono possano esercitare maggiori competenze nelle materie concordate con lo Stato, sotto forma di “intese”, purché siano definiti i LEP — Livelli Essenziali di Prestazione — e meccanismi di perequazione tra regioni.
Il punto critico è che i LEP — che riguardano diritti civili e sociali (sanità, istruzione, trasporti, welfare) — devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale anche con l’autonomia.
Ma nella pratica: non è ancora chiaro quando e con quali risorse saranno finanziati questi LEP nelle regioni che chiedono l’autonomia.
Il ddl stabilisce che le intese possono essere concluse solo dopo che i LEP siano definiti.
Un’altra criticità: l’interpretazione della Corte costituzionale con la sentenza n. 192/2024. La Corte ha dichiarato illegittime alcune disposizioni del testo approvato e ha indicato che alcune norme debbano essere “interpretate” in modo da salvaguardare l’unità nazionale e i principi di coesione territoriale.
Inoltre, il ddl prevede che le nuove intese siano rinnovabili e revocabili, ma con complicate procedure, e che la loro durata non può superare certi limiti (si parla di 10 anni per alcune materie) per garantire un minimo di reversibilità.
Questa architettura normativa nasconde trappole: il Sud rischia di restare “bloccato” in una condizione di gestione minima, con servizi peggiori, senza i mezzi per adeguarsi.
Dopo l’approvazione della legge, Occhiuto ha avvertito che il centrodestra rischia un boomerang elettorale: «La legge è stata approvata senza dibattito… i Lep non sono stimati né finanziati».
Pur criticando il metodo, ha affermato: «Non ho pregiudizi sull’autonomia differenziata», sostenendo che Forza Italia ha contribuito a migliorare il testo.
Ha chiesto una moratoria: evitare intese con le Regioni (anche su materie non LEP) fino a quando non sarà superata la spesa storica.
Nel suo incontro con Meloni, ha insistito che i LEP devono essere garantiti prima di qualsiasi applicazione.
In merito al referendum abrogativo, Occhiuto ha detto che potrebbe essere “dannoso per il centrodestra”, perché — secondo lui — “vincerebbe largamente al Sud e al Centro”.
In Orizzonte Scuola ha auspicato che si “riveda il testo sulla base delle indicazioni della Consulta, per evitare il referendum” e che i LEP siano definiti dal Parlamento.
Ha anche lanciato un messaggio critico a Calderoli: serve un “bagno di umiltà” e più prudenza nel percorso della riforma.
Queste dichiarazioni suonano bene sulla carta: il problema è che non le ha seguite con atti forti (emendamenti, ricorsi, iniziative autonome). E non ha impedito che il ddl passasse quasi invariato.
L’opposizione in Calabria e i Calabresi stessi — ma non solo — non hanno dimenticato che molti parlamentari calabresi del centrodestra hanno votato a favore del ddl come era, senza fare resistenza. Occhiuto è stato un accusato, in pochi termini, di “accettare muto il baratto” e poi raccontare mezze verità ai media.
Sul fronte istituzionale: mentre le Regioni del Nord corrono per firmare intese (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna), non si vede una vera pressione della Calabria e di Occhiuto per negoziare qualcosa di salvifico. Anzi, l’azione più forte è stata una richiesta di moratoria, cioè di sospensione, non di contrattazione attiva.
In più, quando altri presidenti regionali hanno avanzato ricorsi, proposte alternative o iniziative comuni, la Calabria non è stata in prima fila. Infatti “se davvero Occhiuto avesse voluto contrastare l’autonomia differenziata, avrebbe fatto ricorso insieme ad altre regioni”.
♦️ 6. Il gioco dei ruoli: chi comanda davvero?
Occhiuto appare si come una figura autonoma, ma nella partita vera è dipendente. È il maggiordomo che serve la Calabria su un vassoio, finché il padrone lo ritiene utile.
Salvini ha bisogno di un gesto “sudista” da esibire: uno che parli come “terzo polo meridionale” ma che all’occorrenza taccia. Occhiuto fa quel compito.
Meloni (e l’asse Fratelli d’Italia) di fronte a questo scenario frena un poco il dibattito sull’autonomia, conscia del rischio politico. Ma non rinuncia al progetto.
Un episodio simbolico: nel recente incontro tra Occhiuto e Meloni, il governatore ha sollevato il tema dell’autonomia differenziata come parte dell’agenda. Ma Meloni avrebbe rassicurato che prima che i LEP siano definiti non ci sarà alcun effetto concreto dell’autonomia piena.
Traduce un compromesso pilatesco: rimandare l’impatto, ma non il cuore della riforma.
Se questa logica va avanti:
💥 la Calabria perderà in autonomia fiscale rispetto alle regioni “ricche”
💥la sanità, già in affanno, subirà ulteriori tagli in servizi e personale
💥la scuola avrà minori risorse e possibilità di innovazione
💥le disparità territoriali tra province calabresi si accentueranno
💥le imprese e i professionisti rischieranno una competizione sleale con regioni che potranno spendere e intervenire localmente
Occhiuto, sotto la scopa di Salvini, apparecchia il desco del vassallo: materiali, istituzioni, terra e diritti ceduti.
♦️ 8. Conclusione: Occhiuto non può “difendere” la Calabria da maggiordomo
Con le citazioni e i passaggi normativi inseriti, l’argomento è robusto. Una figura politica che, pur dichiarandosi cauta e “da equilibrio”, ha accettato la legge, si è mossa entro i binari imposti e ha limitato la sua opposizione a parole e dichiarazioni che non intaccano i fatti.
La realtà è che Occhiuto non guida un’opposizione interna, ma accompagna il progetto centrale, garantendo che la Calabria accetti le regole del gioco.
Questo è il prezzo che i calabresi stanno per scoprire: non avere un governatore, ma un servitore che non ha altra scelta che obbedire o uscire di scena.
TOGLIAMO QUESTI FASCIOLEGHISTI DALLA CALABRIA... PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!
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