POLO SANITARIO UNIVERSITARIO: RENDE O COSENZA?

A Rende o Cosenza? Nella mischia si butta pure Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo. Ma intanto, tra “Città Unica”, “autonomia differenziata” e “soldi che non si vedono”, restano solo CHIACCHIERE E TABACCHÈRE E LIGNU.

Da quanti anni sentiamo parlare di Polo Sanitario Universitario? Cinque? Dieci? Ventitré? Abbiamo perso il conto.
È diventata la barzelletta preferita di rettori, sindaci, politici e opinionisti improvvisati: la “grande opera” che non nasce mai, ma che tutti vorrebbero battezzare.
Una specie di Gesù Bambino del PNRR, che però nessuno vuole partorire.

E come sempre, appena si fiuta l’odore di un finanziamento, eccolo lì: parte il solito derby Rende vs Cosenza.
Una rivalità che ormai è patrimonio immateriale UNESCO.
Da una parte quelli di Rende: “Il Polo lo vogliamo noi, siamo moderni, dinamici e con tanto di Università!”.
Dall’altra Cosenza: “Ma volete scherzare? Noi siamo il capoluogo, qui c’è la storia, la sanità, e pure la fila al pronto soccorso!”.
Nel mezzo, un mare di carte, delibere, conferenze stampa e, ovviamente, chiàcchiere e tabacchère e lignu.

Ora nella mischia si butta pure Faragalli — uno che, tanto per restare in tema, sembra più bravo a tuffarsi nelle acque torbide della politica sanitaria che in una piscina comunale.
E giù interviste, proclami, annunci, “stiamo lavorando”, “faremo rete”, “sinergia col territorio”.
Parole bellissime. Peccato che in Calabria la sinergia è come l’araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.
E come se non bastasse, arriva pure “l’intellettuale di turno” — quello che tra una cazzata di un sindaco e l’altra, si lancia in una dissertazione da bar accademico:

> “Sì, ma prima la Città Unica”.

E via con le mappe, le slide, i grafici 3D, i rendering color pastello con alberelli e biciclette.
Tutto bellissimo, se non fosse che — spoiler — la Città Unica si concilia con l’autonomia differenziata quanto la ’nduja con la dieta chetogenica.

Già, perché mentre qui ci scanniamo per il nome sul cartello (“Polo Sanitario di Cosenza” o “di Rende”?), altrove l’autonomia differenziata avanza come un rullo compressore.
Le altre regioni fanno rete, pianificano, costruiscono.
Noi? Discutiamo se il parcheggio dev’essere a pagamento o gratuito.

Nel frattempo, i fondi del PNRR — quelli che avrebbero dovuto cambiare il volto della Calabria — stanno per scadere.
Le scadenze incombono, i soldi restano fermi, e la burocrazia calabrese si muove più lenta di una tartaruga sotto sedativo.

E mentre tutto marcisce, eccolo che rientra trionfante da Bruxelles “Sua Parassitanza Occhiù”, col solito sorriso da conferenza stampa e la frase di rito:

> “Arriveranno altri due miliardi!”

Ah, bene. Altri soldi da annunciare, fotografare, promettere e non spendere.
Perché, cari calabresi, non so se l’avete capito ma — finché questi miliardi non si trasformano in cantieri, posti di lavoro e opere vere, non ve ne fate un cazzo!
Anzi, neanche il “caffè simbolico” potete offrirvi con un PNRR virtuale.

Intanto i nostri ospedali cadono a pezzi, i medici scappano, gli infermieri fanno doppi turni e i pazienti — quelli veri — li curano con la pazienza e con la Madonna del Carmine.
E mentre in Lombardia costruiscono ospedali digitali e in Emilia fanno ricerca medica di avanguardia, noi siamo ancora qui a chiederci se il Polo debba essere a Rende, a Cosenza o, a questo punto, direttamente sull’autostrada A3: così almeno ce lo dividiamo a metà e chi vuole ci mette pure un autogrill.

Il risultato finale?
Un grande nulla condito da proclami, dispute da campanile e quella sublime arte calabrese di parlare, parlare, parlare… senza mai fare un cazzo.

Commenti

Post popolari in questo blog

MARCO AMBROGIO, UN PARASSITA POLITICO DAI MODI DA RAS NAZISTA.

CASTROLIBERO: IL PAESE DOVE LA POLITICA È UN ROMANZO ROSA

DR. RUGGIERO, IL PROBLEMA NON SONO I VOLONTARI. IL PROBLEMA È LEI E CHI LI USA COME CAPRO ESPIATORIO