SIMONA LOIZZO: LA SANITÀ CALABRESE COL TELECOMANDO
🏥 L’Ospedale Virtuale: la sanità calabrese col telecomando (e la Loizzo col microfono)
Quando la Calabria non ha più medici, né ospedali… ma ha il Wi-Fi. Forse.
Niente medici, niente ospedali, niente pronto soccorso… ma tranquilli: arriva l’Ospedale Virtuale, la rivoluzione che non salva vite, ma almeno fa “trend topic”.
A lanciare l’ennesimo proclama è la deputata della Lega, Simona Loizzo, detta affettuosamente “a bambola 'ccuru tuppu” per quell’entusiasmo perenne e quella convinzione di chi annuncia miracoli mentre il paziente è "cchiù de llà ca de ccà".
> “Garantiremo cure a distanza anche nei territori isolati”,
ha dichiarato raggiante, come se avesse appena inventato la penicillina, mentre in realtà ha scoperto… la videochiamata.
🧠 Ma cos’è ‘sto “ospedale virtuale”
Dietro al parolone, c’è il solito minestrone di Agenas, Ministero della Salute e PNRR.
L’Agenas (che ormai suona più come “Azienda Nulla”) fornirà il modello operativo: software, regole tecniche, cataloghi di prestazioni di telemedicina, linee guida, tariffari sperimentali, e soprattutto una montagna di burocrazia.
> mettere soldi veri (mica virtuali);
> trovare qualche medico ancora in servizio o trovarne uno in pensione (come fanno alcune RSA) disposto a rivivere una seconda giovinezza;
> comprare device, tablet e webcam (che magari funzionino pure);
e spiegare ai pazienti come accendere il router, se c’è la corrente.
Insomma, la Calabria dovrà trasformarsi in Silicon Valley, con le stesse infrastrutture di San Giovanni in Fiore...
🦊 Agenas: un'altra Azienda Zero (come risultati, non come nome)
La chiamano Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ma in realtà sembra una ennesima “Azienda Zero”: zero strutture, zero concretezza, zero trasparenza.
Un organismo perfettamente inutile ma strapagato, con manager, consulenti e “vurpùni” infilati ovunque.
Un carrozzone, per intenderci, che vive di riunioni, verbali e tavoli tecnici che non portano mai a nulla.
È l’arte tutta italiana del commissariare chi è già commissariato, ma con stile.
Un po’ come dire: “La tua casa brucia? Ti mandiamo un consulente del fuoco per capire perché.”
E infatti, mentre parlano di modernità, la Calabria continua a essere la regione con più ospedali chiusi, ambulanze ferme e medici in fuga.
Ma ohi Co, vuoi mettere? Presto avremo le televisite! Basta che non cade la linea.
💶 I conti (alla calabrese)
Noi di Calabria Magazine, per non sapere né di leggere e né di scrivere, due (ma proprio due...) conti ce li siamo fatti.
Per far partire l’Ospedale Virtuale servono 1-4 milioni di euro di investimento iniziale e circa 1 milione l’anno di gestione.
Cifra ridicola se pensi al sistema sanitario intero, ma perfetta per alimentare l’ennesimo progetto “pilota” che non decolla mai.
E occhio: nessuno lo sapeva ma proprio Cosenza è già nel giro dal febbraio 2025.
A capìtu tu?
Sì, proprio Cosenza! Quella dei pronto soccorso collassati, dei pazienti sulle barelle da 48 ore (se va bene) , e delle TAC ferme “perché manca il tecnico”.
Pare che proprio qui stiano “sperimentando” la telemedicina: due tablet, una connessione a singhiozzo e un infermiere che fa da interprete tra il paziente e il computer che crasha.
E la Loizzo, dal suo ufficio climatizzato, annuncia che “funziona tutto”.
Certo, come no: funziona come le autostrade in Calabria — sulla carta.
CosAngeles... la Los Angeles dei poveri!
⚙️ Commissariamento 2.0: “chi comanda, comanda da remoto”
Agenas detta le regole, controlla i fondi, gestisce le piattaforme e stabilisce cosa e come rendicontare.
Le Regioni eseguono.
La chiamano “collaborazione istituzionale”, ma è una forma di commissariamento digitale:
praticamente non ti mandano più il commissario in giacca e cravatta e i Cotticelli "mpapagnàti, ma un software con i poteri di Cristo.
Altro che autonomia differenziata — questa è autonomia telecomandata.
E la Calabria, come sempre, si presta a fare da cavia, con tanto di sorriso e conferenza stampa.
📡 I “pro” (per chi ci crede) e i “contro” (per chi vive qui)
Pro (versione propaganda Loizzo):
> “Accesso rapido alle cure a distanza” (quando c’è connessione);
> “Più dignità per le aree isolate” (quelle dove manca anche il medico di base);
> “Un modello innovativo” (copiato da progetti falliti altrove).
Contro (versione realtà calabrese):
> Reti internet che vanno a carbonella;
> Pazienti anziani che non distinguono un tablet da una bavètta ppe si stujà u mussu;
> Personale ridotto all’osso;
> Zero medici, zero formazione, zero fiducia;
E il solito rischio: un progetto da milioni di euro che finisce nel nulla, ma con tante interviste e nessun risultato.
🩹 Nel frattempo…
Mentre loro parlano di futuro, gli ospedali chiudono.
Mentre tagliano nastri virtuali, gli infermieri scappano.
E mentre Simona "bambola 'ccuru tuppu" Loizzo promette “cure digitali”, i calabresi si curano ancora con i rimedi della nonna, Google e Sant'Antonio e l' ùertu.
I futuro quindi il “paziente calabrese”, oggi, ha due opzioni:
1. Morire in attesa di un medico;
2. Morire aspettando che si connetta il medico.
Nel dubbio, meglio una buona connessione con l’aldilà: quella almeno non cade mai.
La Calabria è diventata il laboratorio del nulla.
Un posto dove ogni fallimento diventa un progetto pilota, ogni spreco un “innovativo investimento” e ogni annuncio un modo per distrarre l’opinione pubblica.
E mentre a bambola ccuru tuppu Loizzo sorride davanti ai microfoni dicendo che “l’ospedale virtuale sarà una risposta concreta”, i calabresi continuano a morire tra un codice rosso e una videoconferenza che non parte.
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