SUSSURRI DAL COLLE PANCRAZIO: "TURI" IL FANTASMA E I SEGRETI DELL’EX UMBERTO I

SUSSURRI DAL COLLE PANCRAZIO: "TURI" IL FANTASMA E I SEGRETI DELL’EX UMBERTO I

Raccontate da Turi, il fantasma del colle Pancrazio. 

Ciao, io sono Turi. 
Non aver paura, non sono cattivo... ti voglio solo raccontare una storia. 
Non ho più carne, non ho più polmoni, ma il mio spirito sa ancora respirare l’odore del fango, della muffa, delle preghiere malate che un tempo riempivano la chiesa di San Pancrazio. 

Ho visto nascere questo colle, l’ho visto vibrare di campane, cantare messe, urlare nei giorni di peste e di fame. Sono cresciuto tra i banchi, chierichetto, a contare le monete degli elemosinanti e a sentire i sussurri dei frati che parlavano di anime da salvare, ma forse intendevano solo i loro conti.

Quando il convento dei Cappuccini si trasformò nel Ricovero Umberto I, ero già abbastanza grande per capire che qui nulla si salva senza lasciare una scia di silenzio. Hanno portato poveri, malati, umani deformati, persone dimenticate; le mura hanno inghiottito gemiti e lacrime, e io li sentivo tutti, ma nessuno ascoltava.

Ho visto passare nomi e facce: amministratori, sindaci, presidenti di Provincia... tutti a promettere restauri, ristrutturazioni, corsi universitari, master e manifestazioni culturali. Tutto carta, tutto parole. Mai un martello, mai un pennello. Li vedevo parlare e sapevo che sarebbero andati via lasciando queste mura a marcire, e io restavo qui, a guardare.

Il pavimento scricchiolava sotto passi invisibili, e i corridoi custodivano i segreti più scuri: ossa dimenticate, nomi mai pronunciati, storie che nessuno ha mai voluto ricordare... o nessuno ha mai avuto interesse a ricordare. 
Un giorno, nel silenzio assoluto, qualcuno ha lasciato cadere una bara di legno abbandonata; da allora, io cammino tra scheletri che non hanno mai avuto un funerale, tra anime che si mescolano alle ombre.

Ho visto la città promettere fondi, parlarne in bilanci sociali, in accordi ufficiali: 10 milioni qui, 90 milioni là, ma niente per me, per loro, per le ossa che dormono sotto i pavimenti. Tutto il resto del centro storico viene restaurato, abbellito, illuminato, mentre qui il tempo si accumula come polvere e ragnatele.

E poi è arrivata la curiosità dei vivi. Hanno trovato me, o meglio, i miei compagni: resti umani tra le mura. Si sono spaventati, urlato, hanno chiamato Procura e giornali. Non hanno capito che noi siamo stati qui sempre, che conosciamo ogni segreto di questa casa, ogni promessa non mantenuta, ogni nome cancellato dai registri.


Il Convitto nazionale prende milioni, le facciate splendono, ma io resto qui, tra ossa e sussurri, a raccontare tutto ciò che voi volete dimenticare. Non c’è pace qui, perché la memoria non vi appartiene. E quando camminate nei corridoi e sentite un brivido… quello sono io.
Perché le mura ricordano... 
Io ricordo.

EX UMBERTO I DI COSENZA – ANATOMIA DI UN ABBANDONO ISTITUZIONALE

A pochi passi dal Castello Svevo, sull’antico colle Pancrazio, sorge l’ex Ricovero Umberto I: un edificio che custodisce secoli di storia, ma soprattutto un intrecciodi misteri, dolore, leggende, fantasmi del passato, di promesse non mantenute, responsabilità frammentate e degrado.
Qui, tra le mura che furono chiesa di San Pancrazio, convento dei Cappuccini e infine casa di ricovero per poveri e malati, si mescolano memoria, sussurri e ossa abbandonate.

Dal sacro al sociale: la storia fino al Novecento

Originariamente sede della chiesa di San Pancrazio, il colle fu poi occupato dal Convento dei Cappuccini (XVII-XVIII secolo). La struttura monastica venne poi riconvertita in Ricovero Umberto I, destinato ad ospitare persone indigenti, malati e “inabili”.
Non esiste un registro completo dei direttori e gestori del Novecento, ma fonti locali indicano figure religiose e successivamente la gestione passò sotto la Provincia e l’ASP di Cosenza.

Le promesse tradite

2004–2009: nel Bilancio sociale della Provincia di Cosenza, presentato da Mario Oliverio, si dichiarava la ristrutturazione dell’immobile per master universitari e attività culturali. I lavori non iniziarono mai. (Bilancio sociale 2004–2009)

23 luglio 2008: Oliverio, insieme al sindaco Salvatore Perugini e al DG dell'Asp Franco Petramala, firma un accordo per la risoluzione anticipata del comodato d’uso e la delega al Comune come ente capofila per predisporre progetti di ristrutturazione. Anche qui, nessun lavoro viene avviato. (Accordo 2008)

2015: con la legge Del Rio, Mario Occhiuto assume la doppia veste di sindaco e presidente provinciale. Promette restauro conservativo, muratura degli ingressi e valorizzazione, ma i lavori restano simbolici.

2020: il Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) porta a Cosenza 90 milioni per il centro storico. L’Umberto I riceve zero, mentre edifici vicini (come il Convitto nazionale) ottengono milioni.

Responsabilità frammentate

Il destino dell’Umberto I è segnato da una molteplicità di competenze confuse:

Provincia di Cosenza: proprietaria e redattrice del bilancio sociale, attiva nella gestione amministrativa e progettuale.
Comune di Cosenza: indicato come capofila per i progetti, destinatario di mandati e incarichi.
ASP di Cosenza: titolare del comodato d’uso, custode materiale dell’immobile.
Soprintendenza: ente di tutela monumentale, autorizzazioni e vigilanza sui lavori.
Procura della Repubblica: interventi in caso di ritrovamenti o abusi, sempre a posteriori.

Questa frammentazione ha creato un vuoto operativo che ha permesso abbandono, degrado e occultamento della memoria.

Il ritrovamento dei resti umani

Pochi giorni fa, resti umani vengono scoperti all’interno dell’ex Umberto I da un gruppo di ragazzi. Teschi, ossa lunghe e depositi scheletrici confermano che il sito custodisce segreti sepolti da decenni.
Al momento, non sono disponibili referti forensi pubblici che identifichino le epoche o le persone, ma il ritrovamento obbliga a:
1. verifiche forensi e datazioni,
2. intervento della Soprintendenza e della Procura,
3. accesso ai registri storici dell’ente morale e dell’ASP.

L’ex Umberto I è specchio di un disinteresse istituzionale protratto per decenni.
Tra ossa, promesse e burocrazia, emerge una domanda semplice ma urgente: chi si assume la responsabilità? E come hanno fatto a murare tutto senza prima accertarsi cosa contenesse l'edificio? 
Ma la Soprintendenza esiste a Cosenza? 

Finché i registri, i progetti e i resti non saranno pienamente analizzati, il silenzio continuerà a custodire la storia di Turi e i misteri del colle Pancrazio.

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