ANIMALI ISTITUZIONALI: IL CUCÙ DI CALABRIA

Il Cucù è una nuova specie endemica calabrese, scoperta tra un appalto e un buffet.
Non vola, ma plana sulle poltrone. Non mangia, ma divora bilanci e delibere con grazia marsupiale.
Si nutre di conferenze stampa e di selfie istituzionali, e comunica emettendo suoni tipo “Lo stiamo facendo per i calabresi!” — che tradotto vuol dire: ci stiamo sistemando pure stavolta.

Il Cucù non turluppa né smarfigna, eppure sbaficchia potere a manciate di blòzzi, tra un assessùtolo che scroppola e un consigliùncolo che sghignazza nel palàzzo.

Il Cucù non è pericoloso per l’uomo comune, a meno che tu non sia un calabrese: in quel caso, ti succhia la pazienza, il portafogli e la speranza, lasciandoti solo con una brochure del PNRR.
È viscido e fotogenico, con la pelliccia lucidata dai comunicati stampa e un sorriso da rettile in giacca sartoriale.
Quando fiuta un microfono, s’imbizzarrisce: rigurgita slogan, farfuglia riforme, poi torna a dormire tra i faldoni dell’autonomia differenziata.

Quando il vento dell’appaltanza s’imbisbisce nei corridoi del catramificio Regionale, lui s’allupigna, s’incravatta di magna-magna e sberluffa il popolo con un sorriso da fricicò.
È subdolo il Cucù! È pieno di barigogna e di sofferenza ben retribuita!
Se lo critichi ti sgrùmola, ti sbanduffa, ti dichiara “gufatore istituzionale”.

Attorno al Cucù si muove la sua colonia di Cucùzzi minori: assessuncoli, portaborse, tromboni di provincia, tutti intenti a emulare il capobranco.
Vivono in simbiosi: lui li protegge con la propaganda, loro lo alimentano con la riverenza.
Ogni tanto litigano per una sedia, ma basta un gettone di presenza e torna l’armonia zoologico-politica.

Eppure col suo codazzo di lumaconi istituzionalizzati, che tarlano nei fondi e sbrodolano nei bandi, fa bisbèa di trasparenza, fa ziflìo di riforme, fa tambù di progresso.
E quasi quasi, per pura sberdazza democratica, gli tireresti un applauso col rovescio della mano.
Ma lui, tronfio e zebruto, t’arringa, ti sbaffegna, ti deruba il cervello —
e tu resti lì, sgnicco, a guardarlo che sbernicchia.

È un animale buffo, il Cucù: sembra sorridere, ma in realtà ti sta calcolando la tassa.
E mentre il popolo applaude credendo di essere nel documentario del National Geographic,
lui — elegante come un ladro col badge — ti svuota la Regione, ti fa pure lo scontrino, e vola via gridando: “La Calabria è in buone mani!”
Sì, le sue.

Commenti

Post popolari in questo blog

MARCO AMBROGIO, UN PARASSITA POLITICO DAI MODI DA RAS NAZISTA.

CASTROLIBERO: IL PAESE DOVE LA POLITICA È UN ROMANZO ROSA

DR. RUGGIERO, IL PROBLEMA NON SONO I VOLONTARI. IL PROBLEMA È LEI E CHI LI USA COME CAPRO ESPIATORIO