ORLANDINO GRECO DICE ADDIO AI CASTRUFRANCÀRI: VI LASCIO LA VERGOGNA E UN PAESE FANTASMA
🪦 CASTROLIBERO: IL FEUDO DEI GRECO
Il commiato del “capobastone” politico di Castrolibero, salito di grado nel regno delle poltrone regionali.
Il testo integrale ve lo risparmio... tanto la musica è sempre la stessa.
“Cari concittadini, vi lascio un paese senza farmacia, senza un negozio, senza un campetto di bocce, ma con tanti fedelissimi lecchini pronti a osannare il nulla... cioè me.
Se non ho mai lavorato un solo giorno nella mia vita, lo devo a voi.
Vi lascio la vergogna di essere stati amministrati da un sindaco voltagabbana, meridionalista per finta, ma fascioleghista per opportunismo.
Io devo guardare avanti: mi aspetta un nuovo incarico da consigliere regionale… perché certe sedie, una volta scaldate, non si lasciano più. Là potrò continuare il mio progetto: più viaggi, più riunioni, più indennità, più passerelle... più soldi per continuare ad essere un parassita. E naturalmente, più tempo per non combinare un cazzo di utile per i calabresi.”
Così, senza troppa emozione e con la consueta teatralità, Orlandino Greco saluta Castrolibero: il suo piccolo regno ormai ridotto a una scenografia spenta.
Un paese-fantasma dove i cittadini contano meno di una delibera d’agosto e gli unici a restare vivi sono gli intrallazzi.
Niente farmacia, niente alimentari, niente servizi. Solo un’eredità di fedelissimi pronti a contendersi il trono del nulla — nel silenzio generale di chi, dopo anni di dominio, ha imparato a confondere l’obbedienza con la riconoscenza.
👑 ORLANDINO GRECO – IL RE SENZA TRONO (MA CON IL TELECOMANDO)
Ribattezzato Orlandino Salvini dopo l'affiliazione alla Lega, già sentir parlare di lui e della sua setta "Italia del Meridione", il partito meridionalista de sticazzi da lui fondato, è un pugno nello stomaco. Lui non si candida, dirige. Sta al balcone e fa il casting.
Da anni governa come se il Comune fosse una succursale di casa sua: stessi cognomi, stessi ruoli, stessa liturgia.
Le elezioni? Una formalità: il nuovo sindaco deve solo garantire due cose – fedeltà cieca e amnesia selettiva.
E con il suo commiato parte il "totosindaco" tra I componenti del suo gruppo, pronti a scannarsi a vicenda e contendersi il feudo.
Vediamo chi sono...
🎭 LE COMPARSE DEL FEUDO
Tutti “diversi”, ma identici nell’unica missione: non far cambiare nulla.
🧍♂️ FRANCESCO “CICCIO” SERRA – IL SILENZIOSO, MA NON PER CASO
Vice‐sindaco a tempo pieno, parola a tempo determinato.
È il classico che ti dice “Tranquillo, ci penso io” e poi sparisce.
Molti spergiurano non sia capace manco di parlare... però è un brav'uomo.
Sopravvive da anni ai rimpasti come un quadro appeso: sempre lì, un po’ storto ma nessuno osa toccarlo.
Iniziative degne di nota: la delega all’aria fritta e l’arte di presenziare ai tagli di nastri per progetti mai finiti.
Inefficienze: un record – riesce a sembrare operoso anche mentre non fa un cazzo.
È il candidato perfetto per Orlandino: non brilla, non parla, non disturba.
👯♂️ FRANCESCO “CICCIO” SERRA (BIS) – LA VERSIONE COPIA-INCOLLA
Perché nel feudo non c’è bisogno di fantasia: basta duplicare la fedeltà.
È l’uomo che sa tutto ma non dice mai nulla.
Conosce le carte, le pratiche, gli appalti, gli affidamenti “urgenti” – ma mai per caso.
È un silenzio che sa, e per questo piace al potere.
Ruolo nella saga: la “comparsa utile”.
Se manca il sindaco, fa da eco. Se manca l’assessore, fa presenza. Se manca la dignità amministrativa, fa finta di nulla.
💄 NICOLETTA PERROTTI – LA VETRINA “MODERNA” DEL REGNO VECCHIO
Serve una donna per far sembrare il tutto “nuovo”? Eccola.
Slogan a raffica: “innovazione”, “partecipazione”, “trasparenza”.
Peccato che dietro la vetrina ci sia il solito magazzino vuoto.
Castrolibero è senza farmacia, senza un campo, senza un alimentari, ma con mille “progetti in itinere”.
Specialità: fare conferenze su come migliorare la vita cittadina… mentre la vita cittadina muore.
Ruolo: il volto presentabile della disfatta.
Una comparsa con il rossetto, per far sembrare moderno un feudo medievale.
💅 RAFFAELLA RICCHIO – LA “GIOVANE” DELLA GENERAZIONE INFINITA
Da anni si presenta come il futuro. Peccato che il futuro, a Castrolibero, sia rimasto bloccato al 2008.
Orlandino aveva provato ad emanciparla facendola "assessora alla famiglia", ma nulla.
Al suo attivo infatti, alcune famiglie distrutte e per un pelo.... anche la sua. La sua idea di progresso? Una brochure colorata e un hashtag dimenticato.
Mentre il paese cade a pezzi, lei parla di “valorizzazione del territorio”.
Tradotto: due locandine, tre post Facebook e una panchina riverniciata.
Inefficienze: tante, ma sempre con il sorriso.
Nel feudo di Greco serve gente così: positiva, mansueta e fondamentalmente inutile.
Presidente del Consiglio Comunale: titolo altisonante, utilità pari a zero.
Lui è quello che mette ordine mentre tutto crolla.
Timbra, verbalizza, sorride, cita articoli del regolamento, ma non muove un dito per cambiare lo stato delle cose.
Specialità: dichiarare di aver “preso atto” anche della morte amministrativa del paese.
Quando si parla di servizi inesistenti, lui annuisce: “Ne discuteremo nella prossima seduta”.
E così da anni, fino alla prossima campagna elettorale.
Ruolo: garante del “finto ordine”, perfetto per conservare il disordine.
🤴 GIOVANNI GRECO – IL CUGGGINO MARIONETTA
Ex sindaco e candidato perenne al titolo di “burattino d’oro”.
È la prova vivente che a Castrolibero l’unico requisito per governare è condividere il DNA del boss.
Durante il suo mandato si è distinto per la capacità di non decidere nulla senza consultare il boss del reame.
Curriculum: un mandato intero passato a firmare carte preparate da altri.
Risultati ottenuti: Castrolibero oggi è un paese fantasma – senza farmacia, senza alimentari, senza un campetto di bocce. Ma con una giunta che si vanta di “essere unita”.
Slogan perfetto: “Non servo due padroni, ne servo solo uno… e basta pure”.
Ruolo: il pupazzo nostalgico del feudalesimo calabrese.
La sconfitta di uno è la sconfitta di tutti, perché sono tutti la stessa faccia dello stesso fallimento.
Castrolibero non è un Comune: è una franchigia familiare, un’agenzia del “tanto non cambia nulla”.
Mentre i cittadini emigrano o si rassegnano, loro litigano per la fascia come se fosse una reliquia.
E nel frattempo il paese muore lentamente, tra erbacce, silenzi e selfie.
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