CASTROLIBERO GATE: LA REPUBBLICA DELLE 5O EURO

Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Marco Massaro non costituiscono, da sole, la prova della responsabilità degli imputati. Tuttavia, rafforzano uno dei pilastri dell'impianto accusatorio della DDA, perché confermano, almeno secondo l'accusa, che il sistema di raccolta del consenso elettorale attraverso uomini vicini ai clan fosse realmente operativo durante le elezioni comunali di Castrolibero del 2008. Come spesso accade nei processi di mafia, il quadro si costruisce tassello dopo tassello. Un mosaico, insomma. O, se preferiamo la metafora calabrese, una coperta cucita con molti fili: se ne tiri uno solo, non cade tutto, ma aiuta a vedere il disegno.


La nascita dell'inchiesta

L'indagine della DDA di Catanzaro prende forma attorno alle elezioni comunali del 2008 e successivamente anche a quelle del 2013 a Castrolibero.

Sul banco degli imputati siedono Orlandino Greco, all'epoca candidato sindaco e poi primo cittadino, e Aldo Figliuzzi.

L'accusa sostiene che i due avrebbero ottenuto il sostegno elettorale di appartenenti alla cosca Bella Bella (Bruni) e del gruppo Rango-Zingari attraverso uno scambio di favori: voti in cambio di denaro, assunzioni e promesse di lavoro presso la cooperativa Orizzonte Verde, affidataria di servizi comunali.

Cosa contestano i magistrati

Le contestazioni sono particolarmente pesanti:

  • concorso esterno in associazione mafiosa;
  • corruzione elettorale;
  • voto di scambio.

Secondo la Procura, gli appartenenti ai clan non si sarebbero limitati a votare, ma avrebbero organizzato un vero e proprio sistema di procacciamento dei voti, affissione di manifesti, pressione sugli elettori e gestione del consenso sul territorio. In cambio sarebbero arrivati posti di lavoro e altri vantaggi.

Il ruolo dei collaboratori di giustizia

L'intera inchiesta si fonda sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui:

  • Marco Massaro;
  • Adolfo Foggetti;
  • Ernesto Foggetti;
  • Roberto Violetta Calabrese;
  • altri appartenenti o vicini ai gruppi criminali.

Le loro dichiarazioni vengono confrontate tra loro e con altri elementi investigativi, come documenti, intercettazioni e riscontri.

Perché le parole di Massaro sono importanti

Nell'udienza del giugno 2026 Massaro afferma due cose apparentemente in contrasto ma, dal punto di vista processuale, entrambe rilevanti.

Da una parte dice:

non ho ricevuto indicazioni direttamente da Figliuzzi;

e successivamente conferma anche di non avere avuto contatti con Greco.

Questa parte viene naturalmente valorizzata dalle difese.

Ma poi aggiunge spontaneamente una circostanza che la Procura considera significativa:

  • di aver votato pur non essendo residente;
  • di aver utilizzato un documento falso;
  • di essere stato pagato 50 euro;
  • di aver votato per la lista Greco-Figliuzzi.

È proprio quest'ultima precisazione a dare forza all'accusa, perché sembrerebbe confermare che qualcuno organizzò un sistema di voto illecito finalizzato a favorire quella lista.

Perché non serve il contatto diretto con gli imputati

Questo è forse il punto più delicato.

L'accusa non sostiene necessariamente che Greco o Figliuzzi abbiano personalmente consegnato denaro a Massaro o gli abbiano telefonato.

La tesi della DDA è diversa.

Secondo i magistrati, il presunto accordo sarebbe stato stretto con gli esponenti delle organizzazioni criminali, i quali avrebbero poi gestito autonomamente il reperimento dei voti.

Per questo motivo, il fatto che Massaro dica di non avere mai parlato direttamente con Greco o Figliuzzi non elimina automaticamente l'ipotesi accusatoria.

Al contrario, la Procura ritiene che la sua ammissione di avere votato illegalmente dietro compenso rappresenti un riscontro al presunto sistema di voto organizzato dai clan.

I processi paralleli

Negli anni si sono celebrati anche procedimenti nei confronti dei presunti procacciatori di voti appartenenti ai gruppi criminali.

In uno dei filoni processuali diversi imputati sono stati giudicati per episodi di minacce agli elettori e altre condotte collegate alle elezioni di Castrolibero, mentre il procedimento nei confronti di Greco e Figliuzzi prosegue separatamente per accertare l'eventuale responsabilità politica e penale dei due imputati.

Lo stato attuale

Ad oggi è fondamentale ricordare un principio giuridico essenziale.

Greco e Figliuzzi sono imputati e non condannati. Entrambi hanno sempre respinto le accuse e il processo è ancora in corso. La ripresa del dibattimento è fissata per settembre 2026. Fino a un'eventuale sentenza definitiva, vale la presunzione di innocenza.

In sintesi, le dichiarazioni di Massaro sono considerate dalla Procura sfavorevoli ai due imputati non perché li indichino come interlocutori diretti, cosa che il collaboratore anzi esclude, ma perché confermano l'esistenza di un voto irregolare pagato in favore della loro lista. È su questo collegamento tra il presunto sistema mafioso di raccolta del consenso e il beneficio elettorale ottenuto dagli imputati che si gioca una parte rilevante dell'intero processo.

Commenti

Post popolari in questo blog

MARCO AMBROGIO, UN PARASSITA POLITICO DAI MODI DA RAS NAZISTA.

CASTROLIBERO: IL PAESE DOVE LA POLITICA È UN ROMANZO ROSA

DR. RUGGIERO, IL PROBLEMA NON SONO I VOLONTARI. IL PROBLEMA È LEI E CHI LI USA COME CAPRO ESPIATORIO