LA REPUBBLICA DELLE AMBULANZE FANTASMA di Raffaele Florio
LA REPUBBLICA DELLE AMBULANZE FANTASMA
di Raffaele Florio
SERRA SAN BRUNO – Mezz'ora su un letto d'asfalto bollente, in pieno centro cittadino, alle 13 di un giorno qualunque. Intorno, una folla di passanti impotenti; sotto, il corpo di un uomo immobile dopo uno schianto stradale. Sopra, il vuoto pneumatico dello Stato.
Quando qualcuno compone il 118, la risposta che arriva dalla centrale operativa non è un tempo d'attesa, ma una sentenza di condanna: "Mezzi non ce ne sono. La prima ambulanza disponibile è a Palmi". Per chi non mastica la geografia della disperazione calabra, significa un'ora di viaggio. Sessanta minuti per percorrere settanta chilometri di curve. Se hai un'arteria recisa, il protocollo non scritto della sanità locale prevede che tu muori dissanguato sul colpo, possibilmente senza sporcare la carreggiata.Se l'uomo oggi è vivo, non lo si deve a un sussulto di efficienza delle istituzioni, ma a una surreale coincidenza: un'ambulanza privata si trovava per caso sul posto, ferma non per i soccorsi, ma per presidiare i lavori a una centrale elettrica. Siamo al paradosso totale: in Calabria ti salvi la vita solo se c’è un guasto alla luce. Se l’Enel funziona, tu crepi.
Il bello è che non si tratta di una tragica fatalità, di un imprevisto, di un destino cinico e baro. No, è premeditazione burocratica. Perché la vera chicca, il capolavoro d’ingegneria sanitaria che spiega lo schianto di Serra San Bruno, è un fatto di pochissimi giorni fa.
Con un colpo di penna degno dei migliori liquidatori fallimentari, i vertici dell'Asp hanno deciso di chiudere, dopo anni e anni di onorato servizio, proprio la postazione dell'ambulanza locale. Smantellata. Cancellata. Vaporizzata.
Prima si chiude il presidio sul territorio, poi ci si stupisce se per trovare quattro ruote e una barella bisogna telefonare a Reggio Calabria. È la logica del "modello Occhiuto": per risparmiare sulle bende, si eliminano i malati.
Un bollettino di guerra che cozza violentemente con le veline patinate che escono incessantemente dal palazzo della Regione.
Il governatore-commissario (assessore?) Roberto Occhiuto, infatti, da mesi va ripetendo a reti unificate il mantra della "Calabria che cambia", del "modello sanitario" da esportare e del miracoloso superamento del commissariamento. Poi però sposti i riflettori delle tv di Stato, guardi la strada e scopri che il "modello" consiste nel chiudere le postazioni storiche per poi mandare la gente a morire sull'asfalto.
Mentre Occhiuto taglia nastri e colleziona tweet, a Roma i burocrati dei ministeri – che per vizio professionale leggono i bilanci e non i post su Instagram – tengono tutto bloccato da due mesi. Il motivo? I conti della sanità calabra fanno acqua da tutte le parti. La fine del commissariamento era solo l'ennesimo spot elettorale sulla pelle dei cittadini.
Rocco Larizza, del Comitato San Bruno, descrive una realtà che la politica finge di non vedere: "Giocano con le nostre vite, sanno che in queste condizioni qualcuno rischia di lasciarci la pelle". Ma l'aspect più inquietante di questa vicenda non è la carenza di mezzi, bensì la granitica certezza dell'impunità. Direttori sanitari, manager di scuderia e colletti bianchi sanno perfettamente che in quella provincia nessuno chiederà mai loro il conto di un’ambulanza smantellata.
L’importante è che la burocrazia sia salva, che i bilanci (finti) quadrino e che il potente di turno possa continuare a vendere miracoli. Ai cittadini, in vista dell'estate, non resta che un consiglio: insieme al costume da bagno, mettete in valigia un kit di pronto soccorso e un briciolo di fortuna. Vi serviranno entrambi. — a Serra San Bruno, Calabria.
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