PROCURA DI COSENZA vs SANITÀ COSENTINA: QUI QUALQUADRA NON COSA!
PROCURA CERCASI. POSSIBILMENTE CON UNA TORCIA MOLTO POTENTE.
C'è un momento, nella vita di ogni grande apparato burocratico, in cui qualcuno bussa alla porta e pronuncia la frase più temuta di tutte. Non "Buongiorno". Non "Come va?". Ma un molto più sobrio e terrificante: "Potremmo vedere gli atti?"
È più o meno ciò che sta accadendo nella sanità cosentina, dove la Procura della Repubblica di Cosenza, guidata dal procuratore capo Vincenzo Capomolla, ha deciso di fare quello che in teoria dovrebbe essere la cosa più normale del mondo: capire come funzionano alcune delle stanze più delicate del palazzo. Tradotto dal burocratese all'italiano: chi è stato nominato, perché è stato nominato, con quali criteri è stato nominato e, già che ci siamo, se qualcuno ha conservato da qualche parte le istruzioni per l'uso.
La scena, se la si osserva con un pizzico di fantasia, assomiglia più a una visita archeologica che a un'attività amministrativa. Gli investigatori non cercano il Santo Graal. Cercano delibere, verbali, determine, curriculum, atti di nomina, convenzioni, regolamenti, attestati di formazione e probabilmente anche il raccoglitore ad anelli che qualcuno aveva infilato nel cassetto con la rassicurante etichetta "Ci penseremo domani".
Perché la notizia vera non è soltanto che esiste un esposto. Gli esposti, in Italia, spuntano con la stessa frequenza dei cantieri eterni. La notizia è che la Procura ha deciso di accendere i riflettori contemporaneamente su due nervi scoperti della sanità cosentina: le nomine dei direttori delle Unità Operative Complesse dell'ASP di Cosenza e la convenzione che lega l'Università della Calabria all'Azienda Ospedaliera di Cosenza.
Non il colore delle tende della sala riunioni. Non la macchinetta del caffè. Le fondamenta.
Da una parte ci sono le nomine dei dirigenti. Dall'altra il delicatissimo equilibrio tra attività universitaria, assistenza sanitaria, organizzazione dei reparti, utilizzo delle apparecchiature e responsabilità gestionali.
Praticamente il motore della macchina.
Ed è qui che la satira, per una volta, non deve inventare quasi nulla.
Immaginate la Direzione generale dell'ASP mentre qualcuno domanda con impeccabile educazione istituzionale: "Ci fate vedere come siete arrivati a queste nomine?" Non è una domanda offensiva. È una domanda devastante. Perché costringe la burocrazia a fare ciò che teme più di ogni altra cosa: spiegarsi.
La burocrazia italiana, infatti, è convinta che la trasparenza sia una bellissima parola, purché venga pronunciata sempre nell'ufficio accanto.
Poi c'è il secondo capitolo, quello della convenzione firmata nell'ambito del DCA n. 19 del 24 gennaio 2025, sottoscritta dal presidente della Regione e commissario ad acta Roberto Occhiuto insieme ai subcommissari Iole Fantozzi ed Ernesto Esposito. Una convenzione importante, che punta a integrare il mondo universitario con quello ospedaliero e che adesso viene ricostruita, carta dopo carta, dagli investigatori.
La Guardia di Finanza domanda chi ha fatto cosa, con quale incarico, con quale ruolo, con quale responsabilità, con quali apparecchiature, dove siano collocate, chi le utilizzi e perfino chi sia stato formato per usarle.
Una richiesta così dettagliata che viene spontaneo pensare che, se esistesse un inventario delle penne a sfera dell'ospedale, probabilmente qualcuno chiederebbe anche quello.
Naturalmente nessuno venga preso da improvvisi attacchi di fantasia. Le richieste documentali non equivalgono a condanne, né significano che qualcuno abbia commesso illeciti. Significano esattamente quello che sono: verifiche. E in uno Stato di diritto le verifiche servono proprio a distinguere i sospetti dai fatti.
Ma è curioso osservare come, ogni volta che qualcuno controlla davvero il funzionamento della macchina amministrativa, improvvisamente tutti riscoprano il valore della precisione documentale. Fascicoli che sembravano addormentati da anni diventano preziosi come manoscritti medievali. Le determine vengono cercate con l'entusiasmo di chi ha perso il biglietto vincente della lotteria. Gli archivi informatici, fino al giorno prima trattati come una soffitta digitale, diventano improvvisamente il centro dell'universo.
Ed è proprio questa la fotografia più ironica dell'intera vicenda.
Per anni il cittadino ha avuto l'impressione che la sanità fosse un gigantesco castello amministrativo dove tutto funzionasse secondo logiche note soltanto agli addetti ai lavori. Oggi, invece, qualcuno apre le finestre e domanda semplicemente: "Spiegateci come funziona."
È una domanda banale.
Ed è forse proprio per questo che fa così rumore. Perché, per arrivare a ciò, qualche olezzo la Procura lo avrà pur sentito...
Perché le grandi storie amministrative non iniziano quasi mai con sirene, manette o colpi di scena cinematografici. Iniziano con una richiesta di documenti, con faldoni che cambiano scaffale e con funzionari che devono ricostruire percorsi amministrativi che, fino al giorno prima, sembravano destinati a restare sepolti sotto una montagna di timbri.
Adesso parleranno le carte. E le carte, a differenza dei comunicati stampa, hanno un vizio antico: non ridono, non applaudono e non fanno propaganda. Raccontano soltanto quello che c'è scritto.
Vedremo cosa ne uscirà fuori...
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