SAN GIOVANNI SI RIPRENDE SAN GIOVANNI

LA LEGGENDA DEL REGNO DI SAN GIOVANNI IN FIORE E DELLO STRANIERO CHE VOLEVA DIVENTARE RE

C'ERA UNA VOLTA IL REGNO PIÙ TESTARDO DELLA SILA

C'era una volta, tra i boschi, le nebbie, le castagne, i fungi, i casicavàddri, le patate e le infinite discussioni da bar, un regno chiamato San Giovanni in Fiore.

Un luogo meraviglioso.

Talmente meraviglioso che ogni sangiovannese è convinto che sia il centro dell'universo.

E forse, per i sangiovannesi, lo è davvero.

Un posto dove tutti conoscono tutti.

Dove tua madre sa cosa hai fatto prima ancora che tu lo faccia.

Dove una notizia impiega tre minuti ad arrivare dall'altra parte del paese.

E dove una presa in giro dura mediamente dai dieci ai quindici anni.

Anche venti, se particolarmente riuscita.

Fu in questo regno che si consumò una delle campagne elettorali più divertenti degli ultimi tempi.

Da una parte Antonio Barile.

Dall'altra Marco A'Mbroglia.

E attorno a loro una folla di candidati, sostenitori, strateghi, consiglieri, commentatori, esperti improvvisati, professori di politica da bar e filosofi della domenica.

Praticamente un circo. Ma di quelli belli.

IL CAVALIERE A'MBROGLIA E LA CONQUISTA IMPOSSIBILE

Marco A'Mbroglia partì all'avventura con la convinzione di chi guarda il castello già arredato. Forte delle "gonnelle" che fino ad ora gli avevano regalato incarichi, prestigio e soldi, senza praticamente fare un cazzo. 

Attorno a lui si creò subito movimento.

Quello, per intenderci, dei lecchini. Di coloro che fino ad allora avevano ricevuto incarichi, appalti, favori... caramellùzze alla menta dalla Sindaca consorte. Quindi:

Liste.

Candidati.

Sostenitori.

Manifesti.

Strategie.

Calcoli.

Previsioni.

Sondaggi fatti dal cognato del vicino di casa.

Tutto sembrava pronto.

Tutto sembrava apparecchiato.

Tutto sembrava scritto.

Tranne un piccolo dettaglio.

I sangiovannesi.

Che da secoli hanno una pessima abitudine.

Votano come vogliono loro.

Un comportamento intollerabile per qualsiasi stratega politico.

Un vero atto di insubordinazione democratica.

ANTONIO BARILE E IL SEGRETO DEL MAGO DELLE PIAZZE

Nel frattempo Antonio Barile faceva una cosa stranissima.

Parlava. Parlava a braccio. Pure in dialetto stretto. 

E quando parlava succedeva qualcosa.

Non necessariamente perché tutti fossero d'accordo. Anzi.

Molti magari non lo erano affatto.

Però si fermavano. Ascoltavano. Ridevano. Commentavano. Si avvicinavano. Restavano.

Barile possedeva quel talento rarissimo che in politica vale più di mille manifesti.

Sembrava uno del popolo che parlava al popolo.

Una caratteristica apparentemente semplice ma ormai più rara di una strada calabrese senza buche.

I suoi interventi erano un misto tra comizio, spettacolo teatrale, conversazione da bar e improvvisazione poetica. 

A volte sembrava che il microfono non lo stesse usando. Sembrava che il microfono stesse usando lui.

IL MISTERO DEI SANGIOVANNESI

A un certo punto qualcuno iniziò a capire.

La questione non era destra. Non era sinistra. Non era centro. Non era sopra. Non era sotto.

Era San Giovanni.

E basta.

E i sangiovannesi stavano facendo quello che fanno da sempre.

Votavano i sangiovannesi.

Una tradizione locale più antica delle pietre dell'Abbazia.

Più resistente dei governi italiani.

Più immortale delle polemiche su Facebook.

E ogni volta che qualcuno prova a spiegare questo fenomeno con sofisticate analisi sociologiche, nei bar del paese scoppiano a ridere.

La spiegazione è molto più semplice e disarmante. 

"Picchì simu fatti accussì."

Fine dello studio scientifico.

CANDALISE, BELTRANO E IL PARTITO DI SAN GIOVANNI

Nel frattempo c'era chi continuava a ripetere un concetto quasi rivoluzionario. Specie dopo il primo turno. 

Prima viene San Giovanni.

Poi il resto.

Una frase semplice.

Quasi banale.

Ma che durante la campagna elettorale è diventata una specie di parola d'ordine. Sfociata nell'alleanza più significativa della storia del paese. Un grande gesto di responsabilità e amore: quello di Luigi (Candalise) e Pino (Belcastro), che nel ballottaggio si pongono al fianco di Antonio Barile. 

Un richiamo identitario.

Una dichiarazione d'amore.

Un grido di appartenenza.

Fino a fare sì che, la vera lista vincente non fosse una coalizione.

Ma il Partito di San Giovanni in Fiore.

Quello che non compare sulle schede ma compare nelle urne.

IACCHITÈ, CALABRIA MAGAZINE E I GUASTATORI PROFESSIONALI

E poi c'erano loro.

I cronisti. I disturbatori. I provocatori.

Gli appassionati di tempeste.

Quelli che se vedono una pozzanghera ci costruiscono sopra un dibattito pubblico di tre settimane.

Iacchitè e Calabria Magazine.

Due realtà che durante questa campagna hanno fatto esattamente ciò che fanno meglio.

Hanno acceso fari. Hanno agitato acque. Hanno lanciato sassolini nello stagno.

E lo stagno ha risposto con onde alte tre metri.

I nostri articoli  sono passati di telefono in telefono. Di chat in chat. Di bar in bar. Di tavolo in tavolo.

Come antiche pergamene medievali.

Solo con molti più meme.

IL GIORNO DEL GIUDIZIO

Poi arrivò il giorno del voto.

Il giorno in cui finiscono le chiacchiere.

Il giorno in cui spariscono i post.

Il giorno in cui le promesse incontrano la realtà.

Il giorno in cui il popolo entra nella cabina elettorale e decide di ignorare tutti gli esperti.

Un'abitudine che continua a creare enormi problemi agli esperti.

I sangiovannesi votarono.

Contarono. Rivotarono. Ricontarono.

E alla fine arrivò il verdetto.

San Giovanni in Fiore aveva votato San Giovanni in Fiore.

Ancora.

Di nuovo.

Come sempre.

Perché, se ci pensate bene, a prescindere da liste e schieramenti, San Giovanni in Fiore ha votato solo ed esclusivamente i suoi figli. 

Pensate... è qualcosa di veramente grande, di veramente stupefacente. 

San Giovanni in Fiore vuole essere amministrato dai suoi figli, non da altri. Ed è per questo che da domani in comune entrerete liberi, entrerete fratelli, non più parte di due schieramenti, ma come figli di un'unica comunità.

QUALE ANATRA ZOPPA? QUI SIAMO ALLA SAGRA DELLE SCUSE PREVENTIVE

Da ore, da giorni, da settimane, c'è chi continua a evocare il fantasma dell'“anatra zoppa” come se San Giovanni in Fiore fosse improvvisamente precipitata in una crisi istituzionale degna della Quarta Repubblica francese.

Ma quale anatra zoppa?

Quale ingovernabilità?

Quale apocalisse amministrativa?

Antonio Barile è stato eletto sindaco dai cittadini. Punto.

E soprattutto, stiamo parlando di un Consiglio comunale composto da persone che, fino a prova contraria, sono state elette per amministrare San Giovanni in Fiore e non per partecipare a una guerra di religione.

Perché qui sembra che qualcuno abbia dimenticato un particolare fondamentale.

I consiglieri comunali non sono stati eletti per difendere la bandiera di partito di Marco A’mbroglia, come soldatini giapponesi dispersi nella giungla quarant'anni dopo la fine della guerra.

Sono stati eletti per risolvere problemi.

Strade. Servizi. Scuole. Decoro urbano. Lavoro. Turismo. Sviluppo.

Le cose normali che interessano ai cittadini normali.

Non le paranoie dei professionisti della politica.

TOGLIETEVI LA MAGLIETTA ELETTORALE

La campagna elettorale è finita.

Le urne si sono chiuse.

I manifesti si stanno già scolorendo.

I post su Facebook stanno invecchiando male.

Le dirette infuocate sono diventate reperti archeologici.

È arrivato il momento di fare una cosa rivoluzionaria.

Lavorare insieme.

Lo so.

Per qualcuno è un concetto sconvolgente.

Quasi scandaloso.

Ma funziona così nelle democrazie normali.

Chi continua a ragionare come se fossimo ancora al primo turno farebbe bene a togliersi la maglietta della campagna elettorale e a indossare quella del paese. Quella con su scritto "I ❤️ SGF". 

Perché il giorno dopo le elezioni esistono soltanto due categorie.

Chi vuole aiutare San Giovanni in Fiore.

E chi vuole continuare a fare campagna elettorale.

Vedo tra voi tanti ragazzi. Bene, vi è stata data un'occasione meravigliosa: quella di essere protagonisti del vostro futuro e quello dei vostri concittadini che hanno avuto fiducia in voi. 

Non deludeteli. 

BARILE E LA FRECCIATA CHE BRUCIA ANCORA

In questo senso Antonio Barile sembra aver capito perfettamente il momento.

Non si è messo a piangere sulla composizione del Consiglio.

Non ha gridato al complotto.

Non ha evocato congiure galattiche.

Non ha chiesto soccorsi internazionali.

Ha semplicemente detto di essere fiducioso.

Una parola che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

Ed è ancora più interessante il passaggio in cui invita gli stessi consiglieri di opposizione a prendere coscienza di ciò che sarebbe stato combinato negli ultimi anni da chi veniva percepito come estraneo alla comunità politica e territoriale sangiovannese.

Tradotto dal politichese al linguaggio del bar:

"Guardatevi attorno e fatevi due domande." Una frase semplice. Ma che contiene una carica politica devastante.

Perché chi siede in Consiglio comunale conosce perfettamente la realtà del territorio.

Conosce i problemi.

Conosce le promesse fatte.

Conosce i risultati ottenuti.

E soprattutto conosce l'umore della popolazione.

IL VERO MESSAGGIO USCITO DALLE URNE

Il messaggio lanciato dagli elettori è stato più chiaro di una giornata di sole sulla Sila.

I cittadini non hanno chiesto guerre permanenti. Non hanno chiesto vendette. Non hanno chiesto regolamenti di conti.

Hanno chiesto un cambiamento.

E quando il popolo parla con questa chiarezza, la politica dovrebbe avere almeno la decenza di ascoltare.

Continuare a ragionare in termini di schieramenti rigidi, trincee ideologiche e vendette elettorali significherebbe ignorare proprio quel voto che invece chiede solo di essere rispettato. 

SAN GIOVANNI PRIMA DI TUTTO

Alla fine il punto è tutto qui.

Prima di essere maggioranza.

Prima di essere opposizione.

Prima di essere candidati.

Prima di essere consiglieri.

Sono tutti sangiovannesi.

E se davvero amano il paese come hanno dichiarato durante la campagna elettorale, adesso hanno l'occasione perfetta per dimostrarlo.

Governare è tutta un'altra faccenda.

Perché il popolo il suo lavoro lo ha fatto. E pure con una chiarezza che farebbe arrossire molti strateghi da tastiera. Ora tocca agli eletti. E lì, come sempre, comincia la parte più divertente della storia.

LA NOTTE PIÙ LUNGA DI A'MBROGLIA

Ma torniamo alla nostra storiella. Le leggende raccontano che quella notte Marco A'Mbroglia guardasse il cielo della Sila con lo stesso sguardo di Napoleone dopo Waterloo.

Con una differenza.

Napoleone almeno aveva conquistato mezza Europa.

A'Mbroglia aveva cercato di conquistare San Giovanni in Fiore.

Che probabilmente è più difficile.

Molto più difficile.

Perché l'Europa non ha i sangiovannesi.

IL TRIONFO DEL BAR SPORT

Mentre i sostenitori di Barile festeggiavano, nei bar iniziava il vero spoglio.

Quello eterno.

Quello che non finisce mai.

Quello fatto di battute.

Sfottò.

Ricostruzioni fantasiose.

Leggende popolari.

Analisi completamente inventate.

Secondo alcuni esperti da bancone, il risultato era già chiaro sei mesi prima.

Secondo altri addirittura dal 1987.

Secondo un anziano particolarmente ispirato, il verdetto era scritto nelle viscere di una soppressata osservata durante una sagra nel 2019.

Nessuno gli credette.

Ma nessuno riuscì nemmeno a smentirlo.

E MO MARCO, VA CÒGLIA RÌGANU ARA SCISA E PAOLA

Così si chiude questa favola.

Con Antonio Barile portato in trionfo.

Con i sostenitori che cantano.

Con gli avversari che riflettono.

Con i giornalisti che scrivono.

Con Facebook che esplode.

Con i bar che lavorano a pieno regime.

E con il popolo sangiovannese che ancora una volta ha fatto ciò che sa fare meglio.

Sorprendere tutti.

Perfino se stesso.

Mentre sulla Scisa di Paola (che non c'entra un cazzo con San Giovanni in Fiore) il vento continua a portare il profumo dell'origano.

Un profumo antico.

Testardo.

Inconfondibile.

Esattamente come San Giovanni in Fiore.

Perché si può provare a conquistarla.

Si può corteggiarla.

Si può studiarla.

Si può persino credere di averla capita.

Ma alla fine sarà sempre lei a decidere.

E quando decide, non c'è stratega, sondaggista, politologo o mago Otelma che tenga.

Parola di sangiovannesi.

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