ARA FACCIA VOSTRA!

CASTROLIBERO, IL COMUNE AFFONDA. MA LE INDENNITÀ GALLEGGIANO BENISSIMO

Se il Comune è una nave che imbarca acqua da tutte le parti, qualcuno ha già trovato il modo di restare asciutto: salendo sulla scialuppa delle indennità.


Mentre Castrolibero affronta una delle fasi finanziarie più delicate della sua storia, con un disavanzo che secondo quanto emerso nel dibattito politico sfiorerebbe i 10 milioni di euro, c'è una spesa che continua a viaggiare con la puntualità di un orologio svizzero: quella destinata agli emolumenti di sindaco e assessori, responsabili, lo ricordiamo, della crisi in atto. 

La determinazione n. 337 del 24 giugno 2026 quantifica infatti le indennità mensili in 11.832,41 euro complessivi: 4.002 euro al sindaco, 2.001 euro al vicesindaco, 1.800,90 euro a due assessori e 900,45 euro a un altro assessore (per la riduzione prevista dalla legge). Tutto perfettamente conforme alla normativa nazionale.

Ed è proprio qui che nasce la domanda politica. Perché la legittimità non coincide automaticamente con l'opportunità.

Se un Comune è arrivato sull'orlo del dissesto, se i cittadini vengono chiamati a stringere la cinghia, se incombe un piano di riequilibrio e si parla di un buco milionario, davvero nessuno ha pensato di dare il primo esempio?

Davvero era impossibile rinunciare, anche solo in parte, alle indennità?

La legge le prevede. Nessuno lo mette in discussione. Ma la legge non vieta certo un gesto politico. Anzi, nelle situazioni straordinarie è proprio la politica che dovrebbe distinguersi dalla semplice amministrazione contabile.

Invece il messaggio che arriva ai cittadini sembra essere un altro.

Il Comune è in emergenza?

Va bene.

I conti fanno paura?

Va bene.

Si parla di milioni di euro da recuperare?

Va bene.

L'importante è che il bonifico delle indennità non conosca crisi.

È la filosofia del "prima noi, poi forse il bilancio".

La cosa ancora più difficile da comprendere riguarda la responsabilità politica. Perché se davvero il Comune si trova in questa condizione economica, qualcuno quelle scelte le ha pur fatte.

E quel "qualcuno" non sono altri che gli stessi che continuano ad essere pagati coi soldi pubblici, nonostante responsabili dell'attuale crisi economica in cui versa il paese. 

Eppure il paradosso è che, mentre i cittadini rischiano di pagare il conto attraverso tasse più alte, servizi ridotti e sacrifici, chi ha amministrato continua a percepire regolarmente il proprio compenso.

È come assistere a una partita persa 10 a 0 e vedere l'allenatore chiedere il premio vittoria.

Nessuno pretende che sindaco e assessori lavorino gratis. Amministrare un Comune comporta responsabilità enormi ed è giusto che esista un'indennità prevista dalla legge.

Ma esiste anche qualcosa che non compare in nessun decreto ministeriale: il senso delle istituzioni.

Perché, davanti a un Comune sull'orlo del dissesto, il gesto più forte non sarebbe stato incassare l'indennità, ma rinunciarvi, ridurla o destinarla simbolicamente a un fondo comunale.

Sarebbe stato un messaggio potente.

Invece il Titanic continua a imbarcare acqua... e sul ponte superiore l'orchestra delle indennità suona ancora, impeccabile, senza perdere una nota.

Ara faccia vostra! 

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