DE SALAZAR, MISERENDINO E OCCHIUTO: IL TRIANGOLO DELLE BERMUDA DEL 118 COSENTINO
118 di Cosenza, il grande naufragio: ambulanze ferme, personale
in fuga e una riforma che rischia di affondare il soccorso pubblico
La sanità calabrese continua a vendere l'immagine di un sistema
moderno, efficiente e all'avanguardia. La realtà raccontata ogni giorno da
operatori e cittadini, però, sembra essere ben diversa. E il 118 dell'ASP di
Cosenza ne rappresenta forse l'emblema più evidente.
Alla cronica carenza di medici, infermieri e autisti
soccorritori si aggiunge una situazione che, se confermata nelle dimensioni
denunciate dagli operatori, dovrebbe far tremare qualsiasi amministratore
pubblico: ambulanze che si guastano durante le missioni, mezzi nuovi che
manifestano anomalie meccaniche, altri ancora parcheggiati per mesi in attesa
di assicurazioni, immatricolazioni, collaudi o autorizzazioni, mentre sulle
strade continuano a circolare veicoli con centinaia di migliaia di chilometri.
Negli ultimi giorni, secondo quanto riferito da più fonti interne
al servizio, due ambulanze partite verso Toscana ed Emilia-Romagna per
recuperare pazienti destinati al trasferimento in Calabria si sarebbero fermate
durante il viaggio a causa di guasti meccanici. Per fortuna i pazienti non
erano ancora a bordo. È andata bene. Stavolta.
La domanda, però, resta sospesa come una sirena nel silenzio: cosa
sarebbe successo se quei pazienti fossero già stati caricati?
Perché oggi il commissario straordinario dell'ASP di Cosenza,
Dal 2021 la Regione Calabria ha scelto di concentrare il governo
dell'emergenza sanitaria nelle mani di
La promessa era semplice: centralizzare gli acquisti, uniformare
il sistema, rendere più efficiente il 118 e modernizzare l'intera rete
dell'emergenza.
Le nuove ambulanze acquistate attraverso la centrale regionale
avrebbero dovuto mandare definitivamente in pensione mezzi ormai esausti.
Invece, secondo numerose segnalazioni raccolte nel tempo, molte sarebbero
rimaste inutilizzate per lunghi periodi, mentre sulle strade continuavano a
operare vecchi mezzi con percorrenze impressionanti.
Non meno controversa appare la gestione della manutenzione del
parco mezzi, da tempo oggetto di critiche da parte degli operatori. Se
un'ambulanza resta inutilizzabile per settimane o mesi, il problema non è
soltanto tecnico. Diventa organizzativo. E quando l'organizzazione si inceppa,
la responsabilità ricade inevitabilmente su chi governa il sistema.
Nel frattempo Azienda Zero ha avviato il trasferimento di oltre
1.200 lavoratori del 118 dalle ASP alla nuova struttura regionale. Un
passaggio che avrebbe dovuto rappresentare il simbolo della riforma e che
invece ha aperto una stagione di polemiche, ricorsi al TAR e profonde divisioni
sindacali. Molti operatori continuano a denunciare dubbi sulle tutele, sulle
coperture assicurative, sulle indennità, sull'organizzazione dei turni e sulla
concreta gestione del servizio.
Ma c'è un altro fronte che preoccupa ancora di più.
Se questa lettura fosse corretta, il quadro diventerebbe ancora più
inquietante.
Intanto cresce anche il malessere all'interno delle centrali
operative. Diversi operatori denunciano condizioni lavorative sempre più
difficili e un clima che starebbe spingendo numerosi infermieri a chiedere il
trasferimento verso altri servizi. Segnali che non possono essere liquidati
come semplici malumori, ma che meritano risposte concrete.
Nemmeno il rapporto con il volontariato e con le associazioni
convenzionate sembra aver trovato una stabilità definitiva. Dopo anni di
contestazioni, ritardi e difficoltà amministrative, la nuova convenzione è
arrivata soltanto nel 2026, senza però spegnere tutte le polemiche sulle
modalità di gestione e sull'equilibrio economico del servizio.
A questo punto la questione non è più tecnica.
L'ASP di Cosenza, guidata da Vitaliano De Salazar, è chiamata a
garantire il funzionamento quotidiano del servizio sul territorio.
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