SANITÀ PRIVATA CALABRIA: IL MIRACOLO DEI DIPENDENTI CHE NON ESISTONO

"SANITÀ PRIVATA CALABRIA: IL MIRACOLO DEI DIPENDENTI CHE NON ESISTONO"

"C'È CHI DENUNCIA PER AVERE GIUSTIZIA E CHI DENUNCIA SOLTANTO PERCHÉ NESSUN ALTRO DEBBA SUBIRE LA STESSA SORTE"

Questa storia non nasce da un esposto, né da una vertenza sindacale o da una denuncia presentata presso un Tribunale.

Questa storia nasce dalla paura.

Un lavoratore ci ha consegnato un contratto chiedendoci soltanto una cosa: non rivelare mai il suo nome e non pubblicare il nome della struttura sanitaria privata presso la quale ha prestato la propria attività. Lo ha fatto senza rabbia e senza alcuna intenzione di danneggiare qualcuno. Ci ha semplicemente detto che se avesse saputo prima ciò che stava firmando, probabilmente non lo avrebbe mai fatto.

Ci ha poi rivolto una richiesta ancora più importante della prima.

"Raccontate questa storia affinché nessun altro cada nella stessa trappola."

Noi quella promessa l'abbiamo mantenuta.

Non troverete qui nomi e cognomi, non troverete indirizzi e non troverete il nome della struttura interessata. Troverete invece ciò che conta veramente: le parole contenute nel contratto che ci è stato consegnato e le domande che quelle stesse parole inevitabilmente sollevano.

"IL CONTRATTO DEL MIRACOLO"

Il documento è denominato "Contratto di prestazione d'opera professionale" ai sensi degli articoli 2222 e seguenti del Codice Civile ed è stato sottoscritto da qualche mese per lo svolgimento delle mansioni di Operatore Socio Sanitario presso una struttura socio sanitaria privata accreditata della provincia di Cosenza.

Il contratto prevede espressamente:

  • trentotto ore settimanali di attività lavorativa;
  • un compenso fisso mensile pari ad 800 euro;
  • l'obbligo di garantire la continuità delle attività assistenziali programmate;
  • l'obbligo di compilare la documentazione sanitaria;
  • l'obbligo di rispettare i protocolli regionali e le linee guida applicabili;
  • l'obbligo di collaborare ai controlli di qualità;
  • l'obbligo di mantenere idonea copertura assicurativa professionale;
  • la durata del rapporto sino a fine anno.

Fin qui sembrerebbe trattarsi di un normalissimo rapporto di lavoro.

Peccato invece che, proprio lo stesso contratto, sostenga esattamente il contrario.

"IL PARADOSSO GIURIDICO"

Lo stesso documento precisa infatti che il rapporto:

  • non costituisce lavoro subordinato;
  • non comporta alcun obbligo di esclusiva;
  • non determina l'inserimento nell'organizzazione aziendale quale dipendente;
  • non comporta assoggettamento al potere disciplinare;
  • lascia al professionista piena autonomia tecnica, organizzativa e professionale;
  • esclude qualsiasi vincolo di orario tipico del lavoro subordinato.

Ed è esattamente in questo momento che il contratto si trasforma in un piccolo capolavoro di acrobazia giuridica.

Perché qualcuno dovrebbe spiegarci come sia possibile non avere alcun vincolo di orario e, contemporaneamente, prestare trentotto ore settimanali di attività lavorativa.

Qualcuno dovrebbe altresì spiegarci come sia possibile non essere inseriti nell'organizzazione aziendale di una struttura sanitaria privata e, contemporaneamente, garantire la continuità dell'assistenza agli ospiti della medesima struttura.

Infine qualcuno dovrebbe spiegarci come sia possibile essere perfettamente autonomi dal punto di vista professionale e, nello stesso momento, dover rispettare protocolli sanitari, procedure operative e linee guida organizzative stabilite da altri.

"IL MIRACOLO DEI CINQUE EURO"

Facciamo due semplici calcoli.

Trentotto ore settimanali equivalgono mediamente a circa centosessantaquattro ore lavorative mensili.

Ottocento euro mensili divisi per centosessantaquattro ore equivalgono ad un compenso lordo di circa quattro euro e ottantasette centesimi per ogni ora di lavoro prestata.

Tutto questo senza:

  • ferie;
  • tredicesima;
  • trattamento di fine rapporto;
  • indennità di malattia;
  • le ordinarie tutele proprie del lavoro subordinato.

Naturalmente sarà eventualmente compito degli organi ispettivi verificare la concreta esecuzione del rapporto lavorativo, poiché il diritto del lavoro italiano guarda sempre alla realtà dei fatti e non esclusivamente al nome attribuito dalle parti al contratto sottoscritto.

"QUANDO LE PAROLE NON BASTANO PIÙ"

Il problema non è rappresentato dall'utilizzo dell'istituto della prestazione d'opera professionale, perfettamente previsto dal nostro ordinamento giuridico.

Il problema nasce quando le caratteristiche concrete del rapporto sembrano iniziare a somigliare molto di più ad un rapporto di lavoro subordinato che non ad una prestazione professionale autonoma.

Perché esiste una domanda alla quale nessun contratto può sottrarsi.

Chi decide i turni di lavoro?

Chi organizza concretamente le attività assistenziali?

Chi impartisce le direttive operative?

Chi garantisce la continuità dell'assistenza sanitaria agli ospiti?

Chi vigila sul rispetto dei protocolli operativi?

Perché le risposte a tali domande potrebbero essere infinitamente più importanti del titolo riportato nella prima pagina del contratto.

"NON È IL CONTRATTO AD ESSERE SOTTO PROCESSO"

Questo dossier non vuole mettere sotto processo una singola struttura sanitaria privata.

Il bersaglio della nostra riflessione è un fenomeno molto più ampio che riguarda il rapporto sempre più problematico tra il mondo del lavoro e quello della sanità privata.

La sanità privata rappresenta una risorsa indispensabile del nostro sistema assistenziale quando opera nel pieno rispetto della legge, della dignità dei lavoratori e della qualità dell'assistenza erogata.

Ciò che non può invece essere considerato fisiologico è la progressiva trasformazione dei diritti dei lavoratori in semplici variabili economiche da comprimere ogni volta che sia possibile farlo.

"ABBIAMO MANTENUTO LA PROMESSA"

Avremmo potuto pubblicare nomi e cognomi.

Avremmo potuto indicare il nome della struttura interessata.

Avremmo perfino potuto pubblicare integralmente il contratto ricevuto.

Non lo faremo.

Perché il nostro interlocutore non ci ha chiesto vendetta.

Ci ha semplicemente chiesto di impedire che qualcun altro possa trovarsi, un domani, nelle medesime condizioni.

Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di raccontare questa storia senza nomi ma senza omettere nulla di ciò che realmente conta.

Perché la paura di denunciare è già una notizia di per sé.

E perché esiste una sola cosa peggiore di un lavoratore che ha paura di parlare: una società che si abitua a considerare quella paura come qualcosa di assolutamente normale.

"GLI ANZIANI MERITANO ASSISTENZA. I LAVORATORI MERITANO DIGNITÀ. IL SILENZIO NON MERITA MAI DI VINCERE."

E voi, cari imprenditori de sticazzi, che nelle conferenze stampa vi ergete a paladini del lavoro e a custodi del futuro dei nostri giovani, mettetevela ogni tanto una mano sulla coscienza. 

Perché il problema della Calabria non è soltanto chi parte, ma anche chi costringete a partire. Non si emigra soltanto per inseguire stipendi più alti, si emigra per cercare rispetto, dignità e diritti. 

E quando un giovane è costretto a scegliere tra restare sfruttato o partire per essere semplicemente trattato da lavoratore, la sconfitta non è soltanto sua: è di un'intera terra. Poi non lamentatevi se gli aerei per il Nord sono pieni e le strade del ritorno sempre più vuote. Non lamentatevi se non riuscite a trovare personale! 

I giovani non stanno abbandonando la Calabria. Troppo spesso è la Calabria che ha abbandonato loro.

Commenti

Post popolari in questo blog

MARCO AMBROGIO, UN PARASSITA POLITICO DAI MODI DA RAS NAZISTA.

CASTROLIBERO: IL PAESE DOVE LA POLITICA È UN ROMANZO ROSA

DR. RUGGIERO, IL PROBLEMA NON SONO I VOLONTARI. IL PROBLEMA È LEI E CHI LI USA COME CAPRO ESPIATORIO