TRUMP? PER HORMUZ È SOLO NU PISCIATÙRU QUALUNQUE

C'è qualcosa che non torna nella geopolitica del XXI secolo. 

Donald Trump minaccia, avverte, promette inferni diplomatici, fuochi biblici e castighi economici che neppure Mosè avrebbe osato pronosticare. Poi, dall'altra parte del mondo, qualcuno apre e chiude lo Stretto di Hormuz come fosse la saracinesca del garage di casa.


E allora una domanda sorge spontanea: ma il famigerato uomo più potente del mondo fa davvero così paura?

A sentire certa propaganda occidentale dovrebbe bastare un suo sopracciglio alzato per far tremare mezzo pianeta. E invece no. C'è chi lo sfida apertamente, chi lo provoca e chi sembra persino divertirsi a testare il livello di sopportazione della Casa Bianca.

Trump tuona, Hormuz si chiude. Trump rilancia, Hormuz si riapre. Trump minaccia sanzioni atomiche, qualcuno risponde con uno sbadiglio diplomatico e continua a fare i propri calcoli strategici.

Sembra quasi una tragicommedia. Da una parte il cowboy che entra nel saloon promettendo di mettere tutti in riga. Dall'altra c'è chi continua tranquillamente a giocare a carte senza neppure voltarsi.

Per anni ci hanno raccontato che bastava una portaerei americana all'orizzonte per riportare il silenzio. Oggi non basta nemmeno un post infuocato sui social o una conferenza stampa dai toni apocalittici. Il mondo è cambiato e la geopolitica ha smesso di essere un film americano con un solo protagonista.

Il punto non è stabilire chi abbia ragione o torto. Il punto è un altro. Se continui a minacciare tutti, prima o poi qualcuno smette di avere paura. È la vecchia favola del pastore che gridava al lupo. Alla ventesima minaccia, il rischio è che il lupo diventi soltanto un meme.

Trump ama mostrarsi come lo sceriffo del pianeta. Ma anche gli sceriffi devono fare i conti con la realtà. Se ogni ultimatum diventa un titolo da prima pagina e non produce gli effetti sperati, l'immagine dell'uomo forte comincia lentamente a sgonfiarsi come un canotto bucato ad agosto.

Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz continua a ricordarci una verità che la propaganda dimentica spesso di raccontare: il petrolio non vota alle elezioni americane e la geopolitica non obbedisce ai sondaggi.

Forse la vera domanda non è se il mondo abbia paura di Trump. La domanda è se Trump si sia accorto che il mondo ha imparato a non averne più come una volta.

E quando i grandi della Terra smettono di impressionare chi hanno davanti, il rischio è sempre lo stesso: da uomo nero del pianeta a semplice "pisciatùru" geopolitico il passo, a volte, è sorprendentemente breve.

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