AZIENDA ZERO: MISERENDINO, RUSSO E MINNITI, ANDRESTE TOLTI A CALCI IN CULO DALLA CALABRIA!
AZIENDA ZERO... COSCIENZA ZERO.
DOPO LA MORTE DI ANDREA, IL SILENZIO SAREBBE STATO L'UNICA RISPOSTA DEGNA. INVECE RESTA IL COMUNICATO DELLA VERGOGNA.
Andrea aveva ventitré anni.
Aveva una passione immensa per il pianoforte, un Conservatorio da terminare, una vita davanti e una famiglia che la amava più di ogni altra cosa. Poi è arrivata quella maledetta sera sulla Statale 18. Un incidente. La corsa disperata. I giorni sospesi tra la speranza e la paura. Infine la notizia che nessuno avrebbe mai voluto ascoltare.
Andrea non ce l'ha fatta.❤️
Eppure, proprio quando il mondo dei suoi genitori è crollato, Giovanni e Nerina hanno trovato una forza che lascia senza fiato. Hanno scelto di donare gli organi della loro figlia. Proprio nel momento in cui la loro vita si è spezzata, hanno deciso di restituire vita ad altri.
Ci vuole un coraggio immenso. Un amore che va oltre ogni limite... oltre ogni immaginazione.
Io stesso e molti altri, non so se ne saremmo stati capaci.
Davanti a un dolore così grande non esistono parole sufficienti. Esiste soltanto il rispetto. Quel rispetto che ogni istituzione dovrebbe avere il dovere morale di dimostrare.
Ed è proprio per questo che la risposta pubblica di Azienda Zero lascia un'amarezza profonda. Rabbia... nient'altro.
In quelle ore drammatiche, mentre una famiglia viveva il peggiore degli incubi, la preoccupazione dei tre dirigenti di Azienda Zero, è sembrata essere quella di precisare che il tempo di intervento fosse stato di ventiquattro minuti e che l'attesa potesse essere stata percepita, dal papà e dalla mamma di Andrea, come più lunga.
No.
Il punto non era questo.
Non lo è mai stato.
Il punto era una ragazza di ventitré anni aggrappata alla vita.
Il punto erano due genitori che aspettavano un miracolo.
Il punto era il dovere di mostrare umanità prima ancora che burocrazia.
Quando si guida un servizio pubblico essenziale non basta amministrare procedure. Bisogna anche comprendere il peso delle parole. Per questo la comunicazione di Azienda Zero è stata percepita da tutti come distante, fredda, incosciente e profondamente inopportuna.
Il direttore generale Gandolfo Miserendino, il direttore amministrativo Fabrizio Russo e il direttore sanitario Domenico Minniti quale diritto hanno di difendere il lavoro dell'ente che dirigono... se lo stanno solo distruggendo? Dovrebbero avere, invece, la decenza di stare zitti e vergognarsi. Nonché il dovere di accettare che una comunicazione istituzionale possa essere giudicata, criticata e ritenuta inadeguata quando una comunità intera la vive come una ferita ulteriore.
Sulla vicenda che ha profondamente colpito la Calabria, il presidente della Regione e commissario alla Sanità, Roberto Occhiuto, non ha finora preso pubblicamente le distanze dal comunicato di Azienda Zero né ha espresso una posizione sulla sua opportunità. Un silenzio che molti cittadini e osservatori interpretano come una mancata risposta politica davanti a una tragedia che ha scosso l'intera regione.
La sanità non è un bilancio.
Non è una tabella.
Non è un comunicato.
È fatta di persone. E quando una persona muore, la prima risposta dovrebbe essere il rispetto. Solo dopo arrivano le verifiche, le relazioni tecniche e i numeri.
Andrea, invece, lascia una lezione immensa.
Mentre le istituzioni discutevano di minuti, lei, attraverso la scelta dei suoi genitori, regalava anni di vita ad altri esseri umani.
C'è una differenza enorme tra chi difende un sistema e chi, nel dolore più assoluto, sceglie comunque di salvare altre vite.
Quella differenza ha il volto di Giovanni e Nerina.
Ed è davanti a quel coraggio che oggi dovrebbe inchinarsi tutta la sanità calabrese, tutta la Calabria. Occhiuto in primis!
Perché il rispetto non si misura con un cronometro. Si misura con la coscienza.
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