CALABRIA + SICILIA = POTENZA MONDIALE: MATILDE, SPOSAMI E FACCIAMO LA RIVOLUZIONE!
MATILDE, SPOSAMI! FONDIAMO IL REGNO DELLE DUE KALABRIE
DALLA PRESUNTA ROTTURA CON ROBERTINO ALLA MONARCHIA PIÙ UTILE, PAZZA, GENIALE E GASTRONOMICAMENTE PERICOLOSA DEL MEDITERRANEO
21 AGOSTO 2026
Partiamo subito da una precisazione indispensabile, perché noi di Calabria Magazine possiamo anche essere completamente rincoglioniti, ma almeno cerchiamo di esserlo con metodo: gira una voce, non verificata, secondo cui Matilde Siracusano e Roberto “Robertino” Occhiuto si sarebbero lasciati.
Una voce di corridoio, dunque. Una di quelle che in politica nascono davanti a un caffè, passano per un WhatsApp, fanno una sosta dal parrucchiere e, prima di cena, sono già diventate una crisi istituzionale con tanto di nota diplomatica dell'ONU.
Noi non sappiamo se sia vero.
E francamente non ci interessa nemmeno.
Perché appena abbiamo sentito quella voce, abbiamo avuto un'illuminazione.
Un'illuminazione talmente potente che probabilmente è saltato pure il contatore.
MATILDE, SPOSAMI.
Sì, proprio così.
Non stare lì a chiederti perché.
Non domandarti dove voglio andare a parare.
Non chiamare uno psicologo o un'esorcista.
Ascoltami fino alla fine.
Perché io non ti sto proponendo un semplice matrimonio.
Ti sto proponendo un progetto geopolitico, economico, gastronomico, energetico e monarchico di proporzioni bibliche.
Ti sto proponendo di fondare insieme una nuova nazione.
Una nazione seria, naturalmente.
Serissima.
Talmente seria che avrà pure una Costituzione.
Ma siccome siamo calabresi e siciliani, prima di scriverla ci mangiamo qualcosa.
NASCE IL REGNO DELLE DUE KALABRIE
Perché quello delle due Sicilie c'è già stato. La prima decisione sarà semplicissima.
Calabria e Sicilia si uniscono.
Il resto d'Italia ci saluta con affetto, ci manda qualche cartolina ogni tanto e soprattutto evita di telefonare durante l'ora di pranzo.
Nasce così il REGNO DELLE DUE KALABRIE.
Con la K.
Perché “Due Calabrie” sarebbe grammaticalmente corretto, ma troppo banale.
La K dà quel tocco internazionale, vagamente esotico, vagamente balcanico, vagamente da villaggio turistico con la piscina.
La bandiera sarà bellissima. La bandiera del Regno delle Due Kalabrie sarà un capolavoro di diplomazia gastronomica: fondo rosso e oro, al centro lo stemma reale con due corone, una per la Calabria e una per la Sicilia, sorrette da una soppressata e un cannolo incrociati come fossero scettri.
Sopra lo stemma, la scritta:
“REGNO DELLE DUE KALABRIE”
Sotto, il motto ufficiale:
“CHI VUOLE, PAGA. CHI MANGIA, TORNA.”
E naturalmente, nell'angolo inferiore, una piccola 'nduja al posto dell'aquila imperiale, perché l'aquila sarà pure nobile, ma con la 'nduja ci finanziamo pure il bilancio dello Stato.
Il simbolo nazionale sarà una corona sopra una soppressata.
L'inno sarà eseguito da un'orchestra composta da zampognari calabresi, musicisti siciliani e un tizio di San Giovanni in Fiore che suona la fisarmonica da quando aveva dodici anni e non ha mai chiesto un permesso alla SIAE.
La capitale, invece, sarà un problema.
Palermo dirà Palermo.
Reggio dirà Reggio.
Cosenza dirà Cosenza.
Messina dirà Messina.
Catanzaro dirà “finalmente qualcuno ci considera”.
E alla fine faremo la cosa più intelligente possibile: non scegliamo una capitale e litighiamo meno.
Avremo pertanto una capitale amministrativa, una politica, una culturale, una turistica, una gastronomica e una dove si mangia meglio.
Quest'ultima, ovviamente, sarà oggetto di una guerra civile. Ma rigorosamente dopo pranzo.
MATILDE REGINA, IO CONSORTE REALE
Tu, Matilde, sarai naturalmente Regina Matilde I delle Due Kalabrie.
Io, per modestia, mi accontenterò del titolo di Re Lucifer I, Consorte Reale, Ministro Supremo delle Idee Improbabili e Commissario Straordinario per la Sopravvivenza del Buonsenso.
Non sarà una monarchia assoluta.
Sarà una monarchia semiassoluta.
Cioè tu avrai l'ultima parola.
Io avrò la penultima.
E quando non saremo d'accordo faremo quello che fanno tutti i governi seri: rimandiamo la decisione a domani, mangiamo e vediamo se nel frattempo è cambiato qualcosa.
Ma attenzione, cara Matilde.
Non devi avere paura.
Perché io lo so cosa stai pensando.
“Questo è completamente pazzo.”
Esatto.
Ma almeno questa volta la pazzia ha un piano industriale.
Perché noi abbiamo una cosa che spesso dimentichiamo di possedere.
Abbiamo tutto.
Abbiamo il mare, le montagne, la Sila, l'Aspromonte, l'Etna, le isole, le coste, i boschi, i borghi, la Magna Grecia, castelli, monasteri, chiese, archeologia, cultura, dialetti, musica, artigianato, agricoltura, turismo, storia, cannoli, arancini e una cucina che da sola potrebbe chiedere l'indipendenza dall'Italia.
Abbiamo soppressata, 'nduja, caciocavallo, pecorini, olio, vino, bergamotto, cipolla di Tropea, peperoncino, patate della Sila, liquirizia, tartufo di Pizzo, tonno, agrumi e una quantità di roba buona talmente imbarazzante che un nutrizionista, entrando in Calabria, rischierebbe di dimettersi spontaneamente.
Il problema non è che siamo poveri.
Il problema è che spesso abbiamo una cassaforte piena e ci comportiamo come se dentro ci fosse soltanto il libretto delle istruzioni.
IL NUOVO MODELLO ECONOMICO: PAGHIAMO CON QUELLO CHE ABBIAMO
Nel Regno delle Due Kalabrie aboliremo una volta per tutte quella vecchia abitudine di aspettare qualcuno che ci mandi i soldi.
Basta.
Ogni servizio pubblico sarà collegato alle risorse del territorio.
Serve una strada?
La paghiamo con i prodotti del territorio.
Serve una scuola?
La finanziamo con il turismo.
Serve un ospedale?
Attiviamo la filiera gastronomico-sanitaria.
Serve una rotatoria?
Mettiamo sul mercato qualche migliaio di 'nduje e vediamo che succede.
Questa non è economia.
È economia a chilometro zero con tendenza monarchica.
Immaginiamo una mattina qualsiasi.
Mi telefona il sindaco di San Fili.
“Pronto, Maestà?”
“Dìcia, ohi Co... ”
“Abbiamo un problema sulla Statale 107.”
“Che problema?”
“Una buca.”
“Quanto è grande?”
“Maestà, praticamente ha finanche il suo codice postale.”
“Quanto costa sistemarla?”
“Duemila euro.”
“Perfetto. Mandatemi due soppressate e due casicavàddri d'a Sila.”
“Maestà, è sicuro?”
“Certissimo. E se avanzano cinquanta euro ci mettete pure il catrame.”
Detto, fatto. E la buca viene riparata.
La soppressata viene venduta.
Il produttore guadagna.
Il Comune incassa.
La strada viene sistemata.
E soprattutto finalmente possiamo attraversare la 107 senza sentirci dentro una puntata di Dakar.
LA SANITÀ PAGATA A TARTUFO
Ma il capolavoro arriva con la sanità.
Immaginiamo che manchi un posto letto.
Il direttore sanitario telefona al Palazzo Reale.
“Maestà, abbiamo bisogno di un letto.”
“Quanto costa?”
“Non lo so esattamente.”
“Non importa. Chiamo Pizzo.”
Parte la telefonata.
“Pronto, sindaco di Pizzo?”
“Pronto, Maestà.”
“Mi servono quarantacinque gelati al tartufo.”
“Quarantacinque?”
“Esatto.”
“Per una festa?”
“No. Per l'ospedale.”
Silenzio.
“Maestà, mi spieghi.”
“Dobbiamo comprare un letto.”
“E con quarantacinque tartufi?”
“Vendiamo i gelati, prendiamo il ricavato e compriamo il letto.”
Il sindaco riflette.
“Maestà, possiamo farne cinquanta?”
“Perché?”
“Così magari ci scappa pure il materasso e il comodino.”
Questa è la nostra sanità.
Non più bilanci incomprensibili.
Non più numeri che sembrano usciti da una calcolatrice posseduta.
Tartufo, letto.
È il primo sistema sanitario al mondo in cui il percorso terapeutico potrebbe iniziare dal dessert.
LA SCUOLA FINANZIATA A BERGAMOTTO
Servono dieci banchi nuovi?
Nessun problema.
“Quanti bergamotti servono?”
“Circa mille.”
“Vendiamoli.”
“E se ne servono duemila?”
“Vendiamo duemila bergamotti.”
“E se ne servono diecimila?”
“Finalmente qualcuno ha capito come funziona l'economia.”
Nel nostro Regno il bergamotto non sarà soltanto un agrume.
Sarà una risorsa strategica nazionale.
Avremo perfino il Ministero del Bergamotto.
Il ministro avrà un unico compito: assicurarsi che nessuno venga a dirci che il bergamotto “non è poi così importante”.
Perché alla prima dichiarazione del genere, gli faremo bere un litro di succo e lo lasceremo riflettere.
ZERO IMPORT, SOLO EXPORT
E qui arriva la parte veramente rivoluzionaria.
Nel Regno delle Due Kalabrie l'importazione verrà drasticamente ridotta per tutto ciò che siamo in grado di produrre autonomamente. Anzi abolita!
Non abbiamo bisogno di comprare dal mondo ciò che possiamo produrre meglio a casa nostra.
E soprattutto non abbiamo alcuna intenzione di svendere le nostre eccellenze.
Noi esportiamo.
Soltanto export.
Il mondo vuole i nostri prodotti?
Benissimo.
Li paga.
E li paga profumatamente.
Altro che dazi.
I dazi li mettiamo noi.
Vuoi la 'nduja?
Paghi.
Vuoi la soppressata?
Paghi.
Vuoi il caciocavallo?
Paghi.
Vuoi il bergamotto?
Paghi.
Vuoi la cipolla di Tropea?
Paghi.
Vuoi il tartufo di Pizzo?
Paghi.
Vuoi le patate della Sila?
Paghi.
Vuoi il vino?
Paghi.
Vuoi cannoli e arancini siciliani?
Paghi!
E se qualcuno telefona dicendo “è troppo caro”, dalla Dogana Reale partirà una risposta ufficiale, elegantissima e istituzionalmente impeccabile:
“Allora mangiati u cazzu ca ti frica.”
MCDONALD'S PUÒ RESTARE DOVE SI TROVA
Non abbiamo nulla contro McDonald's.
Ci mancherebbe.
Ma nel Regno delle Due Kalabrie potrebbe diventare un'attrazione storica.
Un turista americano entrerà in un museo e vedrà un vecchio Big Mac.
“Cos'è?”
“Un reperto.”
“A cosa serviva?”
“Era solo un panino.”
“E perché non mangiavate una soppressata?”
“Non lo sappiamo. Erano tempi difficili.”
Per la Coca-Cola vale lo stesso discorso.
Abbiamo agrumi, cedrate, gassose, acqua, vino, liquori e una varietà di bevande che permette a una tavola calabrese di trasformarsi in una conferenza internazionale dell'alcolismo gastronomico.
Se qualcuno vuole comunque importare una Coca-Cola, liberissimo. Se la comprasse su Amazon.
Ma pagherà una tassa di lusso.
Una lattina costerà quindici Kalabrini. Perché il kalabrino sarà la moneta ufficiale.
UN KALABRINO > 100 EURO
Non perché siamo cattivi.
Perché abbiamo il bergamotto.
TOMMY HILFIGER E TUTTI GLI STILISTI STRANIERI PUÒ TRANQUILLAMENTE PRENDERE IL CAFFÈ
Tommy Hilfiger?
Grande marchio.
Rispetto.
Ma noi abbiamo artigiani, tessuti, tradizioni, sartorie e un patrimonio culturale che non ha bisogno di un'etichetta americana cucita sul petto per ricordarci chi siamo.
Nel nostro Regno nascerà la moda delle Due Kalabrie.
La collezione inaugurale si chiamerà:
“LUSSO E SOPPRESSATA”.
Camicia di lino.
Giacca sartoriale.
Scarpa artigianale.
E, come dettaglio distintivo, una piccola 'nduja ricamata sul taschino.
Sarà un successo mondiale.
Milano impazzirà.
Parigi impazzirà.
New York impazzirà.
E qualcuno finirà probabilmente al pronto soccorso dopo aver cercato di indossare una soppressata come cravatta.
TRUMP PUÒ CHIAMARE, MA PRIMA PASSA DALLA DOGANA
Poi magari telefona Trump.
“Your Majesty, I want your products.”
“Chini cazzu si?”
“Donald. Your cumpàre americano... "
“E chi fuck vuoi?”
“All of them.”
“Perfetto.”
“How much?”
“Molto.”
“But I'm Donald Trump.”
“E quindi?”
Silenzio.
“America is great.”
“E nui cchiù great e tia...”
“I want your 'nduja.”
“Quanta ne vuoi?”
“Everything.”
“Paghi.”
“Can I have a discount?”
“Assolutamente no.”
“Why?”
“Perché siamo diventati indipendenti.”
E chiudiamo la telefonata.
Non per arroganza.
Per orgoglio commerciale.
Perché se il mondo vuole la nostra eccellenza, deve finalmente capire che l'eccellenza non è una svendita al supermercato.
E IL PETROLIO?
A questo punto qualcuno dirà:
“Bellissimo il progetto, Maestà. Ma con cosa alimentiamo il Regno?”
Semplice.
Chiamiamo Putin.
“Pronto, Vladimir?”
“Chi parla?”
“Re Lucifer, Regno delle Due Kalabrie.”
Silenzio.
“Ci serve un tubo.”
“Per cosa?”
“Petrolio.”
“Quanto?”
“Abbastanza.”
“E il gas?”
“Facciamo un altro tubo.”
“Dove arrivano?”
“Trebisacce.”
“Perché Trebisacce?”
“Perché da qualche parte bisogna pur cominciare.”
E sono convinto che Putin, dopo aver sentito la proposta, rimarrebbe qualche secondo in silenzio.
Poi chiederebbe:
“E come pagate?”
E qui entra in funzione il nostro sistema economico.
PUTIN, PREPARATI: ARRIVANO LE SAZÌZZE
“Vladimir, noi non paghiamo in dollari.”
“Euro?”
“No.”
“Rubli?”
“No.”
“E allora?”
“Sazìzze.”
Silenzio.
“Cosa?”
“Sazìzze. Chili e chili.”
Poi aggiungiamo 'nduja.
Caciocavallo.
Patate della Sila.
Olio.
Vino.
Bergamotto.
E infine il colpo diplomatico definitivo.
Due o tre scatolette di Tonno Callipo ccuru piparìeddru e Diamante.
Putin apre la scatoletta.
Assaggia.
Guarda il ministro dell'Energia russo.
“Quanto petrolio volevano?”
“Un po'.”
“Diamogliene il doppio.”
E l'accordo energetico è fatto.
Niente trattati.
Niente summit.
Niente 400 pagine di documenti.
Tonno, 'nduja e sazìzze.
La diplomazia del futuro.
LA CIPOLLA DI TROPEA FINANZIERÀ GLI AEROPORTI
La cipolla di Tropea, invece, avrà un compito strategico.
Finanzierà gli aeroporti.
Ogni cipolla esportata produrrà una piccola quota destinata alle infrastrutture aeroportuali.
Una cipolla.
Un contributo.
Dieci cipolle.
Un altro contributo.
Mille cipolle.
Cominciamo a pensare alla pista.
Un milione di cipolle.
Terminal internazionale.
Alla fine avremo aeroporti talmente finanziati che gli aerei non decolleranno più.
Prenderanno direttamente il volo dal profumo.
IL TURISMO SARÀ IL NOSTRO BANCOMAT
E poi c'è il turismo.
Il vero petrolio del Regno.
Ma stavolta senza bucare montagne.
Il turista arriva.
Mangia.
Dorme.
Visita.
Compra.
Fotografa.
Racconta.
Ritorna.
E soprattutto lascia denaro sul territorio.
Quel denaro finanzia servizi.
I servizi migliorano.
Arrivano altri turisti.
I turisti spendono.
Il territorio incassa.
E il circuito ricomincia.
Una roba talmente semplice che, proprio per questo, rischia di sembrare rivoluzionaria.
LA STORIA NON SI VENDE, SI FA FRUTTARE
Abbiamo Magna Grecia, castelli, monasteri, borghi, chiese, siti archeologici, tradizioni, dialetti, musica, artigianato.
Non dobbiamo vendere la nostra storia.
Dobbiamo farla diventare economia senza trasformarla in un luna park.
Un museo restaurato produce turismo.
Un castello valorizzato produce turismo.
Un borgo curato produce turismo.
Una festa tradizionale organizzata bene produce turismo.
Un artigiano che lavora produce reddito.
Un produttore agricolo che vende produce reddito.
Un ristorante che valorizza prodotti locali produce reddito.
E il turista, alla fine, torna a casa con una valigia piena di prodotti delle Due Kalabrie.
Ma una cosa sarà chiarissima:
la valigia la paga.
E pure bene. Perché produciamo pure quella. La famosa valigia in cartone attaccàta 'ccuru spagu.
E anche perché abbiamo finalmente smesso di comportarci come quelli che possiedono un tesoro e lo vendono al prezzo del ferro vecchio.
LA COSTITUZIONE PIÙ SERIA DEL MONDO
La nostra Costituzione sarà breve, ma inattaccabile.
Il primo articolo stabilirà che il Regno delle Due Kalabrie è indipendente, sovrano e permanentemente affamato di libertà, autonomia e diritti.
Il secondo stabilirà che Calabria e Sicilia sono unite nella buona sorte, nella cattiva sorte e soprattutto davanti a una tavola imbandita.
Il terzo stabilirà che la 'nduja è patrimonio strategico nazionale e non può essere utilizzata come semplice antipasto quando sono presenti delegazioni straniere.
Il quarto stabilirà che il caciocavallo silano può essere utilizzato come strumento di pagamento in caso di emergenza nazionale.
Il quinto stabilirà una cosa fondamentale:
chi promette una strada, un ospedale, un aeroporto o un servizio pubblico deve prima spiegare come intende pagarlo.
Se risponde “con un finanziamento”, viene mandato a casa.
Se risponde “con un tavolo tecnico”, viene mandato a casa a piedi.
Se risponde “con una rimodulazione delle risorse”, viene accompagnato personalmente alla frontiera a calci in culo.
Se invece dice:
“Abbiamo questo prodotto, questa risorsa, questo turismo, questa entrata e questo progetto”,
allora si siede.
E lavora.
IL MINISTERO DELLE COSE FATTE
Avremo anche un Ministero fondamentale.
Il Ministero delle Cose Fatte.
Un ministero talmente rivoluzionario che probabilmente verrà studiato nelle università di tutto il mondo.
Il ministro non dovrà parlare molto.
Dovrà fare.
Se promette una strada, deve esserci la strada.
Se promette un ospedale, deve esserci l'ospedale.
Se promette un aeroporto, almeno deve esserci una pista.
Se promette un ponte, sarebbe opportuno che non fosse soltanto quello del discorso inaugurale.
E se non riesce a fare qualcosa?
Lo dice.
Senza conferenza stampa.
Senza grafici.
Senza powerpoint.
Senza tre ore di “abbiamo messo in campo”.
Dice semplicemente:
“Non ce l'abbiamo fatta.”
E se ne va affanculo.
Questa, nel 2026, sarebbe già una rivoluzione planetaria.
IL VERO PROGETTO DEL REGNO
E allora, cara Matilde, torniamo al punto da cui siamo partiti.
Non so se tu e Robertino vi siate davvero lasciati.
Non so se questa voce sia vera.
Non so nemmeno se tu abbia mai immaginato che qualcuno potesse proporti una cosa del genere.
Ma io una certezza ce l'ho.
Questo matrimonio sarebbe rivoluzionario. E s'ha da fare!
Non perché ci sarebbero una corona, un castello e due sposi completamente fuori di testa.
Sarebbe rivoluzionario perché proveremmo a cambiare una mentalità.
Quella secondo cui noi abbiamo sempre bisogno di qualcuno che venga da fuori a dirci quanto valiamo.
No.
Basta.
Noi sappiamo quanto valiamo.
O almeno dovremmo cominciare a saperlo.
Abbiamo prodotti straordinari.
Abbiamo territori straordinari.
Abbiamo mare e montagna.
Abbiamo storia.
Abbiamo cultura.
Abbiamo tradizioni.
Abbiamo agricoltura.
Abbiamo turismo.
Abbiamo artigianato.
Abbiamo cucina.
Abbiamo identità.
E abbiamo milioni di persone nel mondo che, appena assaggiano qualcosa prodotto qui, vedono il nostro mare, le nostre montagne, conoscono la nostra storia e le nostre tradizioni, improvvisamente capiscono che la vita aveva un senso.
Il problema non è ciò che ci manca.
È quello che non abbiamo saputo trasformare in ricchezza, servizi, lavoro e futuro.
E allora facciamolo.
MATILDE, NON AVERE PAURA
Matilde, non avere paura.
Se ci sposiamo, non sarà una semplice unione sentimentale.
Sarà una fusione societaria con finalità geopolitiche.
Avremo un Regno.
Avremo una bandiera.
Avremo un inno.
Avremo una moneta.
Avremo una Costituzione.
Avremo due tubi da Trebisacce, uno per il gas e uno per il petrolio. Un litro di carburante costerà quanto un cucchiaino 'nzivàto di' nduja. Un metro cubo di gas quanto na patata d'a Sila.
Avremo la cipolla di Tropea per finanziare gli aeroporti.
Avremo il tartufo di Pizzo per comprare i letti ospedalieri.
Avremo il bergamotto per finanziare le scuole.
Avremo soppressate e sazìzze per tappare le buche.
Avremo la 'nduja per pagare Putin.
Avremo il tonno Callipo per chiudere i trattati internazionali.
E quando qualcuno dall'Europa ci chiederà:
“Ma voi cosa state facendo?”
Risponderemo:
“Stiamo costruendo un Paese.”
Quando arriverà l'America:
“Can we buy your products?”
“Certainly. Pay first.”
Quando arriverà Trump:
“Make Calabria Great Again!”
No.
Troppo tardi.
L'abbiamo già fatta grande.
Quando arriverà McDonald's:
“Would you like a Big Mac?”
“No grazie, abbiamo già la soppressata.”
Quando arriverà Coca-Cola:
“Would you like something to drink?”
“Certamente.”
“Cosa?”
“Un bicchiere di vino calabrese.”
E quando qualcuno ci chiederà:
“Ma non avete paura di rimanere soli?”
No.
Perché non saremo soli.
Avremo il mare.
Avremo le montagne.
Avremo la nostra storia.
Avremo la nostra gente.
Avremo i nostri prodotti.
Avremo la Sicilia.
E soprattutto avremo una cosa che forse ci è mancata per troppo tempo:
la convinzione di poter essere padroni del nostro valore.
Quindi, cara Matilde, te lo chiedo ufficialmente.
SPOSAMI.
Fondiamo il REGNO DELLE DUE KALABRIE.
Tu fai la Regina.
Io faccio il Re.
Calabria e Sicilia fanno il resto.
E al primo Consiglio della Corona, mentre tutti saranno impegnati a discutere di bilanci, geopolitica, energia e infrastrutture, noi metteremo sul tavolo una soppressata, un caciocavallo, una 'nduja, una cipolla di Tropea, un tartufo di Pizzo, una patata della Sila e due scatolette di Tonno Callipo.
Poi guarderemo tutti negli occhi.
E diremo la frase destinata a cambiare per sempre la storia economica del Mediterraneo:
“Signori, con questo patrimonio qui sopra, qualcuno mi vuole ancora spiegare perché cazzo dobbiamo andare a chiedere l'elemosina al resto del mondo?”
Silenzio.
Poi il ministro dell'Economia alzerà la mano.
“Maestà?”
“Dica.”
“Per la benzina?”
“Putin.”
“Per il gas?”
“Putin.”
“Per gli ospedali?”
“Pizzo.”
“Per le scuole?”
“Bergamotto.”
“Per le strade?”
“Soppressata.”
“Per gli aeroporti?”
“Tropea.”
“Per il turismo?”
“Il mondo intero.”
“Per u pilu?”
“U pilu. Abbiamo chilometri di pilu, montagne di pilu, ponti di pilu...”
“E per pagare il debito pubblico?”
A quel punto guarderemo Matilde.
Matilde guarderà me.
Io guarderò il ministro.
E diremo insieme:
“Questo lo risolviamo dopo pranzo.”
E così, finalmente, nascerà il più grande esperimento geopolitico mai concepito tra lo Stretto di Messina e la Sila.
IL REGNO DELLE DUE KALABRIE.
Con la K.
Perché con la C avevamo già provato.
Adesso proviamo a farlo con la K, la 'nduja e una quantità industriale di pilu e sana follia.
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