CEUTA, SPAGNA: QUANDO IL VICINO LITIGA CON IL MARITO... E TU CHIAMI I CARABINIERI


CEUTA, SPAGNA: QUANDO IL VICINO LITIGA CON IL MARITO... E TU CHIAMI I CARABINIERI

Ceuta. Territorio spagnolo in Africa. Migliaia di migranti attraversano il confine dal Marocco. La Spagna si ritrova con un'emergenza gigantesca tra le mani, l'esercito viene schierato, i rimpatri iniziano a ritmo serrato e Pedro Sánchez parla di un attacco alla sovranità nazionale.

Fin qui la cronaca.


Poi, improvvisamente, dal balcone di Palazzo Chigi si sente un rumore.

Non è una sirena.

Non è un elicottero.

È l'Italia che si affaccia dalla finestra e urla:

"SPAGNA! ADESSO BASTA!"

La scena è surreale.

È come se nel condominio del quinto piano scoppiasse una perdita d'acqua e quello del secondo convocasse l'assemblea perché gli dà fastidio il rumore del trapano.

MELONI: "PRONTI A SOSPENDERE SCHENGEN"

Giorgia Meloni ha definito impressionanti le immagini provenienti da Ceuta e ha sostenuto che l'immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia per la sicurezza europea. Da qui l'annuncio della disponibilità a ricorrere anche alla sospensione temporanea di Schengen nei confronti della Spagna per tutelare la sicurezza nazionale.

Traduzione satirica.

È come dire:

"Hai bucato una gomma a Barcellona? Da domani controllo i documenti a Fiumicino."

ENTRA IN SCENA ANTONIO TAJANI

Antonio Tajani, invece che esprimere solidarietà e correre in aiuto dei cugini spagnoli, ha rincarato la dose sostenendo che Madrid avrebbe sbagliato la politica migratoria, criticando anche la scelta del governo Sánchez di regolarizzare centinaia di migliaia di persone irregolari. Parole che hanno fatto infuriare il governo spagnolo, tanto da spingere il ministro degli Esteri José Manuel Albares a convocare l'ambasciatore italiano accusando Roma di fare demagogia invece che solidarietà europea.

Tradotto dal politichese all'italiano corrente:

"Avete gestito male casa vostra."

Risposta della Spagna, in sintesi:

"E tu chi ti credi di essere? L'amministratore del condominio Europa?"

MA UNA DOMANDA NASCE SPONTANEA...

Che cosa c'entra l'Italia?

No, sul serio.

Ceuta è territorio spagnolo.

Il confine è tra Marocco e Spagna.

I migranti entrano in Spagna.

Il problema esplode in Spagna.

La crisi diplomatica è tra Spagna e Marocco.

E a un certo punto compare l'Italia come quel parente che nessuno aveva invitato al pranzo di Natale ma che arriva lo stesso, prende il telecomando e cambia canale.

IL RAGIONAMENTO DEL GOVERNO

Il governo italiano sostiene che, se una frontiera esterna dell'Unione europea cede, il problema potrebbe poi estendersi anche agli altri Paesi europei. È questo il motivo politico con cui è stata giustificata la reintroduzione temporanea dei controlli per gli arrivi dalla Spagna.

È un ragionamento che esiste e che rientra nelle possibilità previste dal Codice Schengen.

Ma è anche vero che Ceuta ha uno status particolare e chi entra lì non acquisisce automaticamente la libertà di circolare ovunque nello spazio Schengen. Per questo diversi osservatori hanno definito la misura italiana soprattutto simbolica e con un impatto pratico limitato.

Insomma...

È un po' come mettere il lucchetto alla bicicletta dopo aver visto un incidente tra due motociclette a tre quartieri di distanza.

IL CAPOLAVORO DIPLOMATICO

La Spagna combatte una crisi.

L'Italia si arrabbia con la Spagna.

La Spagna si arrabbia con l'Italia perché si è arrabbiata.

Il Marocco, che sta dall'altra parte del confine, osserva la scena come uno spettatore in prima fila che ha appena comprato i popcorn.

Nel frattempo Bruxelles guarda tutti e probabilmente si domanda se qualcuno abbia letto il manuale delle istruzioni dell'Unione europea.

MORALE DELLA FAVOLA

Alla fine la vicenda lascia una domanda semplice.

Se domani dovesse verificarsi un'emergenza a Ventimiglia, sarebbe normale che il Portogallo sospendesse Schengen contro l'Italia?

Probabilmente no.

Ed è proprio questo il motivo per cui la decisione italiana ha fatto tanto rumore: non perché uno Stato non possa reintrodurre temporaneamente controlli alle frontiere interne, ma perché farlo nei confronti di un Paese alleato, mentre quest'ultimo sta già affrontando un'emergenza enorme, è stato letto da molti come un messaggio politico più che come una misura destinata a cambiare davvero gli eventi sul campo.

LA SPAGNA SPEGNE L'INCENDIO. L'ITALIA CONTINUA A LITIGARE CON L'ESTINTORE.

C'è una novità.

Mentre in Italia si discute di Schengen, controlli, dichiarazioni, conferenze stampa e patriottismo a chilometro zero, in Spagna stanno facendo una cosa piuttosto insolita. Stanno cercando di risolvere il problema.

Madrid continua infatti a sostenere che chi entra irregolarmente a Ceuta non può spostarsi liberamente nel resto dell'area Schengen, perché la città autonoma è sottoposta a controlli specifici. Secondo il governo Sánchez, nessuno dei migranti arrivati durante l'emergenza ha raggiunto la penisola iberica. Anzi, la maggior parte sarebbe già stata riportata in Marocco grazie all'azione congiunta delle autorità dei due Paesi.

È un po' come mettere il lucchetto al frigorifero perché il vicino ha dimenticato aperto il cancello.

SÁNCHEZ CHIEDE L'EUROPA.

MELONI RISPONDE... ALLA SPAGNA.

Pedro Sánchez ha chiesto una riunione straordinaria dei ministri dell'Interno dell'Unione europea per affrontare la crisi come una questione comune.

Roma, invece, rivendica la propria linea sostenendo che la sicurezza nazionale viene prima di tutto e che i controlli temporanei sono una misura di prudenza.

LA DIPLOMAZIA SECONDO NOI

Il governo italiano sostiene di voler prevenire un eventuale effetto domino.

È una posizione politica legittima.

Ma la Spagna continua a ripetere da giorni che da Ceuta non si passa liberamente verso il resto di Schengen.

Se davvero è così, viene spontaneo chiedersi: chi stiamo fermando?

Perché se il rubinetto è chiuso, installare un altro rubinetto sembra più un esercizio di idraulica creativa che una strategia di sicurezza.

LA POLITICA DEGLI EFFETTI SPECIALI

Nel frattempo il bilancio umano continua a peggiorare.

Le vittime aumentano.

I rimpatri proseguono.

La crisi resta enorme.

Eppure il dibattito politico europeo sembra essersi trasformato in una gara di slogan.

Da una parte chi dice: "State sbagliando."

Dall'altra chi replica: "State facendo demagogia."

Nel mezzo ci sono migliaia di persone, una frontiera sotto pressione e un continente che continua a litigare su chi debba tenere il megafono invece di capire chi debba prendere il timone.

L'EDITORIALE

Forse il vero problema dell'Europa è questo.

Quando c'è un incendio, qualcuno porta l'acqua. Qualcun altro porta gli estintori. E poi c'è sempre quello che arriva con il taccuino, si mette davanti alle telecamere e grida: "Guardate tutti come sono bravo a descrivere il fuoco!"

Le fiamme, nel frattempo, continuano a Bruciare. Tajani continua a fare demagogia e Meloni continua a stare col culo incollato sulla poltrona, invece di andare a dare una mano.

Forse perché la Spagna non è Israele... 

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