IL PONTE DI SAN FILI VA DEMOLITO, MA È ANCORA APERTO. CHE CAZZO STATE ASPETTANDO?

EMOLI I: IL PONTE CHE DOVRÀ ESSERE DEMOLITO. MA QUANDO?

DALLE SEGNALAZIONI DEL 2018 ALLA DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE: OTTO ANNI DI ATTI, SOPRALLUOGHI, PROGETTI E DOMANDE. E INTANTO SULLA SS107 SI CONTINUA A PASSARE

C'è una domanda che ormai non può più essere messa sotto il tappeto, insieme alla polvere dei faldoni amministrativi:

SE EMOLI I DEVE ESSERE DEMOLITO E RICOSTRUITO, CHE CAZZO STIAMO ASPETTANDO?


Non è una provocazione campata in aria. È la domanda che nasce mettendo uno dietro l'altro gli atti e le dichiarazioni ufficiali raccolti sulla vicenda dei viadotti Emoli I ed Emoli II, sulla SS107 Silana-Crotonese, nel territorio di San Fili.

Perché qui non siamo davanti alla solita buca calabrese che dopo tre anni viene finalmente riempita con due badilate di catrame e una foto inaugurale.

Qui parliamo di un viadotto lungo circa 356 metri e alto circa 100 metri, su una delle principali arterie trasversali della provincia di Cosenza. Già nel 2018 cittadini e istituzioni segnalavano avvallamenti e una evidente anomalia sulla carreggiata.

E la cosa più surreale è che, a distanza di anni, la soluzione progettuale per Emoli I è la demolizione e ricostruzione.

Quindi la domanda torna, martellante:

SE È DA DEMOLIRE E RICOSTRUIRE, PERCHÉ È ANCORA LÌ?


2018: LA “SPACCATURA CENTRALE” CHE NON ERA UN'ALLUCINAZIONE COLLETTIVA

Torniamo al 2018.

Il viadotto Emoli I finisce sotto i riflettori dopo una serie di segnalazioni relative alle condizioni della sede stradale. Il consigliere provinciale Graziano Di Natale scrive ad ANAS e al Prefetto di Cosenza chiedendo verifiche e interventi.

La segnalazione parla di una “evidente spaccatura centrale”, di un avvallamento e di una flessione del piano stradale.

Non esattamente la descrizione di un tappetino da picnic leggermente storto.

Le preoccupazioni diventano pubbliche e il caso arriva sulle cronache locali.

All'epoca il sindaco di San Fili era Antonio Argentino, eletto nel 2015. La stessa documentazione locale dell'epoca ricorda che anche l'amministrazione comunale aveva chiesto rassicurazioni sulla situazione dei viadotti e che ANAS era stata direttamente interessata.

Dunque, già otto anni fa, sulla scrivania degli enti competenti c'era una questione precisa:

Emoli I ed Emoli II.


ANAS: “NON SONO EMERSE CRITICITÀ PER LA STABILITÀ”

Ed eccoci al primo passaggio fondamentale.

Dopo sopralluoghi effettuati il 9 e 10 agosto 2018, ANAS comunicò che non erano emerse criticità tali da compromettere la stabilità dei manufatti.

Bene.

Anzi, benissimo.

Ma nella stessa fase ANAS annunciava anche la progettazione della manutenzione straordinaria di Emoli I ed Emoli II, inseriti insieme ad altri viadotti calabresi in un programma di interventi.

Quindi il quadro non era:

“Non c'è niente da fare, il ponte è nuovo.”

Era piuttosto:

“Dalle verifiche non emergono criticità per la stabilità, ma il manufatto necessita comunque di interventi di manutenzione straordinaria.”

È una differenza enorme.

E bisogna rispettarla, perché un'inchiesta seria non può trasformare una dichiarazione tecnica in qualcosa che non dice.


2021: EMOLI I ED EMOLI II SONO ANCORA NEL RADAR DEL MONITORAGGIO

Tre anni dopo arriva un altro tassello.

Nel settembre 2021, in una presentazione tecnica ANAS dell'ingegner Paolo Mannella, dedicata alla valutazione del rischio e al monitoraggio strutturale di ponti e viadotti, compaiono espressamente Emoli I ed Emoli II.

Emoli I è indicato sulla SS107 al km 16,815.

Emoli II al km 15,907.

Non sono quindi opere dimenticate nell'archivio storico della Repubblica.

Sono dentro una documentazione tecnica relativa al monitoraggio strutturale.

Ma nel frattempo il traffico continua.


2024: ANAS PARLA ANCORA DI “INTERVENTI DI MAGGIORE CONSISTENZA”

Arriviamo al documento che, a nostro avviso, merita di essere stampato in formato gigante e appeso sulla porta di qualche ufficio.

È la risposta istituzionale trasmessa dalla Regione Calabria nel 2024, con protocollo n. 492647 del 26 luglio 2024, in relazione alle interrogazioni del consigliere regionale Davide Tavernise.

La documentazione contiene le relazioni tecniche relative agli interventi ANAS sulla SS107.

E cosa troviamo?

Emoli I ed Emoli II sono inseriti tra gli interventi di maggiore consistenza, in fase di progettazione/prossimo avvio.

Capito il dettaglio?

Nel 2018 erano già oggetto di attenzione.

Nel 2021 erano dentro il sistema di monitoraggio.

Nel 2024 sono ancora tra gli interventi di maggiore consistenza da progettare/avviare.

Nel frattempo le automobili continuano a passare.

È qui che la domanda smette di essere soltanto giornalistica e diventa una questione di responsabilità amministrativa:

quanto deve durare la fase del “ci stiamo lavorando”?


E ADESSO ARRIVA IL PEZZO PIÙ ASSURDO: EMOLI I DEVE ESSERE DEMOLITO

Perché il progetto non parla semplicemente di una rasatura, una verniciata e due bulloni.

La soluzione progettuale prevede per Emoli I la demolizione e successiva ricostruzione.

Per Emoli II, invece, è previsto un intervento strutturale differente, con rinforzo mediante esoscheletro metallico e risanamento delle strutture esistenti.

Quindi i due viadotti non vengono trattati allo stesso modo.

Per uno si prevede sostanzialmente:

LO ABBATTIAMO E LO RIFACCIAMO.

Per l'altro:

LO RINFORZIAMO.

E allora la domanda viene spontanea.

Non è neppure necessario essere ingegneri strutturisti.

Non serve un master al Politecnico.

Non occorre una commissione parlamentare.

Se una struttura viene progettata per essere demolita e ricostruita, qualcuno dovrà pur spiegare perché nel frattempo continua a svolgere la sua funzione ordinaria.

E soprattutto:

QUANTO TEMPO È STATO PREVISTO PER ARRIVARE DALLA PROGETTAZIONE AL CANTIERE?


LA SS107 NON È UNA STRADA DI CAMPAGNA

C'è un altro dettaglio che non può essere ignorato.

La SS107 è una delle principali arterie che attraversano la provincia di Cosenza, collegando l'area cosentina con il Tirreno e la Sila.

Emoli I è quindi inserito in una rete viaria strategica.

E proprio per questo probabilmente la risposta istituzionale è sempre la stessa:

“Non possiamo chiudere.”

Problema: nessuno ha detto che la soluzione debba essere necessariamente una chiusura eterna.

Esistono lavori, cantieri, deviazioni, limitazioni, sensi unici, viabilità alternativa e programmazione.

Il punto è un altro:

se una struttura deve essere demolita e ricostruita, bisogna programmare la sua sostituzione prima che la situazione diventi emergenziale.

Perché aspettare il momento in cui non si potrà più passare significa trasformare un problema programmabile in un'emergenza.

E in Calabria questa trasformazione la conosciamo fin troppo bene.

Prima si aspetta.

Poi si monitora.

Poi si studia.

Poi si progetta.

Poi si finanzia.

Poi si rifinanzia.

Poi si aggiorna il progetto.

Poi si fa una conferenza.

Poi si convoca un tavolo.

Poi si istituisce un altro tavolo per capire perché il primo tavolo non abbia prodotto risultati.

E alla fine arriva il commissario.

Nel frattempo le macchine passano.


MA CHI È RESPONSABILE DEL PONTE?

Qui bisogna essere seri.

La SS107 è una strada statale e ANAS è il soggetto gestore della rete stradale statale.

Questo significa che non possiamo raccontare la favola secondo cui il sindaco di San Fili è il proprietario del ponte.

Non lo è.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato raccontare l'altra favola:

“Il ponte è ANAS, quindi il Comune non può fare nulla.”

Non funziona così.

Il sindaco ha specifici poteri di intervento in materia di pubblica incolumità quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.

E qui arriviamo all'attuale sindaca.


LINDA CRIBARI: SINDACA, LA DOMANDA È SEMPLICE

La sindaca di San Fili è Linda Cribari, avvocato, riconfermata alle elezioni comunali del 2026. Il Comune la indica ufficialmente come sindaco e tra le sue deleghe figura anche quella ai Trasporti.

E allora, senza girarci intorno:

Sindaca Cribari, il Comune di San Fili possiede una relazione tecnica aggiornata che certifichi le condizioni di sicurezza di Emoli I?

Se sì:

la pubblichi.

Se non c'è:

la chieda ad ANAS.

Se ANAS sostiene che il ponte è sicuro:

ci faccia vedere la verifica sulla quale si basa questa affermazione.

Se invece emergesse un pericolo concreto e attuale per la pubblica incolumità:

usi gli strumenti che la legge mette a disposizione del sindaco.

Non è una richiesta di fare l'ingegnere.

È una richiesta di fare il sindaco.


E L'ORDINANZA CONTINGIBILE E URGENTE?

Qui il tema è delicato e va detto chiaramente.

Il sindaco non può semplicemente decidere che una strada statale è chiusa perché quella mattina si è svegliato male.

Ma l'articolo 54 del D.Lgs. 267/2000 attribuisce al sindaco, quale ufficiale del Governo, poteri per adottare provvedimenti contingibili e urgenti quando siano necessari per prevenire o eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica.

Quindi, se ci fossero elementi tecnici concreti, attuali e documentati tali da configurare un grave pericolo, la questione della chiusura non sarebbe affatto una fantasia.

Sarebbe una questione da affrontare formalmente.

E infatti il Comune di San Fili pubblica ordinanze sindacali firmate digitalmente dalla stessa Linda Cribari, con trasmissione agli organi istituzionali competenti e alla Prefettura. Un esempio del 2026 mostra concretamente che lo strumento dell'ordinanza sindacale viene utilizzato dall'amministrazione.

Insomma, il Comune sa perfettamente come si scrive un'ordinanza.

La questione è:

su Emoli I, esistono oggi le condizioni tecniche per adottarne una?

Questo non lo deve stabilire Calabria Magazine.

Lo devono stabilire i tecnici.

E soprattutto devono metterlo nero su bianco.


LA PREFETTURA: ROSA MARIA PADOVANO È STATA INFORMATA?

Altro nome.

Rosa Maria Padovano, Prefetto di Cosenza dal 15 luglio 2024. È il vertice della Prefettura che oggi ha competenza provinciale in materia di sicurezza pubblica e coordinamento istituzionale.

La domanda è semplicissima:

la Prefettura di Cosenza ha ricevuto segnalazioni recenti concernenti le condizioni dei viadotti Emoli I ed Emoli II?

E, se sì:

quali iniziative sono state assunte?

Perché il problema non è soltanto chi possiede materialmente il cemento.

Il problema è se un rischio per l'incolumità pubblica sia stato segnalato alle istituzioni e, una volta conosciuto, quali azioni siano state adottate.


E ANAS?

Qui la domanda è ancora più diretta.

ANAS deve dire:

qual è l'ultima ispezione effettuata su Emoli I?

Qual è l'ultima valutazione strutturale?

Qual è il livello di sicurezza attuale?

Qual è il cronoprogramma reale della demolizione e ricostruzione?

Esiste già un finanziamento?

Esiste un progetto approvato?

Esiste una gara?

Esiste un contratto?

Esiste una data di apertura del cantiere?

E soprattutto:

chi ha certificato che, allo stato attuale, il traffico ordinario può continuare?

Non vogliamo una dichiarazione generica.

Vogliamo atto, data, numero, firma e relazione tecnica allegata.

Perché quando si parla di sicurezza strutturale, le parole evaporano.

I documenti restano.


ROSA MARIA PADOVANO, LINDA CRIBARI, ANAS: NESSUNO PUÒ GIOCARE A PING-PONG CON LA SICUREZZA

Il rischio dello scaricabarile è abbastanza evidente.

ANAS può dire:

“La strada è nostra, stiamo progettando gli interventi.”

Il Comune può rispondere:

“Il ponte è ANAS.”

La Prefettura può osservare:

“La competenza tecnica sulla struttura è del gestore.”

La Regione può dire:

“Abbiamo chiesto informazioni.”

Il consigliere può presentare un'interrogazione.

Il deputato può fare una dichiarazione.

Il giornale può pubblicare l'ennesimo articolo.

E il ponte?

Resta lì.

Con le automobili sopra.


E SE DOMANI EMOLI I CROLLASSE?

Qui non faremo i magistrati da tastiera.

Non diremo oggi che la responsabilità sarebbe di Linda Cribari.

Non diremo che sarebbe di ANAS.

Non diremo che sarebbe del Prefetto.

Non lo sappiamo.

La responsabilità, eventualmente, dovrebbe essere accertata sulla base degli atti, delle perizie, delle condotte tenute, delle conoscenze disponibili e del rapporto causale tra eventuali omissioni e un eventuale evento.

Ma una cosa la sappiamo.

Gli atti diventerebbero fondamentali.

Chi aveva segnalato il problema?

Chi lo aveva ricevuto?

Quando?

Chi aveva effettuato il sopralluogo?

Che cosa aveva scritto?

Qual era l'ultima verifica strutturale?

Quali interventi erano stati programmati?

Perché non erano ancora stati eseguiti?

Chi aveva deciso che il traffico poteva proseguire?

E soprattutto:

qual era il livello di rischio ritenuto accettabile?

Queste non sono domande da fare dopo una tragedia.

Sono domande da fare prima.


IL PARADOSSO È TUTTO QUI

Nel 2018 arrivano le segnalazioni.

ANAS effettua sopralluoghi.

ANAS dichiara che non emergono criticità per la stabilità.

Ma programma interventi di manutenzione.

Nel 2021 Emoli I ed Emoli II sono dentro una documentazione tecnica relativa al monitoraggio strutturale.

Nel 2024 ANAS li indica tra gli interventi di maggiore consistenza in fase di progettazione/prossimo avvio.

La progettazione successiva arriva a una soluzione drastica:

Emoli I va demolito e ricostruito.

E noi, nel frattempo, continuiamo a passare.

È questo il punto che non ci entra in testa.


SE DEVE ESSERE DEMOLITO, DEMOLITELO

Non stiamo dicendo:

“Chiudete il ponte perché lo dice Calabria Magazine.”

Sarebbe ridicolo.

Stiamo dicendo una cosa molto più semplice:

se gli ingegneri hanno stabilito che Emoli I deve essere demolito e ricostruito, spiegate ai cittadini perché questa demolizione non è ancora partita.

Non basta dire che il progetto esiste.

Non basta dire che è in programmazione.

Non basta dire “prossimo avvio”.

Non basta dire “stiamo lavorando”.

Quando parte il cantiere?

Questa è la domanda.

Perché un ponte non si mette in sicurezza con un comunicato stampa.

E non si ricostruisce con una conferenza.


“DEVE PRIMA SCAPPARCI IL MORTO?”

Eccoci alla domanda più brutale.

Deve prima scapparci il morto?

No.

Non deve.

Ed è precisamente questo il motivo per cui esiste la prevenzione.

Aspettare che una struttura collassi per accertare che fosse davvero necessario intervenire sarebbe una follia amministrativa prima ancora che tecnica.

La prevenzione serve proprio a evitare che il rischio diventi tragedia.

Il ponte Morandi dovrebbe averci insegnato almeno questo.

Non serve aspettare il boato.


OTTO ANNI SONO TROPPI

Dal 2018 al 2026 sono passati circa otto anni.

Otto anni durante i quali abbiamo avuto segnalazioni, sopralluoghi, monitoraggi, progettazioni, interrogazioni, risposte istituzionali e programmi di intervento.

Otto anni.

E la domanda continua a essere:

quando lo sistemiamo?

A questo punto non ci interessa più sapere se il prossimo tavolo sarà rotondo, quadrato o ovale.

Non ci interessa sapere quante cartelline colorate finiranno negli uffici.

Non ci interessa l'ennesimo “stiamo lavorando”.

Vogliamo una data.

UNA DATA.

Quando cominciano i lavori su Emoli I?

Quando viene chiusa la procedura?

Quando viene affidato l'intervento?

Quando iniziano le opere?

Quando sarà operativo il nuovo viadotto?

E fino a quel momento:

qual è l'ultima verifica tecnica che garantisce ai cittadini che possono continuare a passare?


CALABRIA MAGAZINE CHIEDE GLI ATTI

A questo punto la richiesta è semplicissima.

ANAS renda pubblici gli ultimi documenti relativi alla sicurezza strutturale di Emoli I ed Emoli II.

Il Comune di San Fili renda pubbliche le eventuali segnalazioni ricevute e le richieste trasmesse ad ANAS.

La Prefettura chiarisca quali segnalazioni siano state ricevute e quali iniziative siano state eventualmente adottate.

ANAS comunichi il cronoprogramma effettivo della demolizione e ricostruzione di Emoli I.

E qualcuno risponda alla domanda fondamentale:

CHI HA DECISO CHE SI PUÒ CONTINUARE A PASSARE?

Con nome e cognome.

Con una relazione tecnica.

Con una data.

Con una firma.

Non con una pacca sulla spalla e il classico:

“Tranquilli, ci stiamo pensando.”


IL NOSTRO MESSAGGIO È UNO SOLO: DATEVI 'NA MOSSA!

Perché qui non si tratta di creare panico.

Si tratta esattamente del contrario.

Si tratta di evitare che un giorno qualcuno debba spiegare perché non è stato evitato.

Emoli I deve essere demolito e ricostruito?

FATELO.

Il progetto è pronto?

AVANTI.

I soldi ci sono?

BENE.

Manca una procedura?

SBLOCCATELA.

Manca una gara?

FATELA.

Manca una verifica?

FATELA DOMANI.

Il ponte è sicuro fino all'apertura del cantiere?

DITEMELO CON UNA RELAZIONE TECNICA, NON CON UN COMUNICATO.

E se invece qualcuno ritiene che oggi non ci siano sufficienti garanzie?

CHIUDERE, METTERE IN SICUREZZA, DEVIARE IL TRAFFICO E POI RICOSTRUIRE.

Perché il traffico si può deviare.

Una strada si può chiudere.

Un ponte si può ricostruire.

Una vita no.

E allora, cari signori di ANAS, Comune, Regione e istituzioni tutte:

ma datevi 'na mossa.

Perché questa volta non vogliamo leggere, dopo, il solito comunicato con scritto:

“Nessuno poteva prevedere.”

No.

Lo stiamo chiedendo adesso.

E lo chiediamo con una domanda talmente semplice che non dovrebbe servire nemmeno un altro tavolo istituzionale per rispondere:

SE EMOLI I VA DEMOLITO, CHE CAZZO STATE ASPETTANDO?

Deve prima scapparci il morto?


ATTI E RIFERIMENTI DOCUMENTALI PRINCIPALI

La segnalazione e il dibattito pubblico del 2018 sui viadotti Emoli I ed Emoli II sono documentati dalle cronache dell'epoca, compresa la richiesta di verifica indirizzata ad ANAS e Prefettura da Graziano Di Natale.

La risposta istituzionale del 2024 è contenuta nel documento della Regione Calabria con prot. n. 492647 del 26 luglio 2024, che trasmette le relazioni tecniche relative alle interrogazioni regionali e riporta Emoli I ed Emoli II tra gli interventi di maggiore consistenza in fase di progettazione/prossimo avvio.

Il Comune di San Fili indica ufficialmente Linda Cribari quale sindaco.

La Prefettura di Cosenza indica ufficialmente Rosa Maria Padovano quale Prefetto, in carica dal 15 luglio 2024.

Per la gestione della rete stradale statale il riferimento è ANAS, concessionaria della rete stradale e autostradale nazionale non a pedaggio.

Nota fondamentale: nell'inchiesta abbiamo volutamente evitato di affermare che oggi Emoli I sia “a rischio crollo” o che esista una responsabilità personale già accertata di qualcuno. Gli atti reperiti dimostrano la lunga storia di monitoraggi, segnalazioni, progettazione e la previsione di un intervento radicale, ma non costituiscono da soli una perizia sulla sicurezza attuale né individuano una responsabilità penale. Proprio per questo la richiesta di rendere pubblica l'ultima verifica strutturale è il punto centrale dell'inchiesta.

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