KAVAFIS CHIEDE I DANNI: "IO AVEVO SCRITTO UNA POESIA, NON UN CONSIGLIO COMUNALE!"

ITACA, IL BILANCIO E IL MISTERO DEL DEBITO DI ODISSEO

A CASTROLIBERO KAVAFIS È STATO CONVOCATO COME TESTIMONE, OMERO COME CONSULENTE TECNICO E I CITTADINI HANNO CAPITO SOLO CHE IL VIAGGIO È LUNGO... MA IL CONTO ARRIVA SUBITO.

C'è un momento preciso in cui capisci che il Consiglio comunale di Castrolibero non è più un Consiglio comunale.


È quando il rendiconto di gestione smette di essere un documento contabile e diventa un poema epico.

Tu entri convinto di assistere alla discussione di numeri, capitoli di bilancio e fondi accantonati. Cinque minuti dopo ti ritrovi seduto tra Omero, Kavafis e un revisore dei conti con lo sguardo di chi sta seriamente pensando di chiedere il trasferimento in un monastero tibetano.

La serata si apre con la citazione di Itaca. A quel punto il cittadino medio, ingenuamente, pensa: "Che bello, un riferimento culturale."

Povero illuso.

Quella non era una citazione.

Era l'annuncio che la seduta sarebbe durata quanto l'Odissea. Con tanto di rottura di coglioni... 

Ma, dico io, possibile che ogni volta che devo scrivere qualcosa su Castrolibero, devo andarmi a studiare mezza letteratura greca? Proprio io che mi sono laureato con 110 e lode alla Caricchio's University con tanto di tesi su Topolino, Tex, Lancio Story e la filosofia di Groucho, assistente di Dylan Dog? 

L'ultima seduta di consiglio è stata davvero un'opera d'arte. Altro che rendiconto di gestione. Quello era soltanto il titolo sulla locandina. Il film vero era un colossal mitologico, con Omero alla sceneggiatura, Kavafis ai dialoghi e Totò alla regia.

Orlandino Greco prende la parola con la tranquillità di chi conosce personalmente Ulisse e sta per raccontare la guerra di Troia. Anzi, a un certo punto viene quasi il dubbio che abbiano fatto il militare insieme. 

Parte dall'Iliade, passa per l'Odissea, approda a Kavafis e infine attracca al rendiconto 2025 con una naturalezza che farebbe sembrare normale vedere il Pelìde Achille discutere di IMU allo sportello tributi.

Greco, nel nostro racconto, è inevitabilmente Odisseo.

Naviga da così tanto tempo nella politica locale che, se domani gli archeologi trovassero un'anfora sotto il Municipio con inciso "Sindaco Greco", nessuno avrebbe il coraggio di escluderlo.

Solo che, mentre Odisseo combatteva contro Ciclopi e Lestrigoni, lui si è ritrovato davanti un avversario ancora più pericoloso: il rendiconto comunale.

Il suo viaggio è straordinario. Ogni volta che qualcuno gli indica una tempesta, lui la definisce una piacevole brezza estiva. Se qualcuno pronuncia la parola "debito", lui la corregge con la pazienza del professore che sorprende uno studente a dire che Colombo è sbarcato in Giappone.

"Non è un debito."

È quasi una filosofia orientale.

È un saldo positivo che ha attraversato un momento emotivamente complicato.

È una cifra che soffre di incomprensione sociale.

Insomma, il debito esiste soltanto per chi insiste nel chiamarlo debito.

Un po' come un elefante parcheggiato nel salotto che, secondo il proprietario, sarebbe semplicemente un criceto molto motivato.

Poi compare Nicoletta Perrotti.

Lei è Penelope.

Non perché aspetti qualcuno.

Quella che è riuscita a tessere contemporaneamente una maggioranza, un'opposizione e una posizione intermedia senza perdere mai... il filo.

Una posizione politica tanto raffinata da lasciare disorientato perfino il telaio.

"Votiamo sì... ma attenzione."

"Condividiamo... ma controlleremo."

"Sosteniamo... ma vigileremo."

Se la meccanica quantistica avesse sede a Castrolibero, il paradosso di Schrödinger non riguarderebbe più un gatto.

Riguarderebbe il voto di Nicoletta Perrotti, contemporaneamente di sostegno e di opposizione fino all'apertura dell'urna.

Nel frattempo, mentre la nave continua il suo viaggio, dall'orizzonte compare Maura Zinna... di fatto una scolaretta ambiziosa. 

Nell'Odissea avrebbe certamente interpretato Atena.

Non tanto perché distribuisce consigli divini, quanto perché è l'unica ad avere l'impressione che sarebbe opportuno ricordarsi dell'argomento all'ordine del giorno... onde evitare che i cittadini la inquadrino per colei che spalleggia proprio coloro che hanno contribuito alla disfatta di Itaca. 

Mentre tutti evocano Troia, Itaca, i Ciclopi e le metafore esistenziali, lei tenta opportunisticamente (da perfetta Cinquestellina) di riportare il dibattito sul pianeta Terra.

È una scena meravigliosa.

Sembra la direttrice d'orchestra che prova a dirigere una sinfonia mentre il violinista esegue la tarantella, il percussionista sta suonando "We Will Rock You" e il trombettista ha deciso di improvvisare l'inno della Champions League.

Lei parla di amministrazione.

Gli altri rispondono con la mitologia.

Lei richiama i fatti.

Gli altri richiamano Omero.

Lei cerca il filo del ragionamento.

Gli altri stanno ancora cercando il cavallo di Troia nel parcheggio del Municipio.

A quel punto entra Pasquale Villella.

Più che un consigliere, Poseidone.

Non quello che calma il mare.

Quello che, appena vede una nuvola in lontananza, dichiara lo stato di calamità naturale.

Secondo lui, se quel rendiconto non fosse stato approvato, il cielo si sarebbe oscurato, il Comune sarebbe stato commissariato, la Corte dei Conti sarebbe arrivata da Marano Marchesato cavalcando cavalli infuocati e dalle montagne di San Fili sarebbero scesi direttamente i quattro cavalieri dell'Apocalisse con il regolamento di contabilità sotto il braccio.

Più che parlare, sembrava diramare bollettini meteo. Allerta rossa.

Anzi, bilancio rosso.

Ascoltandolo, Angelo Gangi, davvero preoccupato, si guardava nervosamente in giro, alla ricerca dell'Arca di Noè... onde salvare lui e tutte le curvy di Castrolibero. 

Ma il momento più poetico della serata lo ha regalato il sindaco Francesco Serra.

Si alza. Accende il microfono. L'aula si prepara.

Qualcuno sistema gli occhiali.

Qualcuno apre il taccuino.

Qualcuno mette il telefono in modalità silenziosa.

Cenzino addirittura scavalla e accavalla l'altra gamba... perché la sinistra, dopo il lungo discorso di Greco, gli si era atrofizzata. 

E invece...

L'intervento è talmente sintetico che, al confronto, un messaggio vocale di WhatsApp da otto secondi sembra il discorso di insediamento di un Presidente della Repubblica.

Il microfono, raccontano i presenti, a un certo punto, avrebbe perfino sussurrato: "Scusa, Ci... ma chi cazzu m'ha appicciàtu a fa?"

Eppure Serra rappresenterebbe il cambiamento.

Che è un concetto affascinante.

Soprattutto se pronunciato da chi, tra assessore, assessore con deleghe, facente funzioni e sindaco, frequenta stabilmente il Municipio da circa tredici anni.

Più che cambiamento, è una residenza artistica.

Le sedie dell'aula consiliare ormai, quando lo vedono entrare, si spostano da sole. Qualcuna di loro, più affettuosa, gli chiede persino come stanno i bambini... 

Il vero spettacolo, però, arriva quando tutti iniziano a parlare del passato come se appartenesse all'Impero Romano.

Si ascoltano discorsi che sembrano documentari storici.

"Chi ha amministrato..."

"Chi ha governato..."

"Chi ha deciso..."

Peccato che molti protagonisti del racconto siano ancora seduti nella stessa sala.

È come assistere a una rimpatriata scolastica in cui tutti raccontano con indignazione chi abbia rotto la finestra nel 1998, dimenticando un dettaglio: erano gli stessi che stavano giocando a pallone nel cortile della scuola. 

A quel punto anche il tetto dell'aula comunale si è visto trasformarsi magicamente in un nuvolone di luce. 

Si sono visti Kavafis e Omero affacciarsi, ascoltare il dibattito per qualche minuto e, ad un certo punto, il primo domandare sottovoce a Omero:

"Scusa, Omè... ma io avevo scritto una poesia sul senso del viaggio. Cumu cazzu ci simu finiti dentro il bilancio di Castrolibero?"

Lui infatti aveva scritto una poesia sul senso del viaggio, sulla crescita personale, sull'esperienza che conta più della destinazione.

Mai avrebbe immaginato che un giorno sarebbe stato citato durante una discussione su fondi rischi, disavanzi, accantonamenti e piani di riequilibrio pluriennali.

E mentre rientravano nel nuvolone si sentiva ancora Kavafis che vataliàva contro Omero: "Ecco perché ultimamente bevevi sempre mojito. Vafancùlu tu e Pontida!" 

Alla fine la seduta termina.

Odisseo continua a difendere il viaggio.

Penelope continua a tessere.

Atena continua a cercare un minimo di logica.

Poseidone continua ad annunciare mare forza dodici.

Il Sindaco continua a litigare col microfono per aver praticato il minimalism oratorio. 

E i cittadini?

I cittadini restano sul molo a guardare la nave allontanarsi, con una sola certezza.

Non hanno ancora capito se Itaca sia una meta, una metafora o una variazione di bilancio.

Hanno però compreso una cosa che Kavafis, forse, avrebbe aggiunto volentieri alla sua poesia.

"Quando partirai per Itaca, augurati che la strada sia lunga... perché se il viaggio finisce in un Consiglio comunale di Castrolibero... su cazzi!"

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