VANNACCI: CHI MUOVE I FILI DEL GENERALE?
VANNACCI, IL GENERALE, IL NETWORK E QUELLA RETE CHE NESSUNO VEDE
CHI C’È DAVVERO DIETRO IL FENOMENO VANNACCI?
C’è una domanda che, prima o poi, bisognerebbe avere il coraggio di fare.
Non “Vannacci ha ragione o torto?”. Non “Vannacci è di destra, di estrema destra, sovranista o semplicemente Vannacci?”. E nemmeno la solita domanda da talk show, quella che permette a cinque opinionisti di urlarsi addosso per quarantacinque minuti.
La domanda interessante è un’altra: come è stato costruito il fenomeno Vannacci?
Perché Roberto Vannacci, prima dell’agosto 2023, non era esattamente una rockstar della politica italiana. Era un generale dell’Esercito, con una lunga carriera militare e incarichi prestigiosi, compreso quello di addetto militare a Mosca. Poi arrivò Il mondo al contrario, pubblicato inizialmente in autopubblicazione, e improvvisamente il generale diventò un caso nazionale.
Nel giugno 2024 arrivarono 532.368 preferenze alle elezioni europee.
Nel febbraio 2026 è arrivato Futuro Nazionale, il partito personale con cui Vannacci ha rotto con la Lega e ha iniziato a giocare una partita autonoma nel campo della destra.
Oggi, nel 2026, Vannacci non è più soltanto l’autore di un libro controverso. È diventato un progetto politico strutturato, con una rete territoriale, un partito, un centro studi, associazioni, fondazioni, finanziatori e rapporti internazionali.
Ed è proprio qui che cominciano le domande scomode.
1. FEBBRAIO 2023: QUANDO VANNACCI NON ERA ANCORA VANNACCI
Partiamo dall’inizio.
Febbraio 2023.
Vannacci si trova a Mosca come addetto militare italiano. Il libro che lo renderà famoso non è ancora stato pubblicato. Non esiste ancora il caso mediatico. Non esiste ancora Futuro Nazionale. Non esiste ancora l’europarlamentare da oltre mezzo milione di preferenze.
Eppure, nella galassia Wikipedia, compare un elemento curioso.
L’utente “Hockler73” interviene sulla documentazione relativa a Vannacci. Una fotografia del generale presente su Wikimedia Commons risulta caricata proprio il 23 febbraio 2023 da quell’utente. La circostanza è verificabile nei registri pubblici di Wikimedia.
Fin qui, attenzione, non c’è nessun mistero criminale. Una fotografia caricata su Wikipedia non dimostra l’esistenza di una cabina di regia.
Ma la domanda resta.
Chi era Hockler73? Perché proprio allora? E soprattutto, quali altri interventi furono effettuati sulla presenza digitale di Vannacci in quel periodo?
L’inchiesta di Antonella Silipigni parte proprio da questa anomalia e interpreta la tempistica come possibile preparazione anticipata della futura esposizione mediatica.
È una tesi. Non una sentenza.
Ma è una tesi che merita una verifica.
Perché nella politica moderna una cosa è diventata chiarissima: prima ancora di conquistare un voto, bisogna conquistare la ricerca Google.
2. AGOSTO 2023: IL LIBRO CHE ESPLODE
Poi arriva agosto.
Il mondo al contrario diventa un caso nazionale. Il libro, inizialmente autoprodotto, viene travolto da una gigantesca attenzione mediatica e politica.
In pochi mesi Vannacci passa dalla relativa invisibilità alla prima pagina permanente.
La cosa interessante non è soltanto il numero delle copie vendute.
È la velocità.
Il libro diventa argomento di discussione politica, televisiva, social e giornalistica. Ogni polemica ne alimenta un’altra. Ogni critica genera nuova pubblicità. Ogni ospitata televisiva produce altri contenuti. Ogni frase controversa diventa un frammento perfetto per Facebook, TikTok, Telegram, YouTube e X.
Una macchina perfetta.
E qui bisogna fare una distinzione fondamentale.
La viralità può essere spontanea.
Può essere il risultato di una polemica enorme.
Può essere il prodotto di un pubblico già pronto.
Ma può anche essere amplificata professionalmente.
La domanda investigativa diventa quindi semplice: chi ha organizzato, gestito e pagato quella macchina comunicativa?
3. IL PRIMO SERBATOIO: IL LIBRO
Il libro rappresenta il primo grande flusso economico collegato al fenomeno.
L’inchiesta originale stima, sulla base delle vendite iniziali, diverse centinaia di migliaia di euro generati dall’operazione editoriale.
Non è un dettaglio secondario.
Perché il libro non fu soltanto un libro.
Fu il detonatore di un movimento politico.
E quando un prodotto editoriale diventa il motore di una struttura politica, la domanda su come vengono utilizzate le risorse generate dalle vendite non è scandalismo. È semplice giornalismo economico.
Quanto è stato incassato?
Quanto è stato reinvestito?
In quali attività?
Chi ha gestito comunicazione, eventi, consulenze e organizzazione?
E soprattutto: quanto della macchina politica successiva è stata finanziata direttamente o indirettamente da quella prima esplosione?
4. 26 AGOSTO 2023: NASCE “IL MONDO AL CONTRARIO”
Una settimana dopo l’esplosione del libro viene costituita l’associazione Il mondo al contrario.
Il nome è identico a quello del libro.
Il presidente è Fabio Filomeni.
E qui la storia diventa decisamente più interessante.
Perché Filomeni non è un personaggio arrivato casualmente dal nulla.
È un ex tenente colonnello della Folgore e una figura che conosce Vannacci da molti anni. La stampa lo ha descritto come uno degli uomini più vicini al generale e come uno dei fondatori del movimento nato attorno al libro.
Nel 2024 il movimento dichiarava già migliaia di iscritti e una struttura territoriale in crescita.
Poi, nel febbraio 2025, Filomeni si dimette.
E non lo fa con una formula da comunicato aziendale del tipo “per motivi personali”.
Parla di divergenze politiche e organizzative e denuncia quella che considera un’eccessiva integrazione con la Lega.
Questo particolare è fondamentale.
Perché se Filomeni era soltanto un sostenitore occasionale, la sua uscita sarebbe una notizia marginale.
Se invece era una delle persone che stavano costruendo l’organizzazione, allora quella rottura racconta qualcosa sulla lotta interna per definire la direzione del progetto.
5. FILOMENI, L’UOMO DELLA STRUTTURA
Qui l’inchiesta di Silipigni compie un salto interpretativo.
Filomeni viene considerato una sorta di architetto organizzativo del primo Vannacci politico.
La ricostruzione gli attribuisce il compito di costruire una rete territoriale, organizzare i sostenitori, gestire il tesseramento e trasformare l’onda emotiva prodotta dal libro in una struttura permanente.
È una ricostruzione che trova almeno una parte di riscontro nella documentazione pubblica sul movimento.
Nel marzo 2024, per esempio, il comitato dichiarava circa 300 tesserati e 3.000 iscritti al sito e alla newsletter.
Nell’agosto dello stesso anno la stampa parlava già di migliaia di iscritti e di un movimento intenzionato a trasformarsi in una struttura politica.
Quindi una cosa è certa: una struttura organizzativa esisteva.
Quello che non è dimostrato è che funzionasse secondo una vera e propria “compartimentazione militare”, come sostiene l’inchiesta.
La suggestione è forte.
Ma la suggestione non è una prova.
E in un’inchiesta seria bisogna avere il coraggio di dirlo.
6. POI ARRIVA MASSIMILIANO SIMONI
Dopo l’uscita di Filomeni, entra ancora più pesantemente nella scena Massimiliano Simoni.
Consigliere regionale toscano, già esponente della Lega e figura vicina a Vannacci.
Nel febbraio 2026, quando nasce Futuro Nazionale, Simoni è tra quelli che scelgono di seguire il generale. ANSA lo indica esplicitamente come il consigliere regionale leghista pronto a entrare nel nuovo partito.
Anche qui la ricostruzione dell’inchiesta sottolinea la provenienza dalla Folgore e attribuisce alla massoneria un ruolo nella rete di relazioni.
Ed è qui che bisogna rallentare.
Perché dire “questa persona è massone” e dire “questa persona usa la massoneria per coordinare un’operazione politica internazionale” sono due cose completamente diverse.
La prima può essere documentata.
La seconda richiede prove.
Email.
Contratti.
Movimenti finanziari.
Incontri.
Istruzioni.
Documenti.
Altrimenti siamo nel territorio delle ipotesi.
E il giornalismo dovrebbe stare sempre un passo davanti al complottismo, non un passo dietro.
7. IL CASTELLO, IL CENTRO STUDI E LUCA SFORZINI
Dicembre 2025.
Viene annunciato il Centro Studi Rinascimento Nazionale, collegato al mondo politico-culturale di Vannacci.
La sede viene individuata nel Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
Non è una voce di corridoio.
Il centro esiste e presenta pubblicamente la propria missione, che comprende ricerca, formazione, cultura, geopolitica, sicurezza, identità, economia e altri temi politici e sociali.
Il progetto è presieduto da Luca Sforzini.
La scelta del castello può sembrare quasi cinematografica.
Mentre l’Italia discute di algoritmi, intelligenza artificiale e geopolitica, il nuovo laboratorio politico-culturale nasce dentro un castello piemontese.
Manca solo il ponte levatoio.
Ma la questione seria è un’altra.
Un partito politico non vive soltanto di slogan.
Ha bisogno di una classe dirigente.
Ha bisogno di formazione.
Ha bisogno di elaborazione culturale.
Ha bisogno di persone capaci di scrivere programmi, costruire dossier, formare candidati e produrre una visione politica.
E il Centro Studi serve esattamente a questo.
Non necessariamente a qualcosa di oscuro.
Anzi.
La sua funzione dichiarata è perfettamente comprensibile.
Il problema nasce quando si comincia a chiedere chi finanzia tutto questo, con quali soldi e attraverso quali strutture.
8. GENERAZIONE XA E LA FONDAZIONE DELLA MOGLIE
A gennaio 2026 emerge un altro soggetto: Fondazione Generazione Xa.
La presidente indicata è Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci.
La fondazione viene raccontata come una struttura destinata anche ad attività formative e di raccolta fondi.
La nascita viene segnalata da diverse ricostruzioni giornalistiche, compresa un’inchiesta di Report rilanciata da Repubblica.
Ed eccoci di nuovo davanti alla domanda fondamentale.
Perché creare più contenitori?
Un’associazione.
Un centro studi.
Una fondazione.
Un partito.
È tutto perfettamente legale?
Può esserlo.
È automaticamente sospetto?
No.
Ma politicamente produce una cosa molto precisa: una pluralità di strutture con funzioni differenti.
E quando ci sono più strutture, diventa interessante capire dove entrano i soldi e soprattutto dove escono.
9. IL DENARO È IL VERO PUNTO DELLA STORIA
Qui bisogna togliere la politica e mettere sul tavolo la calcolatrice.
Il libro.
Il tesseramento.
Le donazioni.
Il partito.
Le fondazioni.
Il centro studi.
L’inchiesta di Silipigni mette insieme questi flussi e arriva a una stima complessiva nell’ordine di alcuni milioni di euro nell’arco di tre anni.
Il dato più concreto, oggi, riguarda Futuro Nazionale.
Secondo i dati pubblicati nella sezione trasparenza del partito e riportati da diverse testate, nei primi mesi di attività risultano 316.918,52 euro di risorse, comprendenti anche 83.300 euro riconducibili all’associazione Il Mondo al Contrario.
Questa è una cifra verificabile.
Il resto va trattato con più cautela.
Perché sommare incassi lordi, stime di tesseramento, donazioni potenziali e risorse di strutture diverse non equivale automaticamente a dire che quei soldi siano finiti tutti nella disponibilità personale di Vannacci.
Sono enti differenti.
Hanno obblighi differenti.
Hanno finalità differenti.
E soprattutto bisogna distinguere tra entrate, disponibilità, spese e trasferimenti.
È qui che un’inchiesta seria dovrebbe scavare.
10. LA DOMANDA CHE FA MALE: CHI PAGA LA MACCHINA DIGITALE?
Perché una cosa è evidente.
Vannacci ha una presenza digitale enorme.
Video.
Social.
Canali.
Eventi.
Contenuti.
Interviste.
Telegram.
Facebook.
Instagram.
YouTube.
E soprattutto una capacità straordinaria di trasformare ogni polemica in materiale politico.
Il problema è capire quanto costi.
Una macchina digitale nazionale non funziona soltanto con il volontario che pubblica il post dal cellulare mentre aspetta il treno.
Servono grafica.
Video.
Montaggio.
Moderazione.
Pubblicità.
Analisi dei dati.
Strategia.
Organizzazione.
Produzione.
Distribuzione.
Se tutto questo viene fatto gratuitamente, qualcuno dovrebbe spiegare come.
Se invece viene pagato, bisogna sapere da chi.
L’inchiesta originale stima costi importanti e osserva l’assenza di una struttura comunicativa facilmente identificabile.
Ma da questo non deriva automaticamente che esista denaro occulto.
Potrebbe esistere volontariato.
Potrebbero esserci professionisti che lavorano a condizioni particolari.
Potrebbero esserci società esterne.
Potrebbero esserci donazioni.
Potrebbe esserci una combinazione di tutto.
Ed è proprio questo il punto.
Bisogna cercare i contratti.
11. BANNON ENTRA NELLA STORIA
Poi arriva Steve Bannon.
Qui la questione diventa internazionale.
Benjamin Harnwell è da anni una figura collegata alla rete politica di Bannon in Europa. Il progetto della scuola politica nella Certosa di Trisulti è documentato da anni e Harnwell era il referente operativo dell’iniziativa.
La novità arriva quando Harnwell parla del rapporto con Vannacci.
Secondo la ricostruzione riportata nell’inchiesta, Harnwell avrebbe dichiarato nel 2026 di essere in contatto diretto con il generale e di tenere Bannon informato sugli sviluppi di Futuro Nazionale.
Se questa dichiarazione è correttamente riportata, il fatto importante è uno solo: esiste un canale di comunicazione politico tra l’ambiente di Bannon e quello di Vannacci.
Questo è interessante.
Ma attenzione.
Essere in contatto con Bannon non significa essere finanziati da Bannon.
Essere ascoltati da Bannon non significa ricevere ordini da Bannon.
E soprattutto non significa automaticamente che Washington controlli Futuro Nazionale.
Per dimostrare una cosa del genere servirebbero documenti.
12. E POI ARRIVA WASHINGTON
Ed eccoci al passaggio più esplosivo.
Nel 2026 il Dipartimento di Stato americano ha effettivamente pubblicato un bando che prevede finanziamenti da 1 a 3 milioni di dollari per iniziative europee legate a resilienza democratica, stato di diritto, sovranità e identità della civiltà occidentale.
Il Financial Times ha inoltre documentato la nuova politica dell’amministrazione Trump volta a sostenere progetti europei ideologicamente vicini alla visione MAGA, con particolare attenzione alla libertà di espressione e alla contestazione delle norme europee sulla regolamentazione digitale.
Questo fatto rende la questione molto più interessante.
Perché oggi esiste davvero un programma americano destinato a finanziare organizzazioni europee che lavorano su temi che coincidono, almeno in parte, con alcune battaglie della destra sovranista.
Ma qui bisogna frenare prima che il motore fonda.
Non abbiamo, allo stato delle informazioni pubbliche consultate, la prova che Vannacci, Futuro Nazionale, Generazione Xa o il Centro Studi Rinascimento Nazionale abbiano ricevuto quei finanziamenti.
La possibilità di candidarsi non è un finanziamento ricevuto.
Un bando non è un bonifico.
Una coincidenza temporale non è una prova di preordinazione.
Questa distinzione è fondamentale.
13. LA MASSOMERIA: IL PUNTO PIÙ DELICATO
Ed eccoci alla parte più controversa.
L’inchiesta collega alcuni protagonisti della galassia vannacciana ad ambienti massonici.
Poi mette questi rapporti in relazione con la politica, la finanza, gli Stati Uniti e la rete Bannon.
È una costruzione narrativa potentissima.
Talmente potente che rischia di diventare più forte delle prove.
Perché la massoneria può certamente essere studiata come rete relazionale e fenomeno storico-politico.
Ma per sostenere che una specifica loggia, o una specifica rete massonica, stia coordinando una determinata operazione politica servono elementi molto più solidi.
Altrimenti il rischio è quello classico delle grandi teorie sulle reti di potere: basta che A conosca B e B conosca C per trasformare tre conoscenze personali in una Spectre internazionale.
E noi non vogliamo fare il casting per un film di James Bond.
Vogliamo capire chi paga cosa.
14. LA PARTE DAVVERO INTERESSANTE: IL MODELLO
E allora forse bisogna spostare la domanda.
Vannacci è davvero il centro di tutto?
Oppure Vannacci è il volto pubblico di una struttura più ampia?
Qui l’ipotesi diventa interessante anche senza ricorrere a complotti.
Il modello politico moderno funziona sempre più attraverso una combinazione di elementi.
Un personaggio fortemente riconoscibile.
Una comunità digitale.
Un’associazione culturale.
Una struttura territoriale.
Un think tank.
Una fondazione.
Un partito.
Una rete internazionale.
E infine una grande macchina comunicativa.
Vannacci oggi possiede quasi tutti questi elementi.
Il Centro Studi Rinascimento Nazionale dichiara apertamente di voler produrre ricerca, formazione e contenuti culturali.
Futuro Nazionale è ormai una realtà politica autonoma.
La sua capacità elettorale è stata dimostrata dai 532.368 voti personali ottenuti alle europee del 2024.
E nel 2026 la crescita del nuovo partito è diventata abbastanza significativa da attirare l’attenzione internazionale. Reuters ha riportato un consenso sondaggistico intorno al 4,6% e il passaggio di diversi parlamentari dalla maggioranza verso il progetto vannacciano.
Questo non è un esperimento da laboratorio.
È politica vera.
15. VANNACCI È IL PRODOTTO O È IL PRODUTTORE?
Questa è probabilmente la domanda più interessante di tutte.
Perché esistono due possibilità.
La prima è molto semplice.
Vannacci ha avuto un successo enorme, ha incontrato persone capaci di organizzarlo, ha costruito progressivamente una struttura e oggi guida personalmente il progetto.
La seconda è più inquietante.
Vannacci potrebbe essere diventato il volto di una rete che, indipendentemente dalla sua persona, possiede una propria capacità organizzativa, finanziaria e internazionale.
La differenza tra le due ipotesi è enorme.
Nel primo caso abbiamo un leader che costruisce una struttura.
Nel secondo abbiamo una struttura che ha trovato un leader.
E per capire quale delle due sia vera non servono profezie.
Servono documenti.
16. LE DOMANDE CHE RESTANO SUL TAVOLO
Chi gestiva realmente la comunicazione digitale di Vannacci nella fase precedente all’esplosione del libro?
Perché alcune tracce della sua presenza digitale compaiono prima che il grande pubblico conoscesse il generale?
Chi finanziò concretamente la prima fase della macchina comunicativa?
Quanto denaro è stato generato dal libro e quanto di quel denaro è stato reinvestito nell’attività politica?
Quali sono i bilanci completi delle diverse strutture?
Quali sono i rapporti economici tra associazioni, fondazioni, centro studi e partito?
Chi ha fornito servizi gratuitamente?
Chi ha fornito consulenze?
Quali società hanno gestito eventi, comunicazione e marketing?
Quali sono i rapporti effettivi tra Vannacci e Benjamin Harnwell?
Esistono finanziamenti americani già ricevuti oppure esiste soltanto la possibilità teorica di partecipare ai nuovi bandi?
Il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha presentato candidature?
Generazione Xa ha presentato candidature?
E soprattutto: esistono documenti che dimostrino un coordinamento politico internazionale?
Queste sono le domande che contano.
Non le insinuazioni.
17. IL VERO PROBLEMA NON È VANNACCI
Alla fine, il punto non è nemmeno stabilire se Roberto Vannacci piaccia oppure no.
Può piacere.
Può non piacere.
Può essere considerato un genio della comunicazione oppure un venditore di paure.
Può essere votato da mezzo milione di italiani oppure contestato da milioni di altri.
Questa è la democrazia.
Il problema nasce quando nessuno riesce più a capire come funzionano le macchine politiche che stanno dietro ai personaggi.
Perché il vecchio partito con una sede, una segreteria, un tesoriere e quattro manifesti appesi al muro è ormai preistoria.
Oggi puoi costruire una comunità politica prima ancora di costruire un partito.
Puoi avere milioni di visualizzazioni prima di avere una sede.
Puoi raccogliere consenso prima di avere un programma.
Puoi creare un think tank prima ancora di avere parlamentari.
Puoi costruire una fondazione accanto al partito.
Puoi avere una rete internazionale senza doverla chiamare alleanza.
E puoi fare tutto questo restando perfettamente dentro la legalità.
Ed è proprio per questo che bisogna guardare.
Non perché ogni rete sia illegale.
Ma perché la legalità non sostituisce la trasparenza politica.
18. LA CONCLUSIONE
Vannacci non è comparso dal nulla.
Questo ormai è evidente.
C’è stato un libro.
Poi un movimento.
Poi una rete territoriale.
Poi la Lega.
Poi il Parlamento europeo.
Poi Futuro Nazionale.
Poi un centro studi.
Poi altre strutture associative.
E intorno a tutto questo si sono sviluppate relazioni politiche, culturali, economiche e internazionali che meritano di essere studiate.
Il salto logico sarebbe dire che tutto questo dimostra l’esistenza di una cabina di regia occulta.
Non lo dimostra.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato fare finta che non esista nulla da approfondire.
Perché quando un personaggio passa in tre anni da generale relativamente sconosciuto a leader politico nazionale, europarlamentare con oltre mezzo milione di preferenze e capo di un partito che nel 2026 viene osservato con attenzione anche fuori dall’Italia, qualche domanda sul funzionamento della macchina bisogna pur farsela.
E allora forse la domanda definitiva non è:
“Chi è davvero Vannacci?”
La domanda è molto più grande.
Chi ha costruito l’infrastruttura che permette a Vannacci di essere Vannacci?
E soprattutto:
quanto di quella infrastruttura è pubblico, quanto è privato, quanto è trasparente e quanto dobbiamo ancora scoprire?
Perché il generale può anche essere il comandante.
Ma per capire una macchina bisogna guardare anche il motore.
E, soprattutto, bisogna avere il coraggio di aprire il cofano.
NOTA DELLA REDAZIONE
Questa ricostruzione distingue deliberatamente tra fatti documentati, dichiarazioni pubbliche e ipotesi investigative. I rapporti con Bannon, la possibile candidatura a finanziamenti statunitensi e i collegamenti massonici non vengono presentati come prove di un complotto o di finanziamenti occulti. Sono elementi che richiedono documentazione ulteriore. Il giornalismo serio non deve decidere prima quale sia la risposta: deve avere il coraggio di fare le domande giuste e poi seguire i soldi.
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