VIGILI, DOVE SIETE? A COSENZA ANCHE GOOGLE MAPS VI HA PERSI

COSENZA, DOVE SONO I VIGILI?

LA CITTÀ LASCIATA A SE STESSA, TRA PATTUGLIE INVISIBILI, STRADE SOFFOCATE, COMMERCIO IN AGONIA E CITTADINI COSTRETTI A DIFENDERSI DA SOLI

CALABRIA MAGAZINE | 16 AGOSTO 2026

C'è una domanda che a Cosenza ormai non ha più bisogno di essere suggerita. Basta uscire di casa, attraversare una strada, provare a parcheggiare, accompagnare qualcuno in una struttura sanitaria, il proprio bimbo a scuola, andare al mercato, prendere un autobus, fare acquisti in centro oppure semplicemente camminare per capire che prima o poi quella domanda arriva da sola: dove sono i vigili urbani?


Non è una domanda contro la Polizia Municipale. O almeno non dovrebbe esserlo. È una domanda sulla città e, soprattutto, sul funzionamento di un servizio pubblico che dovrebbe essere uno degli strumenti fondamentali attraverso i quali un'Amministrazione garantisce ordine, viabilità, decoro, sicurezza urbana e rispetto delle regole.

E proprio per questo sarebbe troppo facile raccontare la storia come una guerra tra cittadini e agenti. Non è così.

La questione è molto più seria.

Perché se i vigili sono troppo pochi, la responsabilità principale è politica e amministrativa. Se sono sufficienti ma vengono utilizzati male, bisogna guardare all'organizzazione del Corpo. Se vengono organizzati correttamente ma non intervengono quando dovrebbero, allora la responsabilità diventa anche individuale. Se invece il Comune chiude strade, modifica sensi di marcia, crea strozzature, cancella collegamenti e poi pretende che siano gli agenti a rimediare quotidianamente al disastro, allora il problema non è più soltanto della Polizia Municipale.

È della politica che governa la città.

E a Cosenza, da troppo tempo, queste responsabilità sembrano rimbalzare da una scrivania all'altra come una pallina impazzita.

LA COSENZA DEI COMUNICATI E LA COSENZA DEI CITTADINI

Negli atti amministrativi la Polizia Municipale di Cosenza appare come una struttura articolata, dotata di un proprio dirigente, di una centrale operativa, di mezzi, tecnologie e competenze che vanno ben oltre la semplice elevazione delle contravvenzioni.

Il Comune attribuisce infatti alla struttura competenze sulla viabilità, sul decoro urbano, sull'ecologia, sul centro storico e sui controlli amministrativi. Negli ultimi anni risultano investimenti in autovetture, strumenti informatici, sistemi di videosorveglianza, centrale operativa e apparecchiature per il controllo della sosta. Sono documentati controlli sui locali della movida, attività congiunte con altre forze dello Stato e interventi in materia di sicurezza e lavoro.

Dunque no, non è serio sostenere che la Polizia Municipale non faccia assolutamente nulla. Il problema è un altro.

Quanto di quello che viene fatto negli atti, nei comunicati e nelle relazioni arriva realmente sulla strada?

Perché il cittadino non incontra il dirigente. Non incontra l'organigramma. Non incontra il capitolo di bilancio. Non incontra la determina con cui vengono acquistate le automobili.

Il cittadino incontra una macchina parcheggiata in doppia fila. Incontra un marciapiede occupato. Incontra una strada intasata. Incontra un'ambulanza che deve farsi largo. Incontra un'automobile davanti a un passo carrabile. Incontra una zona commerciale che lentamente si svuota.

E soprattutto incontra, troppo spesso, l'impressione che nessuno stia controllando.

È questa la distanza che oggi dobbiamo misurare.

Non quella tra un ufficio e un altro, ma quella tra il Comune raccontato sulla carta e il Comune che i cittadini vivono ogni giorno.

I NUMERI DICONO CHE IL PROBLEMA ESISTE

Nel 2024 fu lo stesso sindaco Franz Caruso a riconoscere pubblicamente una situazione che, da sola, dovrebbe bastare per aprire una discussione seria.

Secondo quanto dichiarato dal primo cittadino, a fronte di un fabbisogno di circa 200 addetti alla Polizia Municipale, Cosenza disponeva di circa 95 unità. E, sempre secondo quelle dichiarazioni, una parte consistente del personale non risultava utilizzabile per il servizio esterno per effetto dei limiti normativi.

Questo dato non può essere ignorato. Perché se una città delle dimensioni e delle caratteristiche di Cosenza dovrebbe disporre di circa 200 addetti e ne ha poco meno della metà, è evidente che qualcosa non torna.

Poi sono arrivate le assunzioni, i concorsi e gli scorrimenti delle graduatorie. Il Comune ha bandito anche un concorso per dieci agenti a tempo indeterminato con rapporto di lavoro al 50 per cento, procedura successivamente interessata da scorrimenti. Tutto positivo.

Ma anche qui bisogna evitare la propaganda numerica. 

Nella pratica è proprio questo dato che manca con una chiarezza disarmante: quanti sono oggi gli agenti effettivamente utilizzabili per il servizio esterno, turno per turno?

E questi bastano? 

Quanti sono davvero disponibili a scendere in strada. Perché è questo il numero che interessa a una città.

SE I VIGILI SONO POCHI, NON È COLPA DEI VIGILI

Qui bisogna essere onesti fino in fondo.

Se il Corpo è sotto organico, il primo responsabile non è il vigile che manca. È chi amministra.

Un'Amministrazione comunale non può pretendere di avere una Polizia Municipale capace di garantire contemporaneamente viabilità, incidenti, commercio, decoro, centro storico, controlli amministrativi, manifestazioni, movida, sicurezza urbana, mercato, sosta e presidio territoriale se il numero degli operatori è strutturalmente insufficiente.

E allora non si può chiedere alla Polizia Municipale di fare il miracolo e contemporaneamente accusarla perché non riesce a coprire una città intera.

Ma esiste anche l'altra faccia della medaglia.

La carenza di personale non può diventare una formula magica utilizzata per spiegare ogni cosa.

Perché se il Comune mette a disposizione uomini, mezzi, tecnologia e risorse, quei mezzi devono trasformarsi in servizio.

E se non si trasformano in servizio, qualcuno deve spiegare dove si inceppa il meccanismo.

IL VIGILE CHE IL CITTADINO NON VEDE

È qui che entrano in gioco le segnalazioni.

E su questo Calabria Magazine vuole essere molto chiaro. Una segnalazione sui social non è automaticamente una prova giudiziaria. Un post di Facebook non è una sentenza. Una fotografia non racconta necessariamente tutta la storia.

Ma liquidare sistematicamente le segnalazioni dei cittadini come "fake", "polemiche" o "attacchi alla Polizia Municipale" sarebbe ancora più grave.

Perché quelle persone vivono realmente nei quartieri. Sono commercianti. Sono residenti. Sono genitori. Sono anziani. Sono automobilisti. Sono pedoni.

Sono persone che accompagnano familiari nelle strutture sanitarie.

Sono lavoratori che ogni mattina devono attraversare le stesse strade.

E quando decine, centinaia di persone raccontano per anni problemi simili, in luoghi diversi e in momenti diversi, non siamo più davanti a una singola lamentela.

Siamo davanti a una percezione collettiva.

E una percezione collettiva, soprattutto quando riguarda il funzionamento di un servizio pubblico, non si combatte insultando chi la manifesta. Si verifica.

TAVERNISE: QUANDO A PARLARE È UNO CHE IL CORPO LO CONOSCE DA DENTRO

In questo contesto assume un peso particolare la vicenda dell'ispettore Luca Tavernise, che già nel 2021 aveva denunciato pubblicamente condizioni problematiche dei locali della Polizia Municipale, mezzi in condizioni precarie e carenze di personale e strumenti.

Quella denuncia proveniva dall'interno. Da un appartenente al Corpo.

E proprio per questo meritava una risposta istituzionale seria.

Negli anni successivi il Comune ha effettivamente adottato provvedimenti per migliorare strutture, centrale operativa, strumenti e mezzi.

Questo significa che quella denuncia non può essere liquidata semplicemente come rumore.

E dovrebbe insegnare una cosa fondamentale: le segnalazioni non vanno credute ciecamente, ma nemmeno ignorate. Vanno controllate.

IL CITTADINO VEDE UNA PATTUGLIA E SI CHIEDE COSA STIA FACENDO

Poi c'è un'altra questione, forse la più delicata.

Numerosi cittadini raccontano di vedere pattuglie ferme, soprattutto in determinate zone, senza percepire una concreta attività di controllo del territorio.

Qualcuno riferisce di agenti seduti nelle automobili, con il climatizzatore e il motore acceso, qualcuno con il telefono in mano, qualcuno intento a fumare o conversare.

Certo non possiamo affermare che ogni volta che un agente è seduto in automobile stia perdendo tempo. Sarebbe una generalizzazione irresponsabile. 

Ma c'è una domanda che nessuno può evitare.

Se davanti alla pattuglia avvengono continuamente violazioni e la pattuglia non interviene, cosa dovrebbe pensare il cittadino?

Perché il cittadino non vede ciò che avviene dentro l'automobile. Vede ciò che avviene fuori.

E se vede una pattuglia ferma mentre davanti a sé passano automobili in doppia fila, motocicli sui marciapiedi, parcheggi selvaggi o altre situazioni problematiche, la percezione è inevitabile: il vigile c'è, ma il controllo non c'è.

VIA CALOPRESE: QUANDO UNA STRADA DIVENTA TERRA DI NESSUNO

Via Caloprese è uno dei luoghi nei quali la domanda diventa particolarmente evidente.

Una zona densamente frequentata, commerciale, attraversata quotidianamente da residenti, lavoratori e cittadini che devono raggiungere servizi e attività.

In un contesto simile la presenza della Polizia Municipale non dovrebbe essere concepita soltanto come intervento occasionale dopo la telefonata di qualcuno.

Dovrebbe essere preventiva.

Perché il controllo efficace non è quello che arriva quando la strada è già bloccata. È quello che impedisce che venga bloccata.

La differenza sembra sottile. In realtà è enorme.

PIAZZA AMENDOLA E IL MERCATO: IL CITTADINO DEVE ARRANGIARSI?

Il mercato di Piazza Amendola è un altro esempio emblematico.

Quando si concentrano ambulanti, clienti, automobili, mezzi di servizio e pedoni, il controllo della viabilità dovrebbe essere quasi fisiologico.

E invece il cittadino racconta troppo spesso una situazione nella quale bisogna arrangiarsi.

Il problema non è soltanto la sosta.

È il modo nel quale un'intera area viene vissuta durante le ore di maggiore affluenza.

E qui c'è anche una questione sanitaria che non può essere ignorata.

Nella zona sono presenti attività e servizi sanitari, compreso il centro dialisi.

Per chi accompagna una persona sottoposta a dialisi, per chi deve raggiungere una struttura sanitaria con una persona fragile, per chi deve garantire tempi e accessibilità che non sono quelli di una passeggiata domenicale, una strada congestionata non è un semplice fastidio.

È un problema reale.

E quando un'area nella quale gravitano servizi sanitari viene lasciata alla logica della doppia fila e del parcheggio selvaggio, la questione diventa una questione di civiltà amministrativa.

LE AUTOLINEE: UNA CITTÀ CHE CHIEDE PRESIDIO

Poi ci sono le Autolinee. Una delle porte d'ingresso della città.

Un punto nel quale transitano quotidianamente migliaia di studenti, lavoratori, pendolari e viaggiatori.

Negli ultimi anni sono emerse ripetutamente richieste di maggiore sicurezza e di un presidio stabile della Polizia Municipale. Ma il problema del personale rende difficile garantire una presenza permanente.

E qui torniamo al punto di partenza.

Se non ci sono uomini sufficienti per presidiare stabilmente uno dei punti più delicati della città, allora bisogna dirlo chiaramente.

Non si può raccontare una Cosenza presidiata capillarmente e contemporaneamente spiegare che non ci sono risorse umane sufficienti per garantire presidi fondamentali.

VIA XXIV MAGGIO: QUANDO LA POLITICA DEL TRAFFICO FA PAGARE IL CONTO A RESIDENTI E COMMERCIANTI

Via XXIV Maggio è forse il simbolo più evidente di un problema che la Polizia Municipale, da sola, non potrà mai risolvere.

Residenti e commercianti hanno denunciato traffico, rifiuti e sosta selvaggia e chiesto nuovi collegamenti carrabili verso viale Giacomo Mancini per alleggerire la pressione sulla zona.

Il problema non è nato oggi.

Le proteste sulla viabilità dell'area di via Montesanto e delle strade circostanti risalgono a molti anni fa. Dai tempi di Maruzzu, precisamente. 

E questo dovrebbe far riflettere.

Perché quando una questione urbanistica dura dieci anni, non siamo più davanti a un'emergenza. Siamo davanti a una scelta.

La scelta di non risolverla.

Nel frattempo, però, a pagare sono sempre gli stessi.

Pagano i commercianti, perché un'attività commerciale ha bisogno di essere raggiungibile.

Pagano i residenti, perché vivere in una zona congestionata non è esattamente un privilegio.

Pagano gli anziani, che devono muoversi in una città sempre meno agevole.

Pagano le persone con disabilità.

Pagano i genitori.

Pagano le attività sanitarie.

Pagano i clienti che rinunciano a raggiungere il centro perché "lì non si parcheggia".

E alla fine paga la città.

VIA XXIV MAGGIO, VIA MONTESANTO, CORSO MAZZINI E VIALE GIACOMO MANCINI: IL CENTRO NON SI PUÒ GOVERNARE A COLPI DI TRANSENNA

C'è un principio elementare nella mobilità urbana: se chiudi un collegamento devi garantire un'alternativa.

Non basta dire che una strada deve essere pedonalizzata. Non basta dire che una determinata area deve essere liberata dal traffico. Non basta spostare le automobili da una strada all'altra.

Bisogna progettare una rete.

Quando vengono eliminati sbocchi e collegamenti senza creare alternative adeguate, il traffico non scompare. Si concentra altrove.

E quando si concentra altrove, soffoca le strade.

Via XXIV Maggio e via Montesanto diventano più difficili da raggiungere.

Le attività commerciali perdono accessibilità.

I residenti vivono una quotidianità più complicata.

Le strade parallele diventano imbuto.

Il centro perde vitalità.

E poi ci si domanda perché i negozi chiudano.

È una domanda che dovrebbe essere rivolta prima a chi progetta la città e soltanto dopo a chi deve controllare il traffico.

LA POLIZIA MUNICIPALE NON PUÒ CURARE LE MALATTIE CREATE DALL'URBANISTICA

Questo è un punto sul quale il Comune deve assumersi le proprie responsabilità.

Non si può chiedere a una pattuglia di risolvere una viabilità progettata male.

Un vigile può sanzionare un'auto in divieto.

Non può creare un nuovo collegamento tra via XXIV Maggio, viale Giacomo Mancini, Corso Mazzini e Via Montesanto.

La Polizia Municipale non può risolvere una politica urbanistica sbagliata.

Per questo la Polizia Municipale non può essere utilizzata come parafulmine delle scelte amministrative.

Ma nemmeno il Corpo può utilizzare le difficoltà organizzative come alibi universale.

La responsabilità deve essere distribuita correttamente.

IL COMMERCIO NON MUORE SOLTANTO PER COLPA DELLA CRISI

A Cosenza c'è poi una questione che dovrebbe interessare particolarmente l'Amministrazione.

Il commercio del centro.

Un negozio vive anche di accessibilità.

Se il cliente deve affrontare un percorso a ostacoli per arrivare, se non trova parcheggio, se rimane imbottigliato nel traffico, se deve attraversare una zona nella quale il degrado è evidente, se percepisce che il centro è difficile da raggiungere, semplicemente cambia destinazione.

Va altrove.

E ogni cliente perso contribuisce lentamente a svuotare il centro.

Quando poi il negozio chiude, la strada perde un altro presidio umano.

Meno negozi significa meno persone.

Meno persone significa meno controllo sociale.

Meno controllo sociale significa maggiore percezione di insicurezza.

E il cerchio si chiude.

Bisogna quindi smettere di rendere il Centro difficile da vivere.

IL DECORO URBANO NON È UN OPTIONAL

La Polizia Municipale ha competenze anche in materia di decoro urbano, ecologia e centro storico.

E qui la situazione raccontata dai cittadini è spesso impietosa.

Rifiuti abbandonati.

Marciapiedi rattoppata, indecoroso, pericolosi e occupati.

Sosta selvaggia.

Spazi pubblici utilizzati impropriamente.

Situazioni di degrado che vengono segnalate e che spesso sembrano trascinarsi.

Ancora una volta, non tutto è competenza della Polizia Municipale.

Ma il cittadino non ha un manuale delle competenze comunali in tasca.

Quando vede un problema, chiama il Comune.

E il Comune dovrebbe essere organizzato per indirizzarlo verso chi deve intervenire.

Se il cittadino viene rimbalzato da un ufficio all'altro, alla fine succede la cosa più semplice: smette di chiamare.

Ed è esattamente quello che un'amministrazione seria dovrebbe evitare.

LA LEGGE DEL “TANTO NON SUCCEDE NIENTE”

È probabilmente il fenomeno più pericoloso.

Quando per anni un cittadino vede automobili parcheggiate dove non dovrebbero, occupazioni irregolari, comportamenti scorretti, degrado e violazioni che apparentemente non producono conseguenze, comincia a modificare il proprio comportamento.

Non pensa più: "Questa cosa è vietata."

Pensa: "Lo fanno tutti."

E quando tutti iniziano a fare ciò che è vietato perché tanto nessuno interviene, il sistema collassa.

E chi rispetta le regole comincia a sentirsi un idiota.

È questa la vera sconfitta di una città.

La perdita dell'idea che le regole abbiano un valore.

I SOCIAL NON SONO LA PROVA DI TUTTO. MA SONO LO SPECCHIO DI QUALCOSA

Il Comune potrebbe rispondere che le segnalazioni sui social non rappresentano dati ufficiali.

Avrebbe ragione.

Ma sarebbe una risposta insufficiente.

Perché i social non devono sostituire i dati ufficiali.

Devono spingere l'Amministrazione a produrli.

Se sui social i cittadini raccontano che una determinata strada è continuamente congestionata, il Comune dovrebbe poter mostrare i dati sul traffico.

Se raccontano che le pattuglie non si vedono, il Comune dovrebbe poter mostrare le ore di pattugliamento.

Se denunciano che gli incidenti vengono gestiti con difficoltà, il Comune dovrebbe poter mostrare tempi medi e numero degli interventi.

Se denunciano il degrado, il Comune dovrebbe poter mostrare quante segnalazioni sono arrivate e quanto tempo è servito per risolverle.

È così che si governa una città.

Non dicendo ai cittadini che si sbagliano.

Dimostrando loro dove si sbagliano.

IL COMUNE HA INVESTITO. E PROPRIO PER QUESTO DEVE RENDERE CONTO

Non si può nemmeno ignorare ciò che l'Amministrazione ha fatto.

Sono stati effettuati investimenti nei mezzi, nella tecnologia, nella centrale operativa, nella sicurezza dei locali e negli strumenti informatici.

Sono stati avviati concorsi e scorrimenti.

Sono stati effettuati controlli sui locali.

Sono state realizzate attività congiunte con altre istituzioni.

Quindi non siamo davanti a un Comune completamente immobile.

Ma ogni investimento genera una domanda successiva.

Quanto ha prodotto?

Se vengono assunti nuovi agenti, quante pattuglie in più sono effettivamente presenti?

Se vengono spesi soldi pubblici, quale miglioramento concreto vede il cittadino?

Perché la trasparenza non consiste nel pubblicare una determina.

La trasparenza consiste nel permettere al cittadino di capire cosa quella determina abbia cambiato nella sua vita quotidiana.

IL CITTADINO PAGA. E HA DIRITTO A UN SERVIZIO

Questa è la parte che troppo spesso viene dimenticata.

Il cittadino paga le tasse.

Paga i servizi.

Paga gli stipendi attraverso il bilancio comunale.

Paga le automobili.

Paga il carburante.

Paga le tecnologie.

Paga le strutture.

E quando viene sanzionato, paga anche la multa.

Non pretende un vigile personale.

Pretende però che il sistema funzioni.

Pretende che la legge venga applicata senza favoritismi.

Pretende che il controllo non sia casuale.

Pretende che una strada non venga lasciata alla legge del più furbo.

Pretende che davanti a una struttura sanitaria sia possibile arrivare senza dover affrontare una giungla di automobili.

Pretende che un commerciante possa tenere aperta la propria attività in una zona accessibile.

Pretende che un residente possa tornare a casa senza dover combattere ogni sera con parcheggi selvaggi e viabilità impazzita.

Non sono pretese eccessive.

Sono il minimo sindacale di una città amministrata decentemente.

LA VERITÀ POTREBBE ESSERE MOLTO PIÙ SEMPLICE

Forse non abbiamo davanti una Polizia Municipale composta da fannulloni.

Forse abbiamo un Corpo troppo piccolo rispetto alle necessità di Cosenza.

Forse abbiamo un'organizzazione che deve essere ripensato. Forse abbiamo turni che non garantiscono la copertura necessaria.

Forse abbiamo troppa attività amministrativa e troppo poca presenza esterna. 

Forse abbiamo una politica della mobilità che scarica sulla Polizia Municipale problemi che non può risolvere.

E forse, contemporaneamente, esistono anche comportamenti individuali che devono essere corretti.

Le cose possono essere vere tutte insieme.

COSENZA HA BISOGNO DI UNA POLIZIA MUNICIPALE VISIBILE

La città non ha bisogno di un vigile a ogni angolo.

Ha bisogno della certezza che il vigile possa arrivare quando serve.

Ha bisogno di presenza preventiva e non soltanto di interventi quando il problema è già esploso.

Ha bisogno di agenti che conoscano il territorio e che possano essere riconosciuti dai residenti.

Ha bisogno di presidiare i punti sensibili. Ha bisogno di controllare il centro storico. Ha bisogno di garantire accessibilità alle zone commerciali.

Ha bisogno di tutelare le aree dove gravitano strutture sanitarie.

Ha bisogno di intervenire sul decoro.

Ha bisogno di una presenza serale credibile.

E ha bisogno di una strategia sulla mobilità che non pretenda di risolvere con la paletta problemi creati da anni di scelte urbanistiche.

LA CITTÀ NON PUÒ ESSERE LASCIATA ALL'AUTOREGOLAMENTAZIONE

Perché quando il Comune arretra, qualcuno occupa quello spazio.

E generalmente non è il cittadino più rispettoso delle regole.

È quello più furbo.

Quello che ha capito una cosa molto semplice: a Cosenza, secondo una percezione sempre più diffusa, la possibilità di essere controllati non è abbastanza alta da scoraggiare chi vuole fare come gli pare.

E questo è un problema politico.

Perché il Comune non deve soltanto amministrare i cittadini corretti. Deve impedire che quelli scorretti finiscano per dettare le regole agli altri.

IL VERO FALLIMENTO È FAR SENTIRE IL CITTADINO UN FESSO

È forse questo il punto più grave di tutta la vicenda.

Il cittadino che rispetta il divieto di sosta mentre altri parcheggiano tranquillamente sul marciapiede si sente un fesso.

Quello che paga regolarmente mentre altri occupano abusivamente spazi pubblici si sente un fesso.

Quello che cerca un parcheggio regolare mentre altri lasciano l'automobile dove capita si sente un fesso.

Quello che accompagna una persona fragile in una struttura sanitaria e deve affrontare una strada completamente congestionata si sente abbandonato.

Il commerciante che paga tasse e affitto mentre vede la propria strada diventare sempre meno accessibile si sente dimenticato.

Il residente che torna a casa e trova ogni sera la stessa giungla si chiede perché debba essere lui a rispettare le regole.

E quando il cittadino corretto comincia a sentirsi il fesso della situazione, una città ha già perso una battaglia importante.

ADESSO IL COMUNE PARLI. MA CON I DATI

Calabria Magazine non pretende di avere già tutte le risposte.

Pretende però che qualcuno le fornisca.

Vogliamo sapere perché alcune zone della città sembrano costantemente presidiate e altre sembrano diventare terra di nessuno.

Vogliamo sapere cosa intenda fare il Comune per via XXIV Maggio, via Montesanto e per i collegamenti con viale Giacomo Mancini e corso Mazzini.

E soprattutto vogliamo sapere quale sia la strategia complessiva per restituire accessibilità e vitalità a quelle parti del centro che residenti e commercianti considerano sempre più isolate.

SE I CITTADINI SI SBAGLIANO, IL COMUNE LO DIMOSTRI

Questa è la sfida più semplice.

Se la percezione dei cittadini è sbagliata, il Comune può dimostrarlo.

E se invece i cittadini hanno ragione, allora basta raccontare favole.

Si ammetta il problema.

Si spieghi perché esiste.

E si dica come si intende risolverlo.

Perché anche questo significa amministrare.

NON È UNA GUERRA CONTRO I VIGILI. È UNA BATTAGLIA PER LA CITTÀ

La Polizia Municipale non deve essere il capro espiatorio delle inefficienze del Comune.

Ma nemmeno il Comune può essere il parafulmine eterno di ogni inefficienza del Corpo.

Gli agenti hanno diritto a condizioni di lavoro dignitose, organici adeguati, mezzi efficienti e organizzazione seria.

I cittadini hanno diritto a una città controllata, ordinata e accessibile.

I commercianti hanno diritto a strade raggiungibili e a condizioni urbane che non trasformino ogni acquisto in una missione.

Le attività sanitarie hanno diritto a essere raggiungibili senza che la sosta selvaggia diventi un ostacolo quotidiano.

I residenti hanno diritto a non sentirsi ospiti indesiderati nel quartiere nel quale pagano tasse e vivono.

Il Comune ha il dovere di mettere tutti questi diritti nello stesso quadro.

E quando non ci riesce, deve spiegare perché.

COSENZA NON HA BISOGNO DI PIÙ COMUNICATI. HA BISOGNO DI PIÙ STRADA

Alla fine la questione è tutta qui.

Una Polizia Municipale si giudica sulla strada.

Un'Amministrazione si giudica sulla città.

La si giudica quando un cittadino chiama e qualcuno risponde. Quando un'ambulanza deve passare e la strada viene liberata. Quando un commerciante segnala una situazione e qualcuno interviene. Quando un marciapiede torna a essere un marciapiede. Quando una strada non viene trasformata in un parcheggio abusivo. Quando un incidente viene gestito tempestivamente. Quando una zona problematica viene presidiata prima che succeda qualcosa. Quando il cittadino sa che la regola vale anche per quello che parcheggia dove gli pare.

È lì che si misura la qualità di un'amministrazione.

LA DOMANDA CHE RESTA SUL TAVOLO

A questo punto non serve insultare nessuno. Serve però una risposta.

QUANTI VIGILI URBANI SONO REALMENTE DISPONIBILI PER STRADA A COSENZA, OGNI GIORNO E IN OGNI TURNO?

Quante situazioni di degrado vengono effettivamente affrontate?

E soprattutto, perché un numero così elevato di cittadini, residenti e commercianti ha maturato la convinzione che la Polizia Municipale sia troppo spesso assente proprio quando servirebbe?

Questa domanda non può essere liquidata dicendo che "sui social si lamentano tutti".

Perché sui social ci sono cittadini veri.

QUELLI CHE POI ANDRANNO A VOTARE... 

E molti di loro raccontano cose che chiunque viva Cosenza può verificare semplicemente uscendo di casa.

La loro voce può essere IMPERFETTA. Può essere ARRABBIATA. Può essere ESAGERATA.. Può persino sbagliare.

Ma quando una città intera comincia a raccontare la stessa storia, il problema non è più il cittadino che parla. È il sistema che dovrebbe ascoltarlo.

E allora, cari amministratori, cari dirigenti, caro Comando della Polizia Municipale, non prendetevela con lo specchio.

Guardate cosa riflette.

Perché se a Cosenza il cittadino ha ormai l'impressione di dover essere contemporaneamente automobilista, vigile, urbanista, controllore del decoro, regolatore del traffico e difensore del proprio quartiere, significa che qualcosa nel meccanismo si è inceppato.

Se qualcuno non lavora come dovrebbe, accertatelo e intervenite. Se i servizi non vengono resi, fate qualcosa. 

Ma non chiedete ai cittadini di continuare a vivere dentro un problema che da anni qualcuno continua a chiamare "situazione".

Una situazione dura qualche giorno.

Quella di Cosenza dura da troppo tempo.

E quando un problema dura anni, non è più una situazione. È una responsabilità.

CALABRIA MAGAZINE

Noi continueremo a raccogliere segnalazioni, testimonianze e documentazione.

Non per fare la guerra ai vigili.

Non per difendere il Comune.

Ma per dare voce a chi, ogni giorno, paga il prezzo di una città nella quale troppe volte le regole sembrano valere soltanto per chi decide di rispettarle.

E questa, a Cosenza, è una partita che riguarda tutti.

Perché una città nella quale il cittadino corretto si sente un fesso è una città che ha già cominciato a perdere.

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