118 CALABRIA: IN PRINCIPIO FU "AREU". POI OCCHIUTO TROVO MISERENDINO SOTTO UN CAVOLO E LO ADOTTÒ

118 CALABRIA: IN PRINCIPIO FU "AREU"... POI OCCHIUTO TROVO MISERENDINO SOTTO UN CAVOLO, E LO ADOTTÒ. 

La storia che parte da AREU LOMBARDIA, passa per MISERENDINO e finisce nei conti delle associazioni. 

IN ATTESA DELL'INCONTRO DELLE ASSOCIAZIONI CON I VERTICI ASP FISSATO PER GIORNO 24 SETTEMBRE... 

Un documento trovato fra le scartoffie dell'Albo Pretorio degli Enti sanitari ci spiega come siamo giunti da un modello ben strutturato a quello in itinere che sta mettendo in difficoltà le OdV di pubblica assistenza. 

La storia del nuovo modello del 118 calabrese comincia nel 2022. Quando la Regione Calabria avvia un percorso di collaborazione con AREU Lombardia, l’Agenzia regionale dell’emergenza-urgenza lombarda, per sperimentare modelli organizzativi, processi e tecnologie destinati al sistema dell’emergenza-urgenza extraospedaliera. La collaborazione viene formalizzata dalla Regione nel marzo 2022.


Pochi mesi dopo, secondo la relazione prodotta da ANPAS, Croce Rossa Italiana e Confederazione delle Misericordie d’Italia, le tre grandi Reti nazionali del Terzo Settore vengono coinvolte direttamente nel percorso. Il 15 giugno 2022 incontrano il presidente Roberto Occhiuto. Al tavolo ci sono anche rappresentanti di AREU Lombardia e dell’ASP di Cosenza.

Il progetto riguarda oltre sessanta postazioni e nasce con un'idea precisa: costruire un sistema organizzato, stabile e sostenibile, nel quale il volontariato non sia semplicemente utilizzato per coprire i buchi di personale.

Il 27 ottobre 2022 viene presentata alla Regione la mappatura delle associazioni presenti sul territorio. A dicembre emergono problemi di accreditamento, organizzazione degli equipaggi e disponibilità di personale. Le Reti nazionali propongono un modello con equipaggi formati da autista-soccorritore e soccorritore per i mezzi di soccorso di base.

Nel febbraio 2023 il progetto entra nella fase più interessante. A Milano, presso AREU Lombardia, Regione, ASP Cosenza e Reti associative lavorano alla struttura organizzativa. Viene ipotizzato un rapporto dell’80% di personale dipendente e del 20% di volontari.

Il significato è chiaro: il volontariato deve restare dentro il sistema, ma non deve diventare il sostituto del lavoro professionale.

In poche parole: un volontario, anche se tale, ha un costo per l'associazione. E questo costo deve essere calcolato non depennato dalle rendicontazioni. 

Poi arrivano i conti.

La relazione tecnica elabora il costo annuale di una postazione MSB con autista-soccorritore e soccorritore. Il costo complessivo viene stimato in 424.672,48 euro all’anno, pari a 48,47 euro l’ora. Dentro quella cifra vengono ricompresi personale, automezzi, carburante, assicurazioni, manutenzione, materiale sanitario, struttura, formazione, amministrazione e gli altri costi necessari a mantenere operativa la postazione.

Il confronto con il costo standard FIASO rivalutato porta a 635.652 euro annui, pari a 72,59 euro l’ora.

La differenza stimata è di 210.979,52 euro, circa il 33,1%.

Non è corretto descrivere quel progetto semplicemente come un modo per dare più soldi alle associazioni.

Era un modello economico nel quale si tentava di stabilire preventivamente quanto costasse realmente una postazione e quali fossero le risorse necessarie per garantirne il funzionamento.

Nel giugno 2023 le parti lavorano alle modalità di rendicontazione. A ottobre si torna a discutere dei contenuti della convenzione. L’ASP di Cosenza elabora un testo e un modello di rendicontazione.

Nel frattempo, però, cambia anche l’architettura istituzionale del 118.

La legge regionale ha attribuito ad Azienda Zero la direzione e il coordinamento del sistema regionale dell’emergenza-urgenza. Nel 2023 Azienda Zero conferisce all’ASP di Cosenza la delega per l’esercizio di specifiche funzioni amministrative relative al sistema 118.

Il baricentro, quindi, comincia a spostarsi.

E nel 2024 arriva un passaggio che non può essere ignorato.

Il 26 marzo 2024 Occhiuto, nella qualità di Commissario ad acta, firma il DCA n. 78, con il quale approva il nuovo documento di riorganizzazione della rete ospedaliera e della rete dell’emergenza-urgenza.

Nel modello regionale gli Enti del Terzo Settore vengono individuati come soggetti destinati a gestire i Mezzi di Soccorso di Base attraverso convenzioni.

Quindi il Terzo Settore non viene cancellato. Anzi viene inserito, a pieno titolo, nella nuova architettura.

Il 17 maggio 2024 arriva il DCA n. 101, dedicato espressamente all’esercizio delle funzioni del 118 e dell’elisoccorso. Il provvedimento si inserisce nel percorso di trasferimento delle funzioni verso Azienda Zero. La Regione conferma così la progressiva centralizzazione del sistema.

E qui si arriva al passaggio che rende la vicenda particolarmente interessante.

La relazione delle tre Reti nazionali datata 11 novembre 2024 afferma che il testo della convenzione con le associazioni era stato condiviso, ma risultava ancora non deliberato.

Quindi nel frattempo avevamo un modello tecnico costruito con AREU, una programmazione regionale che riconosceva il ruolo degli ETS, una struttura economica già elaborata e un testo di convenzione già discusso.

Ma la convenzione operativa con le associazioni non risultava ancora formalizzata.

Nel giugno 2024 l’ASP di Cosenza pubblica una manifestazione d’interesse per affidare alle associazioni il servizio di trasporto infermi 118. È la prima traduzione concreta del nuovo assetto.

Poi arrivano contestazioni, ricorsi e problemi procedurali.

La procedura viene successivamente revocata e nel 2025 l’ASP riparte con una nuova procedura per le postazioni rimaste da assegnare.

Nel maggio 2025 vengono messe a selezione 63 postazioni.

Nel 2026 la storia non è ancora finita.

L’ASP di Cosenza pubblica infatti un nuovo avviso per affidare in convenzione le postazioni rimaste non assegnate. L’atto precisa che l’ASP agisce come soggetto delegato da Azienda Zero e che la procedura è riservata alle Organizzazioni di volontariato ai sensi degli articoli 56 e 57 del Codice del Terzo Settore.

Ed è proprio nel documento del 2026 che emerge la differenza economica fondamentale rispetto al modello elaborato con AREU.

L’attuale rapporto viene qualificato come non corrispettivo.

L’OdV non riceve un prezzo per la gestione della postazione.

Riceve il rimborso analitico e documentato delle spese effettivamente sostenute, secondo le regole e i limiti previsti. E MANCO QUELLI... 

È un cambiamento sostanziale.

Nel modello costruito con AREU si partiva dal costo complessivo necessario a garantire una postazione.

Nel modello attuale si parte invece dalle spese effettivamente sostenute dall’associazione e dalla loro ammissibilità al rimborso.

La differenza non è soltanto terminologica.

Nel primo caso il ragionamento è: quanto costa una postazione e quali risorse servono per mantenerla operativa?

Nel secondo: quali spese ha sostenuto l’associazione e quante di queste possono essere rimborsate?

E qui arriva il punto economico.

SECONDO QUESTI SCIENZIATI DI AZIENDA ZERO: un’associazione che dispone già di ambulanze, sede, attrezzature, struttura amministrativa e soprattutto di una forte componente volontaria può riuscire a mantenere i costi effettivi entro i limiti rimborsabili.

Per quella realtà il modello può essere sostenibile.

Ma un’associazione che deve sostenere una consistente quota di personale dipendente, pagare stipendi, leasing o acquisto dei mezzi, carburante, assicurazioni, manutenzioni, materiale sanitario, formazione e struttura si trova davanti a un problema diverso.

Perché il costo reale continua a esistere anche quando una parte di quel costo non viene riconosciuta.

E allora la differenza deve essere coperta da qualcuno.

Se non la copre il sistema sanitario, la copre l’associazione.

Questo è il punto che non può essere nascosto dietro la parola “volontariato”.

Il modello AREU non significava semplicemente più denaro alle associazioni.

Significava riconoscere economicamente la struttura necessaria per garantire il servizio.

L’attuale modello, invece, non paga la postazione come servizio.

Rimborsa le spese ammissibili dell’OdV.

E quando una spesa non è ammissibile, supera un tetto oppure non viene riconosciuta secondo il regolamento, il problema rimane all’associazione.

Non è una questione ideologica.

È matematica.

Una postazione H24 ha un costo.

Un’ambulanza costa.

Il carburante costa.

La manutenzione costa.

Le assicurazioni costano.

Il personale dipendente costa.

La formazione costa.

Le attrezzature costano.

Anche il tempo del volontario ha un valore, pur non essendo una voce retributiva.

Ed è proprio qui che bisogna evitare l’equivoco più pericoloso.

Il volontariato può essere gratuito.

Il servizio pubblico non può essere costruito contando sulla gratuità del volontario per compensare sistematicamente un finanziamento insufficiente.

Il volontario non deve diventare la voce invisibile che consente al sistema di spendere meno di quanto costi realmente.

Perché quando una persona sale su un’ambulanza e garantisce un turno H24, non sta semplicemente riempiendo una casella.

Sta garantendo una funzione essenziale del Servizio sanitario.

E se per mantenere quella postazione aperta l’associazione deve continuamente anticipare denaro, assorbire costi non rimborsati o utilizzare risorse proprie, allora non siamo più soltanto davanti a un rapporto tra pubblico e volontariato.

Siamo davanti a un sistema nel quale una parte del costo del servizio pubblico viene trasferita sulle organizzazioni che lo garantiscono e sugli stessi volontari. 

Questo non significa che il modello attuale sia necessariamente più costoso per la Regione.

Potrebbe essere esattamente il contrario.

Ed è proprio questo il punto da verificare.

Il modello attuale di fatto consente alla pubblica amministrazione di contenere la spesa trasferendo una parte del rischio economico sulle OdV e sui volontari. 

UN SISTEMA BASATO SULLO SFRITTAMENTO DI ASSOCIAZIONI E VOLONTARI 

Nel frattempo, però, una cosa è documentata.

Nel 2022-2024 si era lavorato a un modello nel quale il costo della postazione veniva analizzato e quantificato.

Nel modello attuale il rapporto è costruito sul rimborso delle spese documentate.

Nel primo modello il costo della struttura era il punto di partenza.

Nel secondo il limite del rimborso diventa il punto di arrivo.

E nel mezzo c’è una domanda enorme.

Che fine ha fatto il modello costruito con AREU Lombardia?

Perché un progetto elaborato con Regione Calabria, ASP Cosenza, AREU e le principali Reti nazionali del Terzo Settore, arrivato alla definizione di un modello organizzativo, di un rapporto 80/20 tra dipendenti e volontari, di una metodologia di rendicontazione e persino di un costo annuale della postazione, non è diventato integralmente il modello operativo definitivo?

La risposta è contenuta nelle carte.

Non basta sapere quanto paga la Regione per mantenere il servizio. Bisogna sapere quanto costa realmente.

Non basta sapere quanto viene rimborsato. Bisogna sapere quanto rimane sulle spalle delle associazioni.

Non basta dire che il volontariato è una risorsa... se poi viene sfruttato. 

IL VOLONTARIATO USATO COME STRUMENTO PER RIDURRE IL COSTO DEL SERVIZIO

Quindi il 118 può utilizzare il volontariato. Bene. 

Ma non può utilizzare il volontariato per far sembrare gratuito ciò che gratuito non è.

Il volontario mette a disposizione il proprio tempo.

L’associazione mette a disposizione una struttura.

Il Servizio sanitario deve mettere le risorse necessarie a garantire il servizio.

Altrimenti non siamo davanti a un sistema sostenibile.

Siamo davanti a un sistema che funziona perché qualcuno, da qualche parte, sta pagando la differenza.

E la domanda finale è proprio questa:

CHI STA PAGANDO QUELLA DIFFERENZA?

Perché finché nessuno mette quel numero nero su bianco, il vero costo del 118 calabrese rimane nascosto dietro una parola molto comoda: volontariato.

SI RISCHIA DI SVUOTARE LE ASSOCIAZIONI

Un sistema concentrato quasi esclusivamente sui piani di rientro rischia di trasformare ogni costo in una voce da tagliare, senza considerare che le OdV devono anche sopravvivere e garantire gli altri servizi alla comunità.

Significa meno risorse per dialisi, trasporti, trasferimenti e accompagnamenti. Se i rimborsi non coprono integralmente i costi sostenuti, le associazioni vengono progressivamente indebolite.

E il rischio più grave è che a pagarne il prezzo siano proprio i volontari: sempre più richiesti, sempre più stanchi e sempre meno disponibili a continuare quando la disponibilità gratuita diventa una necessità strutturale.

Il paradosso è semplice: per far quadrare i conti si rischia di consumare proprio le persone e le associazioni che tengono in piedi il sistema.

MA NON FINISCE QUI... 

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