118 CALABRIA: QUANDO LE AMBULANZE VANNO A PROTESTARE DAVANTI A CHI DOVREBBE FARLE CORRERE

118 CALABRIA: QUANDO LE AMBULANZE VANNO A PROTESTARE DAVANTI A CHI DOVREBBE FARLE CORRERE

LA FILA DELLE AMBULANZE DAVANTI ALL’ASP DI COSENZA È LA FOTOGRAFIA DEL FALLIMENTO DELLA POLITICA SANITARIA CALABRESE.


C’è una fotografia che vale più di cento comunicati: ambulanze in fila davanti all’ASP di Cosenza, autisti, soccorritori, volontari e rappresentanti delle associazioni riuniti davanti alla sede dell’azienda sanitaria. E quella fotografia racconta una cosa precisa: il sistema dell’emergenza-urgenza calabrese è arrivato a un punto di rottura.

Non è una protesta nata ieri mattina. Non è il capriccio di qualcuno che ha deciso di occupare una piazza. È il risultato di una vertenza fatta di richieste, PEC, incontri, contestazioni, difficoltà operative ed economiche che, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni coinvolte, non avrebbero ancora trovato una risposta capace di garantire la sostenibilità del servizio.

Ed è qui che la fotografia diventa politica.

Perché oggi il problema non è semplicemente quello delle associazioni che chiedono più soldi o degli operatori che chiedono migliori condizioni. Il problema è molto più grosso: chi governa il 118 è riuscito a costruire un sistema nel quale chi materialmente contribuisce a garantire il soccorso è arrivato davanti all’ente sanitario per chiedere di poter continuare a farlo?

Se questa non è una sonora bocciatura del modello organizzativo, qualcuno ci spieghi cos’è.

IL 118 NON FUNZIONA CON LE CARTE, MA CON UOMINI, MEZZI E SOLDI

Il punto è talmente elementare che sembra quasi offensivo doverlo spiegare.

Un’ambulanza consuma carburante, macina chilometri, si usura, necessita di manutenzione, assicurazione, attrezzature, ossigeno, DPI, sanificazione e materiale sanitario. Gli operatori devono essere formati, organizzati e retribuiti; ferie, malattie, sostituzioni, straordinari e turni devono essere gestiti. Le postazioni devono rimanere coperte anche quando la realtà decide di complicare il magnifico equilibrio costruito sulla carta.

E la realtà, nel 118, complica sempre tutto.

De Salazar ieri non c'era a ricevere i manifestanti. Evidentemente troppo impegnato a risolvere i problemi della sanità Cosentina... 

A quanto pare quello di ieri era il suo ultimo giorno da direttore generale dell'ASP di Cosenza. Se ne va lasciando tutto com'era... con tanto di premio produzione. 

Non c'era neanche Miserendino di Azienda Zero e Roberto Occhiuto... abituati a risolvere le emergenze della sanità regionale sulla carta... non sulla strada. 

I manifestanti sono stati pertanto ricevuti da due Dirigenti Asp che non avevano voce in capitolo e, l'unica cosa che hanno potuto fare è stata quella di spostare il problema a giorno 24 p.v.

Nell'incontro è stato comunque confermato che queste difficoltà non sono spuntate dal nulla: sono stati richiamati problemi relativi alla disponibilità dei mezzi, agli interventi fuori competenza territoriale, alla gestione delle postazioni, alle difficoltà organizzative e al peso economico sostenuto dalle associazioni. È stata inoltre evidenziata la necessità di un confronto tecnico per affrontare questioni rimaste aperte.

Insomma, il problema era già sul tavolo prima che le ambulanze arrivassero davanti all’ASP.

Le sirene di oggi sono soltanto l’ultima conseguenza.

IL CONTO NON PUÒ ESSERE SCARICATO SUL TERZO SETTORE

Le organizzazioni denunciano che determinate condizioni economiche e criteri di rendicontazione renderebbero sempre più difficile sostenere i costi effettivi del servizio.

Ed è qui che bisogna smetterla con la retorica del "volontariato che deve fare un sacrificio".

Il volontariato è una risorsa, non una voce di bilancio da spremere fino all’osso.

Se un servizio pubblico viene garantito anche attraverso il contributo del Terzo Settore, quel rapporto deve essere sostenibile. Non si può pretendere che le associazioni assorbano indefinitamente costi che il sistema pubblico non riesce a coprire.

Perché alla fine la matematica arriva sempre.

E quando non bastano i soldi, si taglia.

Si riducono le possibilità di sostituzione, si comprimono le risorse, aumentano le difficoltà organizzative e il peso finisce inevitabilmente sugli operatori.

MA I LORO "PIANI DI RIENTRO" NON POSSONO PAGARLI LE ASSOCIAZIONI. 

E quando finanche il personale comincia ad andarsene, il problema economico diventa emergenza sanitaria.

IL VERO RISCHIO È PERDERE LE PERSONE CHE TENGONO IN PIEDI IL SISTEMA

Questa è la parte che dovrebbe preoccupare maggiormente chi governa il settore.

Un'ambulanza senza equipaggio è un mezzo parcheggiato.

Una postazione senza personale è una casella vuota sulla mappa.

Una convenzione economicamente insostenibile è soltanto una bomba con il timer acceso.

Le associazioni possono continuare a coprire turni finché hanno uomini, mezzi e risorse. Ma se il personale si stanca, se gli operatori abbandonano, se diventa difficile garantire sostituzioni e coperture, il sistema comincia a perdere pezzi.

E non esiste Azienda Zero che possa risolvere in una notte ciò che si è lasciato deteriorare per anni.

AZIENDA ZERO: NUOVA GOVERNANCE O VECCHI PROBLEMI?

Ed eccoci al grande esperimento della sanità calabrese.

Azienda Zero è stata pensata per razionalizzare, coordinare e rendere più efficiente la gestione del sistema sanitario.

Benissimo.

Ma una riorganizzazione non si misura dal numero di determine prodotte, dagli organigrammi o dal trasferimento delle competenze.

Si misura dalla capacità di risolvere i problemi.

Se cambiano gli uffici ma rimangono le difficoltà, se cambiano le responsabilità ma continuano le contestazioni, se cambiano i nomi ma gli operatori sono ancora costretti a protestare davanti alle sedi istituzionali, allora la domanda diventa inevitabile:

abbiamo riformato il sistema o abbiamo semplicemente spostato il problema da una scrivania all’altra?

Perché il cittadino non ha bisogno di sapere quale ente abbia la competenza formale.

Quando chiama il 118 vuole sapere una cosa sola: arriva qualcuno?

GLI APPUNTI DELLE RIUNIONI SONO LA PARTE PIÙ SCOMODA

Le fotografie degli appunti raccontano una storia parallela alla protesta.

Si parla di difficoltà nella gestione dei soccorsi, di mezzi non sempre disponibili, di problematiche legate agli interventi fuori territorio, di costi sostenuti dalle associazioni e della necessità di una regolamentazione più chiara.

In un passaggio viene richiamata anche una precedente deliberazione dell’ASP relativa alla regolamentazione degli incontri tra le associazioni e l’amministrazione, mentre viene evidenziata la necessità di un ulteriore incontro tecnico per arrivare a una soluzione delle problematiche.

Gli appunti riportano inoltre la proposta di un nuovo confronto, indicato per il 24 settembre 2026.

Ed è proprio questo il punto: se un tavolo tecnico è necessario, perché ci si è arrivati dopo una protesta con le ambulanze davanti all’ASP?

Perché per ottenere attenzione bisogna arrivare con le sirene accese?

Questa è la domanda politica.

NON BASTA DIRE CHE IL SERVIZIO DEVE ESSERE GARANTITO

È il ritornello più facile del mondo: "Il servizio deve essere garantito".

Certo che deve essere garantito.

Ma da chi?

Con quali uomini?

Con quali mezzi?

Con quali risorse?

Con quale modello?

Perché se le organizzazioni convenzionate arrivassero davvero a esercitare il diritto di recesso previsto dalla convenzione, qualcuno dovrebbe essere pronto a sostituirle rapidamente garantendo continuità territoriale, mezzi, equipaggi e postazioni.

E QUESTA PRONTEZZA NON LA HA NÉ L'ASP NÉ AZIENDA ZERO... NÉ TUTTO IL SISTEMA SANITARIO CALABRESE. 

SE SI FERMANO LE ASSOCIAZIONI IL 118 COLLASSA I DUE GIORNI. 

Non basta quindi pensare che il servizio non può essere interrotto.

Bisogna essere in grado di garantirlo.

E, dato che non è in grado di farlo, la politica deve smettere di giocare con le parole.

IL CITTADINO È L’ULTIMO CHE DEVE PAGARE

Alla fine della catena c’è sempre lui.

Il cittadino.

Quello che paga le tasse.

Quello che finanzia il sistema sanitario.

Quello che non conosce le guerre interne tra ASP, Regione, Azienda Zero e organizzazioni convenzionate.

Quello che, quando sta male, prende il telefono e chiama il 118.

E in quel momento non gli interessa chi abbia torto o ragione.

Non gli interessa la burocrazia.

Non gli interessa il rimpallo delle competenze.

Vuole un’ambulanza.

Vuole un equipaggio.

Vuole che arrivino.

E possibilmente vuole che arrivino in tempo.

Per questo il problema del 118 non è una questione interna alle associazioni.

È una questione di salute pubblica.

LA FILA DELLE AMBULANZE È IL VERDETTO POLITICO

E allora torniamo alla fotografia.

Ambulanze ferme davanti all’ASP.

Autisti e soccorritori davanti all’azienda sanitaria.

Le persone che garantiscono il soccorso costrette a chiedere risposte a chi dovrebbe organizzare le condizioni perché quel soccorso possa continuare.

Questa immagine dimostra automaticamente che tutte le accuse rivolte alle istituzioni sono fondate.

E dimostra qualcosa di altrettanto importante: il rapporto tra il Terzo Settore e il sistema istituzionale è arrivato a un livello di tensione che non può più essere liquidato come normale amministrazione.

E se ASP e Azienda Zero non sono in grado di risolvere questa frattura, allora la politica sanitaria calabrese deve interrogarsi seriamente sul proprio operato.

Perché una riforma che non riesce a dare risposte a chi garantisce il servizio non è una riforma compiuta.

È un problema rinominato.

ADESSO BASTA CON IL TEATRINO

Questa volta non servono passerelle, comunicati, pacche sulle spalle o dichiarazioni di disponibilità al confronto.

Servono numeri.

Servono documenti.

Serve un tavolo tecnico vero.

Serve capire quanto costa realmente il servizio e chi deve sostenere quei costi.

Serve stabilire regole chiare.

Serve garantire il personale.

Serve garantire le postazioni.

Serve garantire i mezzi.

E serve soprattutto smettere di pensare che il sistema possa continuare a vivere grazie alla pazienza infinita di volontari, lavoratori e associazioni.

LA PAZIENZA NON È UNA FONTE DI FINANZIAMENTO.

LE AMBULANZE DEVONO TORNARE SULLA STRADA

Questa è l'unica conclusione possibile.

Le ambulanze non devono stare davanti all’ASP.

Devono stare sulle strade.

Devono correre verso chi ha bisogno.

Ma perché possano farlo domani, qualcuno oggi deve assumersi la responsabilità di risolvere i problemi che hanno portato quelle ambulanze davanti all’ASP.

La Calabria non ha bisogno di un altro rimpallo.

Ha bisogno di un sistema 118 che regga.

E se ASP, Azienda Zero e Regione vogliono dimostrare che questo sistema è sostenibile, questo è il momento di farlo vedere.

Non con le parole.

Con i conti.

Con gli atti.

Con le decisioni.

Con le ambulanze di nuovo sulla strada.

Perché quella fila davanti all’ASP non è soltanto una protesta.

È un gigantesco cartello luminoso piantato davanti agli occhi della sanità calabrese.

Sopra c'è scritto:

AVETE UN PROBLEMA. ADESSO RISOLVETELO. ALTRIMENTI FRA 45 GG. PARTENDO DA OGGI, LE ASSOCIAZIONI REVOCHERANNO LA CONVENZIONE. 

CALABRIA MAGAZINE

15 SETTEMBRE 2026

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