GIANCARLO GRECO E IL TUTORIAL SU COME SI FA A BUTTARSI LA ZAPPA SUI PIEDI

IL CAPOLAVORO DI GRECO: IL MORALIZZATORE CHE INCIAMPA NEL SUO STESSO VIDEO

Giancarlo Greco degli iGreco Ospedali Riuniti ce l'ha con Gabriele Carchidi di Iacchitè. E fin qui, nulla di strano: quando uno viene criticato, può replicare. Il problema è come.


Greco parte lancia in resta: “Carchidi il viscido”, “17 condanne”, “9 anni di reclusione”, “un delinquente abituale”. Poi passa alla graduatoria del 2025, alla figlia di Carchidi e al presunto silenzio del padre dopo una delibera.

E qui arriva il capolavoro.

“I figli non devono pagare le colpe dei genitori”, dice Greco.

Ccuri cazzi!

Peccato che, due secondi dopo, la figlia di Carchidi, che è estranea a tutto, diventi il pezzo forte della sua narrazione.

Non la mostra, certo. Dice persino che vuole proteggerla. Però la nomina, la colloca in una graduatoria e la utilizza per costruire un gigantesco “guarda caso” attorno al comportamento del padre.

È come dire: “Non voglio coinvolgere tua figlia, però adesso vi racconto perché la coinvolgo.”

Di fatto cercando di sputtanare la ragazza e anche il Direttore Generale di non si sa quale Azienda. Visto che presuppone un fantomatico "accordo" tra questi e Carchidi, per far restare la figlia in una graduatoria non meglio specificata, in cambio di un sempre fantomatico "silenzio" del giornalista.

Geniale. Da perfetto azzeccagarbugli ignorante.

Poi arriva l'altra perla: prima Carchidi attaccava l'allora direttore generale (ma si guarda bene dal farne il nome e di dire quale Azienda dirige); viene firmata una delibera; nella graduatoria compare la figlia; dopo, gli attacchi diminuiscono.

E QUINDI?

Questa sarebbe la prova?

Chi sarebbe questo Direttore Generale a cui indirettamente dai del "venduto"? 

Di quale Azienda parliamo? 

Perché una cosa è dimostrare che A è successo prima di B. Un'altra è dimostrare che A abbia provocato B.

Altrimenti potremmo sostenere che ogni volta che il gallo canta e dopo sorge il sole, il gallo è responsabile dell'alba.

Il calendario non è una sentenza.

Il “guarda caso” non è una prova.

E la coincidenza temporale non diventa automaticamente un accordo occulto solo perché qualcuno la racconta con la faccia seria.

Se Greco ha documenti che dimostrano un rapporto tra graduatoria, delibera, Direttore Generale e comportamento editoriale di Carchidi, li tiri fuori.

Nomi. Date. Atti. Punteggi. Requisiti. Collegamenti documentati.

Altrimenti è soltanto una narrazione costruita sul sospetto. Da denuncia!

E poi arriva il finale da feuilleton: “La prossima volta parleremo dell'attuale compagna di Carchidi.”

Ah, ecco.

Prima la figlia.

Poi la compagna.

Nel frattempo Greco ci aveva spiegato che i familiari non devono pagare le colpe dei loro parenti.

Una coerenza da museo.

Un atto vigliacco da far impallidire Maramaldo... 

Una pagliacciata degna del miglior circo.

Ma il punto più curioso è un altro.

Greco accusa Carchidi di fare il moralizzatore, mentre nel suo video costruisce il personaggio del “cattivo” attraverso insulti, precedenti giudiziari, famiglia, insinuazioni e allusioni.

“Carchidi il viscido.”

“Delinquente abituale.”

“La figlia.”

“La prossima volta la compagna.”

Sembra meno una replica documentata e più la sceneggiatura di una vendetta in puntate.

E attenzione anche ai numeri... e a quel “delinquente abituale”, che non è una semplice traduzione televisiva di “persona con precedenti”: è una qualificazione giuridica che richiede presupposti specifici. E l'avvocato Greco dovrebbe saperlo... 

Insomma, prima di dare lezioni di morale e diritto agli altri, sarebbe consigliabile almeno non inciampare nei propri numeri.

La parte più surreale è che Greco vorrebbe demolire Carchidi accusandolo di utilizzare il proprio ruolo per colpire gli altri, ma finisce per costruire una replica fondata sullo stesso schema che gli contesta: persona, famiglia, insinuazione, sospetto e “guarda caso”.

Solo che c'è una differenza fondamentale.

Un'accusa seria si dimostra.

Un sospetto si racconta.

Un'allusione si insinua.

E un “guarda caso” resta un “guarda caso” finché qualcuno non porta le prove.

Perché se davvero hai le carte in mano, non hai bisogno di dire “Carchini il viscido”.

Apri il fascicolo.

Se davvero esiste la prova, falla parlare.

Altrimenti resta soltanto il rumore.

E nel video, francamente, di rumore ne abbiamo sentito parecchio.

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