MARUZZU OCCHIUTO E IL GALLO CEDRONE ALLA CONQUISTA DI ACRI... I CITTADINI SONO AVVERTITI!

MARUZZU OCCHIUTO E IL GALLO CEDRONE ALLA CONQUISTA DI ACRI... I CITTADINI SONO AVVERTITI!

Tra predatori di consenso, lecchini di partito e una città che continua a pagare il conto

C'è qualcosa di curioso che sta accadendo ad Acri. Per anni la città è rimasta alle prese con problemi strutturali, giovani costretti ad andare via, servizi sempre più fragili, infrastrutture insufficienti e una sanità territoriale che continua a vivere tra promesse, annunci e battaglie per la sopravvivenza. Poi, improvvisamente, con il 2027 che si avvicina, Acri è diventata strategica. Tutti la vogliono, tutti parlano di futuro e tutti sembrano aver scoperto che questa città merita attenzione.


La domanda è inevitabile: perché proprio adesso?

Perché una cosa è voler governare Acri per risolverne i problemi. Un'altra è volerla conquistare perché rappresenta un importante bacino elettorale nella partita per il potere provinciale e regionale.

Ed è qui che cominciano a muoversi i cosiddetti nuovi protagonisti, insieme a una fauna politica che conosciamo bene: i lecchini di partito, quelli che non sembrano particolarmente interessati a costruire un progetto autonomo, ma possiedono un talento straordinario nell'individuare il potente del momento, fotografarsi accanto a lui e trasformare ogni stretta di mano in un presunto evento storico.

Non costruiscono consenso attraverso risultati. Cercano di intercettarlo stando dalla parte di chi il consenso già ce l'ha.

E Acri rischia così di diventare un terreno di caccia per quelli che, politicamente e satiricamente, possiamo definire predatori di consenso.

Da una parte Maruzzu Occhiuto.

Dall'altra il Gianluca Gallo Cedrone.

Due aree di potere importanti della politica calabrese che, direttamente o attraverso le rispettive reti territoriali di lecchini senza arte né parte, hanno tutto l'interesse a pesare nella futura partita acrese.

Ma prima di parlare di conquista, sarebbe opportuno rispondere a una domanda molto più semplice:

per Acri, fino ad oggi, cosa avete concretamente prodotto?

TRENT'ANNI DI POLITICA E LA SOLITA DOMANDA: COSA È CAMBIATO?

Negli ultimi trent'anni Acri ha conosciuto amministrazioni e stagioni politiche diverse. Si sono alternati Nicola Tenuta, Elio Coschignano, Gino Trematerra, Luigi Maiorano, ancora Tenuta e infine il lungo ciclo di Pino Capalbo, sindaco dal 2017 e rieletto nel 2022.

Sulla carta è la normale alternanza democratica. Nella pratica, però, la politica locale ha spesso mostrato un'altra caratteristica: cambiano simboli e coalizioni, mentre reti personali, rapporti e protagonisti tendono a ricomparire sotto assetti differenti.

È il vecchio meccanismo della politica calabrese: prima si decide chi sta al tavolo, poi si trova il simbolo da mettere sul manifesto.

Il risultato è una città che ha visto molte maggioranze, molte opposizioni e molti annunci, ma continua a convivere con problemi profondi. Ed è per questo che ogni aspirante alternativa dovrebbe evitare la scorciatoia più comoda, quella di attribuire ogni responsabilità esclusivamente all'amministrazione in carica.

La storia di Acri non è iniziata con Capalbo.

E non finirà con Capalbo.

IL CENTRODESTRA SI ORGANIZZA, L'AREA GALLO È GIÀ NELLA PARTITA

Il centrodestra acrese sta costruendo apertamente la propria proposta in vista del 2027. Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega, UdC, Italia del Meridione (con quel cambiacasacche parassita di Orlandino Greco), movimenti territoriali e tutti quei rapaci regionali dalla politica fallimentare, lavorano alla formazione di una coalizione alternativa all'attuale amministrazione.

In questo quadro è entrato anche il movimento Acri che Vuoi, indicato pubblicamente come vicino all'area politica dell'assessore regionale Gianluca Gallo. Un organismo destroide che cerca di arrabattare consensi in vista della nuova gara comunale del 2027. 

Questo è un dato politico concreto: l'area Gallo è presente nella costruzione della futura alternativa acrese, proprio attraverso questi giovani improvvisati, lecchini, incapaci di fatto, ma motivati a conquistare uno scranno... non a dare un vero futuro ad Acri. 

Gallo ha inoltre dimostrato di possedere una significativa capacità elettorale. Alle Regionali del 2025 ha raccolto ad Acri 1.355 preferenze personali, un risultato che testimonia l'esistenza di una rete di consenso importante.

Ma il consenso, da solo, non basta.

Il cittadino può legittimamente chiedere se quel peso politico sia stato trasformato in risultati visibili per la città, soprattutto sui grandi nodi che condizionano da anni il futuro di Acri.

Lo diciamo subito: NO! 

Ed è qui che la retorica della conquista rischia di scontrarsi con la realtà.

LA SANITÀ E IL BEATO ANGELO: IL PROBLEMA NON È UNO SLOGAN

Il caso più evidente è quello dell'ospedale Beato Angelo.

Da anni cittadini, comitati e stampa denunciano le difficoltà del presidio, il ridimensionamento di servizi e reparti e la necessità di garantire un'assistenza sanitaria adeguata a un territorio interno che non può essere trattato come se fosse a pochi minuti dai grandi ospedali della costa.

Il Pronto soccorso continua a rappresentare un punto fondamentale per la popolazione, ma il problema generale resta quello di una struttura che ha progressivamente perso centralità e che continua a vivere una discussione permanente sul proprio futuro.

A FIRMA PROPRIO DI QUEL CENTRODESTRA, CINICO E BARO, CHE ORA CERCA DI PROPORSI COME SOLUZIONE. 

Negli ultimi anni sono stati annunciati interventi e potenziamenti, compresa l'attivazione di nuovi servizi e del reparto di Medicina. Sono certamente elementi importanti, ma non cancellano le criticità accumulate nel tempo né risolvono automaticamente il problema complessivo della sanità nelle aree interne.

La questione della Casa della Comunità ha inoltre aperto un confronto politico: per alcuni rappresenta un rafforzamento della medicina territoriale, per altri rischia di accompagnare un ulteriore ridimensionamento dell'identità ospedaliera del presidio.

Qualunque sia la posizione politica, un fatto resta evidente: Acri continua a discutere del proprio ospedale come di qualcosa da difendere, mentre dovrebbe poter discutere di come potenziarlo.

Ed è qui che le grandi figure regionali dovrebbero fornire risposte.

Non fotografie.

Risposte.

INFRASTRUTTURE: LA CITTÀ CHE TUTTI VOGLIONO MA CHE RESTA DIFFICILE DA RAGGIUNGERE

Il secondo grande nodo riguarda le infrastrutture.

Acri è una realtà importante delle aree interne, ma continua a fare i conti con collegamenti difficili e con una viabilità che rappresenta da sempre un limite per lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Le infrastrutture non sono un dettaglio tecnico. Significano lavoro, imprese, turismo, mobilità degli studenti e accesso ai servizi sanitari. Significano decidere se un territorio deve restare collegato al resto della Calabria oppure continuare a pagare il prezzo della propria posizione geografica.

E allora diventa inevitabile chiedersi dove fossero tutti i nuovi conquistatori mentre questi problemi continuavano a crescere.

Perché è troppo facile scoprire le strade dissestate alla vigilia di un'elezione.

Quelle strade esistevano anche prima.

Così come esistevano le difficoltà dell'ospedale.

Così come esisteva lo spopolamento.

I LECCHINI DI PARTITO E LA POLITICA DELLA CARRIERA

In questo scenario, lo ripetiamo, si muove anche una nuova generazione di aspiranti protagonisti che, invece di costruire una proposta politica autonoma, sembra spesso preferire la scorciatoia della vicinanza ai grandi centri di potere.

Sono quelli che qui definiamo, politicamente e satiricamente, lecchini di partito.

Non perché sia illegittimo appartenere a un'organizzazione politica, naturalmente. Il problema nasce quando l'attività politica sembra ridursi alla ricerca della protezione del potente di turno.

La politica diventa allora una carriera personale.

La città diventa una piattaforma.

Il cittadino diventa un voto da intercettare.

E il progetto per Acri passa in secondo piano.

È questa la vera differenza tra chi vuole costruire una classe dirigente e chi vuole semplicemente trovare un posto dentro una classe dirigente già esistente.

I NUMERI DELLE REGIONALI: ACRI NON È UNA CITTÀ GIÀ CONQUISTATA

Le Regionali del 2025 raccontano una situazione molto chiara.

Ad Acri il centrosinistra ha ottenuto 5.560 voti, pari al 58,34%, mentre il centrodestra si è fermato a 3.922 voti, pari al 41,15%.

Una differenza di 1.638 voti.

Il centrosinistra ha quindi prevalso nettamente in città, nonostante il centrodestra abbia conquistato la Regione Calabria. Il PD è risultato il primo partito ad Acri e l'area dell'amministrazione Capalbo ha dimostrato di conservare una forte capacità di mobilitazione elettorale.

Questo significa che la partita del 2027 è apertissima, ma anche che nessuno può considerare Acri una città già conquistata.

Le reti regionali possono essere potenti.

I pacchetti di preferenze possono essere importanti.

I movimenti possono moltiplicarsi.

Ma alla fine saranno gli acresi a decidere.

MARUZZU E IL GALLO CEDRONE: LA CITTÀ NON È UNA CASELLA DEL RISIKO

Possiamo naturalmente sorridere immaginando Maruzzu Occhiuto e il Gallo Cedrone mentre osservano Acri come una nuova casella sulla grande scacchiera della politica calabrese.

La satira serve anche a questo.

A ricordare che il potere, quando si prende troppo sul serio, ha bisogno di qualcuno che gli faccia notare quanto può apparire grottesco.

Ma dietro la battuta c'è una questione seria.

Acri non è una preda.

Non è un pacchetto di voti.

Non è una colonia politica da affidare al vincitore di turno.

E soprattutto non dovrebbe diventare il trampolino per gli arrivisti della politica, per chi scopre improvvisamente l'amore per la città quando intravede una candidatura, una poltrona o un nuovo spazio da occupare.

Chi vuole proporsi come alternativa dovrebbe prima rispondere a domande precise.

Qual è il progetto per l'ospedale?

Come si intendono migliorare infrastrutture e collegamenti?

Quali strumenti si propongono per contrastare lo spopolamento?

Come si creano opportunità per i giovani?

Dove sono le risorse?

Chi sono le persone capaci di realizzare questo programma?

Se queste domande non ricevono risposte, tutto il resto rischia di ridursi alla solita guerra per la poltrona.

E Acri ha già visto abbastanza politici trasformare le campagne elettorali in una gara di promesse.

LA DOMANDA FINALE

Il problema non è chi vincerà Acri nel 2027.

Il problema è perché vuole vincerla.

Per servire la città o per usarla?

Per costruire una nuova classe dirigente o per distribuire nuove posizioni?

Per affrontare problemi reali o per aggiungere una casella alla mappa del potere regionale?

Acri dovrebbe pretendere una cosa molto semplice da chiunque si presenterà davanti agli elettori.

Non slogan.

Non fotografie.

Non padrini politici.

Un progetto.

Con obiettivi verificabili, risorse indicate e responsabilità precise.

Perché cambiare il nome sulla porta di Palazzo Sanseverino non significa automaticamente cambiare Acri.

I riflettori, noi di Calabria Magazine, li abbiamo accesi... e monitoreremo la situazione. Questa volta i cittadini farebbero bene a ricordare quanta distruzione hanno prodotto questi due individui, sia a livello regionale, sia in altre realtà cittadine. 

I CITTADINI SONO AVVERTITI.

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