PASSAGGIO AD AZIENDA ZERO: CHÌNE LASSA A VIA VECCHIA PPÈ A NOVA...
PASSAGGIO AD AZIENDA ZERO: CHÌNE LASSA A VIA VECCHIA PPÈ A NOVA...
LA “RIVOLUZIONE” PARTE CON UN ESERCITO DI OPERATORI CHE NON SI FIDA. MEDICI, INFERMIERI, AUTISTI DEL 118, OPERATORI DELL’EMERGENZA-URGENZA E DELLE SALE OPERATIVE DICONO NO. E AZIENDA ZERO, PER ORA, SUI NUMERI SEMBRA PREFERIRE IL SILENZIO.
“Chìne lassa a via vecchia ppè a nova, sa chìru ca lassa, ma un sa chìru ca trova!“ dice un proverbio calabrese.
Il problema è proprio che qui nessuno sembra sapere davvero cosa ci sia dall’altra parte.
Azienda Zero viene presentata come la grande rivoluzione destinata a mettere ordine nella sanità calabrese. Peccato che, prima ancora di dimostrare di saper amministrare meglio personale, risorse e servizi, debba fare i conti con qualcosa di molto più elementare e molto più pericoloso: la sfiducia di una parte degli stessi lavoratori che quella rivoluzione dovrebbe mandarla avanti.
Medici, infermieri, autisti del 118, operatori dell’emergenza-urgenza e delle sale operative stanno manifestando contrarietà al passaggio. E questo, piaccia o no, è già un dato politico e organizzativo che non può essere nascosto sotto il tappeto.
Perché una riforma può essere approvata per legge, ma la fiducia, invece, non si trasferisce per decreto.
E allora viene spontanea una domanda: quanti hanno detto sì e quanti hanno detto no?
Azienda Zero lo dica. Pubblicamente. Se ha le palle...
Con numeri verificabili, distinti per categoria e servizio.
Perché se la grande rivoluzione è stata accolta con entusiasmo dal personale, non dovrebbe esserci alcun motivo per nascondere il termometro. Se invece i NO stanno crescendo, allora quei numeri diventano ancora più importanti.
Il silenzio non dimostra il fallimento.
Ma impedisce di misurarne o smentirne la portata.
E qui il problema diventa ancora più grosso: che fine faranno quelli che hanno detto no?
Perché di certo Asp e Azienda Zero, così continuando, si troveranno con metà operatori di uno stesso servizio pubblico da una parte e metà dall'altra.
È questa la domanda alla quale ASP, Regione e Azienda Zero devono rispondere senza formule da burocrate e senza il solito linguaggio da comunicato stampa.
Resteranno nelle ASP? Verranno ricollocati? Con quali mansioni? Con quali condizioni? Chi deciderà il loro destino professionale? E soprattutto, quali garanzie concrete sono state date prima di chiedere loro di cambiare struttura?
Perché il punto è proprio questo.
Gli operatori non stanno parlando di un semplice cambio di intestazione sulla busta paga. Stanno parlando del proprio lavoro, della propria organizzazione, della propria sede, delle responsabilità, delle prospettive professionali e del futuro di servizi delicatissimi.
Nel 118, poi, la questione assume un peso ancora maggiore. Chi sale su un'ambulanza, chi lavora in una centrale operativa, chi affronta un'emergenza nel cuore della notte non può permettersi di vivere una riorganizzazione come un gigantesco punto interrogativo.
Prima viene la certezza. Poi viene il trasferimento.
E invece, secondo quanto riferito dagli stessi operatori e dalle rappresentanze del personale, il passaggio è stato percepito da molti come un percorso tutt'altro che limpido, con garanzie ritenute insufficienti e conseguenze non sempre chiaramente comprensibili.
È qui che nasce quella sensazione che alcuni hanno definito, anche duramente, un “ricatto psicologico”.
Non un ricatto giuridicamente accertato, ma la percezione di chi si trova davanti a una scelta pesante senza avere tutte le risposte necessarie per decidere serenamente.
E se questa sensazione è arrivata fino agli operatori, qualcuno dovrebbe preoccuparsene.
Perché non sono loro il problema.
Il sistema è il problema.
Loro sono quelli che guidano le ambulanze.
Sono quelli che rispondono alle chiamate.
Sono quelli che prendono in carico i pazienti.
Sono quelli che lavorano nei reparti.
Sono quelli che tengono aperte le sale operative mentre fuori la Calabria dorme.
Se proprio loro non si fidano, Azienda Zero dovrebbe chiedersi perché.
E qui arriviamo al paradosso.
Cinque ASP hanno dimostrato negli anni difficoltà nel governare una quantità enorme di personale, risorse e problemi. La risposta è stata quella di concentrare competenze e funzioni in una struttura regionale ancora più grande.
Ma la domanda resta lì, fastidiosa:
se cinque aziende hanno avuto difficoltà a governare cinque pezzi della sanità calabrese, cosa ci garantisce che una sola azienda riuscirà a governarla meglio tutta insieme?
Centralizzare può essere una soluzione.
Ma può anche essere semplicemente il modo più elegante per mettere tutti i problemi nello stesso edificio.
Azienda Zero dovrà dimostrare quale delle due cose sarà.
E non lo dimostrerà con la parola “rivoluzione”.
Lo dimostrerà con i conti, con l'organizzazione, con i servizi e soprattutto con il rapporto con il personale.
Per questo oggi la domanda più importante non è nemmeno se Azienda Zero funzionerà.
È un'altra.
Perché così tanti operatori hanno paura di passarci?
Perché medici e infermieri chiedono garanzie?
Perché nel 118 c'è tanta diffidenza?
Perché chi lavora nelle sale operative vuole sapere prima cosa succederà dopo?
E perché, soprattutto, non vengono messi sul tavolo i numeri reali dei sì e dei no?
Qui Calabria Magazine non chiede miracoli.
Chiede trasparenza.
FUORI I NUMERI.
Perché chi ha detto sì ha diritto di sapere quanti sono quelli che hanno scelto la stessa strada.
Ma chi ha detto no ha un diritto ancora più importante: sapere che cosa succederà domani mattina quando metà di loro saranno passati dall'altra parte.
Ed è proprio questo il punto che nessuna conferenza stampa può cancellare.
La “via nova” può essere bellissima.
Ma se per convincere la gente a percorrerla bisogna lasciare dietro di sé dubbi, paure e domande senza risposta, forse prima di demolire la vecchia strada sarebbe il caso di spiegare dove porta quella nuova.
Perché CHÌNE LASSA A VIA VECCHIA PPÈ A NOVA, PRIMA DI PARTIRE VUOLE SAPERE ALMENO SE DALL’ALTRA PARTE C’È UNA STRADA O UN PRECIPIZIO.
E adesso tocca ad Azienda Zero rispondere. Con numeri, dati e garanzie alla mano.
Non domani. Adesso.
E attenta, cara Azienda Zero, a non tirare troppo il filo... perché il coltello, dalla parte del manico, non lo hai tu!
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