BOMBA O NON BOMBA... LA CALABRIA ARRIVERÀ A ROMA!


CALABRIA, ADESSO BASTA: I TRATTORI HANNO ACCESO LA MICCIA

IL GASOLIO BRUCIA I CONTI, I TRATTORI SCENDONO IN STRADA E LA POLITICA NON PUÒ PIÙ NASCONDERSI DIETRO LE MANCETTE

Dalle prime luci dell’alba Vibo Marina è diventata il simbolo di una Calabria che ha smesso di bussare educatamente alla porta.


Trattori davanti ai depositi Eni e Meridionale Petroli, autobotti ferme, presidi e forze dell’ordine sul posto. Non è folklore. Non è una gita. Non è gente che si è svegliata stamattina con la voglia di fare casino.

È rabbia.

Rabbia per il costo del gasolio. Rabbia per i conti che non tornano. Rabbia per chi lavora, produce, trasporta e ogni giorno deve mettere mano al portafoglio.

E ancora... rabbia per il lavoro che manca, per la sanità che non cura, per le infrastrutture che non esistono, per tutti quei problemi che rendono da anni la Calabria Regione più povera d'Italia.

Mentre qualcuno, nei palazzi, continua a spiegare che “si sta lavorando”.

E allora diciamolo senza vaselina: la gente si è rotta i coglioni.

Il trattore non cammina con i comunicati stampa. Il camion non fa il pieno con le promesse. Un’azienda non paga stipendi, rate e manutenzione con una fotografia accanto a un assessore regionale, un sindaco o un lecchino qualunque.

La Regione ha annunciato 15 milioni di euro contro il caro carburante.

Mancette. Annunciate solo per calmierare le proteste. Solo a questo servono.

Occhiù, tieniteli. Tutti!

La Calabria non ha bisogno di elemosine, non ha bisogno di briciole.

Gli operatori lo hanno già detto: gli sconti sono fumo negli occhi.

E allora basta con le mancette.

Basta con il contentino.

Basta con il politico che arriva quando la protesta è già esplosa, mentre fino ad oggi se ne sono sbattuti elegantemente i coglioni... dei calabresi e della Calabria tutta. Occhiuto, Gallo, Calabrese e tutti i mangioni di destra e sinistra che, solo a protesta inoltrata si son presentati, sorridendo davanti alle telecamere, promettendo di “attenzionare la situazione” e poi sono tornati tranquillamente nel palazzo. Con la panza all'aria...

Questa volta la protesta deve rimanere determinata, visibile e democratica, nel rispetto della legge e in coordinamento con prefetture e forze dell’ordine, come sta già avvenendo nei presidi.

E nessuno pensi di svuotarla o criminalizzarla.

Agli organizzatori, a coloro che sono scesi in strada, vorremmo sia chiaro che non sono soli. Ogni cittadino calabrese è con voi e vi sostiene come può. La stampa, i blog, le tv, i media, i social, specie quelli non di regime, sono con voi.

Bloccate i depositi di carburante calabresi, strade provinciali, statali e autostrade da e per la Calabria. Bloccate tutto!

Non accettate mancette, non scendete a compromessi... la protesta deve essere ad oltranza, fino a quando politica e politici non capiscono che sono servi della Calabria e non viceversa. E devono sentire il peso del dolore, della rabbia, della disperazione di una regione ormai arrivata alla frutta.

Avete cominciato una rivoluzione epocale, unica per la Calabria. Nessuno pensi di fermarsi, perché se lo fate adesso, allora si, ridicolizzeranno voi stessi e la Calabria intera. E alla prossima protesta non sarete più attendibili.

Perché il rischio più grande, adesso, non è che la protesta faccia troppo rumore.

È che qualcuno riesca a trasformarla nell’ennesima fotografia innocua, nell’ennesimo tavolo, nell’ennesima promessa e nell’ennesimo “abbiamo risolto”.

No.

E soprattutto attenzione ai “garibaldini” dell’ultima ora.

Quelli che ieri stavano comodamente a guardare e oggi, appena vedono telecamere e trattori, scoprono improvvisamente di essere diventati i comandanti della rivoluzione.

Quelli che arrivano quando la battaglia è già cominciata, si prendono il microfono e pretendono di spiegare agli altri come devono protestare, quando devono fermarsi e quale compromesso devono accettare.

La protesta non è una poltrona.

Non è una tessera di partito.

Non è un trampolino personale.

E nessuno deve poterla sequestrare, svalutare o trasformare nella propria passerella.

Agli organizzatori, compreso l’ormai famoso “Gigante Buono”, diciamo invece una cosa semplice: del fango ve ne dovete fottere.

Chi vuole screditare una protesta troverà sempre qualcosa da attaccare.

Rispondete con i fatti.

Numeri.

Documenti.

Richieste precise.

Trasparenza.

E lasciate che siano i cittadini a giudicare.

Perché qui non c’è bisogno di inventarsi una guerra.

La guerra economica, per chi lavora, esiste già ogni giorno.

Il gasolio costa.

Produrre costa.

Trasportare costa.

Restare in Calabria costa.

E quando i costi aumentano mentre i margini si restringono, prima o poi arriva il momento in cui qualcuno dice:

BASTA.

Questa è la notizia.

Non i trattori.

Non le telecamere.

Non il rumore.

La notizia è che una parte del mondo produttivo calabrese è arrivata al punto di dover portare la propria esasperazione davanti ai luoghi dove passa il carburante e davanti alle istituzioni.

E adesso la politica farebbe bene a capire una cosa semplicissima:

NON È LA CALABRIA A DOVERE SERVIRE LA POLITICA. È LA POLITICA A DOVERE SERVIRE LA CALABRIA.

La protesta deve restare nelle mani delle ragioni che l’hanno fatta nascere: lavoro, costi, carburante, sopravvivenza delle imprese.

Civile.

Determinata.

Visibile.

Impossibile da ignorare.

Perché una protesta può essere criticata.

Può essere contestata.

Può essere raccontata da prospettive diverse.

Ma non può essere presa per il culo.

La Calabria ha già ingoiato abbastanza promesse.

Adesso vuole fatti.

E se quei fatti non arriveranno, almeno nessuno potrà più raccontare la favola della Calabria tranquilla, rassegnata e sempre pronta ad abbassare la testa.

A Roberto Occhiuto, a tutti gli amministratori regionali, provinciali e locali, alle associazioni, ai cittadini e alle forze dell’ordine spetta una scelta: continuare a guardare questa protesta da fuori oppure confrontarsi, ciascuno nel proprio ruolo e nel rispetto delle proprie responsabilità, con le ragioni che l’hanno fatta esplodere.

Perché in ballo non c’è soltanto il prezzo di un litro di gasolio.

C’è il nostro futuro.

Quello dei nostri figli.

Quello dei figli di tutti.

La domanda, allora, non è soltanto quanto costerà il pieno domani mattina.

La domanda è che Calabria troveranno i nostri figli quando toccherà a loro vivere, lavorare, curarsi, produrre e costruire qui il proprio futuro.

Ed è per questo che questa protesta non può essere ridotta a una fotografia, a una mancetta o all’ennesimo comunicato.

E se davvero questa è una battaglia per il futuro della Calabria, allora ciascuno dovrà decidere da che parte stare, assumendosene responsabilmente le conseguenze.

Perché, come recita il verso di una celebre canzone che ormai sembra cucita addosso a questa storia:

“BOMBA O NON BOMBA, NOI ARRIVEREMO A ROMA!”

CALABRIA, AVANTI TUTTA! 

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