OCCHIÙ, TOCCA UN SOLO CAMION E TI SI RIVOLTA LA CALABRIA!

OCCHIÙ, TOCCA UN SOLO CAMION E SARÀ GUERRA POLITICA CONTRO DI TE E CONTRO IL GOVERNO NAZIONALE!

Adesso basta. Avete deciso che il popolo può protestare soltanto quando lo autorizzate voi, dove volete voi e possibilmente senza disturbare nessuno?


Il ministro Adolfo Urso dichiara alla Camera che il Viminale sta procedendo alle identificazioni dei manifestanti, anche per rimuovere i presidi, e ricorda che impedire il passaggio dei camion può configurare un blocco stradale con conseguenze penali. Aggiunge che le associazioni dei trasportatori avrebbero giudicato favorevolmente le misure predisposte dal Governo e che ogni forma di protesta sarebbe stata sospesa.

E qui nasce la domanda che qualcuno dovrebbe avere il coraggio di rivolgere direttamente a Palazzo Chigi: CHI CAZZO SONO QUESTE ASSOCIAZIONI CHE SI PERMETTONO DI PARLARE A NOME DI TUTTI? CHI CAZZO SI CREDONO DI ESSERE QUESTI CONTENITORI DI LETAME PIENI DI PISCIO E VENTO? 

Chi cazzo le ha investite del potere di decidere quando una protesta deve cominciare, quando deve finire e quando migliaia di persone devono tornarsene a casa con le tasche vuote e la rabbia in corpo? Chi ha dato loro il mandato di dichiarare sospese mobilitazioni che coinvolgono lavoratori, autotrasportatori, agricoltori e cittadini che ogni giorno fanno i conti con carburanti, bollette, tasse e costi insostenibili?

Un'associazione non è il popolo. Un comunicato non è un referendum. Un accordo firmato da qualcuno non è automaticamente la volontà di tutti.

Se quelle organizzazioni hanno davvero ottenuto risultati concreti, li mettano nero su bianco. Se hanno raggiunto un'intesa soddisfacente per tutto e tutti, la mostrino ai lavoratori. Se sostengono che la protesta sia finita, spieghino chi le ha autorizzate a parlare per chi non si sente rappresentato.

Perché il sospetto, davanti a certe dichiarazioni, è che qualcuno abbia preferito chiudere la partita ai tavoli ministeriali mentre chi lavora continua a pagare il conto. E quando la distanza tra i dirigenti e la strada diventa un abisso, la rappresentanza rischia di trasformarsi in una scatola vuota.

A trattare con il Governo devono essere ascoltati anche i lavoratori che la crisi la subiscono sulla propria pelle, non soltanto chi siede ai tavoli istituzionali. Autotrasportatori, agricoltori, commercianti, piccoli imprenditori, famiglie. Persone che non possono trasferire gli aumenti sui propri stipendi perché uno stipendio, spesso, non ce l'hanno nemmeno garantito.

E veniamo alla Calabria.

Occhiù, tu che conosci bene i corridoi del potere, che cosa pensi di fare? Lasciare che la protesta venga gestita soltanto attraverso comunicati e rassicurazioni ministeriali? Oppure dimostrare che questa terra merita ascolto prima che la disperazione diventi ingestibile?

MUOVI IL CULO FINO A QUANDO SEI ANCORA IN TEMPO... 

Perché la Calabria non è una colonia da amministrare a distanza, né un territorio da ricordare soltanto durante le campagne elettorali. 

LA CALABRIA NON È TUA, NÉ DEI TUOI AMICHETTI AL GOVERNO! 

È una terra di lavoratori che si alzano all'alba, di aziende che rischiano di chiudere, di famiglie che tagliano le spese essenziali per arrivare a fine mese.

E allora il messaggio è chiaro: non scambiate il silenzio per consenso e la stanchezza per resa.

Se dovesse essere sequestrato anche un solo camion, se un lavoratore dovesse essere colpito da provvedimenti che riteniamo ingiusti, la risposta politica sarà durissima. Non perché qualcuno voglia lo scontro fisico, non perché si debbano violare le leggi, ma perché ogni eventuale abuso, ogni sproporzione e ogni decisione ingiusta dovranno essere contestati pubblicamente, nelle sedi legali e nelle piazze, con tutti gli strumenti democratici disponibili.

Nessuna minaccia, nessuna intimidazione e nessun provvedimento possono cancellare le ragioni di chi protesta pacificamente. Allo stesso tempo, nessuna protesta autorizza a mettere in pericolo le persone o a impedire i soccorsi.

La protesta non appartiene ai palazzi. Appartiene ai cittadini.

I POPOLI NON DOVREBBERO AVER PAURA DEI PROPRI GOVERNI. SONO I GOVERNI CHE DOVREBBERO AVER PAURA DEI POPOLI! 

E se il Governo dei tuoi amichetti pensa di aver chiuso la questione perché qualche associazione ha dichiarato conclusa la mobilitazione, potrebbe scoprire di aver parlato con gli interlocutori sbagliati.

Occhiù, riferisci a Roma che il Sud non è un interruttore da spegnere quando dà fastidio. E che la dignità di chi lavora non si mette a tacere con una dichiarazione alla Camera.

CALABRIA MAGAZINE La Calabria nuda e cruda.

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