SE PROTESTARE È UN REATO IL GOVERNO SI PREPARI AD INDAGARE TUTTA LA CALABRIA

SE PROTESTARE È UN REATO, IL GOVERNO SI PREPARI A INDAGARE TUTTA LA CALABRIA! 

IL COMUNICATO DI WANDA FERRO E QUELLA FOTOGRAFIA DEL POLIZIOTTO CHE ABBRACCIA L'AGRICOLTORE SEMBRA FAR PAURA PIÙ DELLE PROTESTE. PERCHÉ RACCONTA UNA VERITÀ CHE IL POTERE PREFERIREBBE NON VEDERE.

Onorevole Wanda Ferro, forse il problema non sono i trattori, i blocchi stradali o le proteste. Forse il problema è proprio quella fotografia: un poliziotto che stringe la mano, abbraccia e solidarizza con un agricoltore. Un'immagine semplice, umana, ma politicamente potentissima. Perché rompe la contrapposizione che qualcuno vorrebbe alimentare tra chi protesta e chi è chiamato a garantire l'ordine pubblico.


E forse è proprio questo che dà fastidio al Governo: scoprire che dietro una divisa c'è una persona, non un automa. Un uomo con una famiglia, un mutuo, bollette da pagare, figli che cercano lavoro, parenti costretti a fare le valigie per curarsi fuori regione, stipendi che spesso non rispecchiano responsabilità e sacrifici. Un uomo che conosce il prezzo della spesa, del carburante e della vita quotidiana. Un uomo che potrebbe riconoscersi nelle difficoltà di chi ha davanti.

Vi dà fastidio che anche chi mandate a presidiare le proteste abbia una coscienza? Che possa comprendere le ragioni di chi lotta, senza per questo venir meno al proprio dovere?

Forse avete paura proprio di questo: che le categorie smettano di guardarsi come avversarie e comincino a riconoscersi come lavoratori, cittadini e famiglie che affrontano problemi comuni. Che la solidarietà umana diventi consapevolezza sociale. Che il malcontento non rimanga confinato nei campi, nelle fabbriche, nei porti o nelle piazze, ma attraversi l'intero Paese.

E allora, invece di interrogarsi sulle ragioni di quella fotografia, arriva il comunicato di Wanda Ferro, sottosegretario al Ministero dell'Interno, con il suo repertorio di infiltrazioni, criminalità organizzata, condannati e frange estremiste. Una dichiarazione che sposta pericolosamente il fuoco del dibattito: dalle rivendicazioni dei cittadini ai sospetti su chi protesta.

Onorevole Ferro, se avete individuato criminali e infiltrati, non servono allusioni né comunicati: intervenite, indagate e accertate le responsabilità. Ma lasciate in pace chi protesta pacificamente per il proprio lavoro e per i propri diritti. Non potete gettare ombre su un'intera mobilitazione per evitare di affrontarne le ragioni.

E non pensiate che basti agitare lo spauracchio della criminalità per far dimenticare il carovita, i prezzi fuori controllo, il lavoro che manca, le imprese in difficoltà e una sanità che costringe migliaia di calabresi a cercare altrove le cure che dovrebbero trovare a casa propria.

Al Governo nazionale chiediamo di smetterla con la politica degli annunci e di occuparsi delle condizioni reali di chi lavora e produce. Al Governo regionale chiediamo di abbandonare la Calabria delle brochure patinate e delle passerelle, per guardare finalmente quella delle famiglie impoverite, dei giovani che emigrano, degli ospedali in affanno e dei territori dimenticati.

Perché la Calabria non vive di comunicati ministeriali, inaugurazioni e fotografie istituzionali. Vive di stipendi, lavoro, servizi e diritti. E su questi temi le risposte continuano a essere insufficienti.

La questione, dunque, è molto più grande di una fotografia. È il rischio che lavoratori appartenenti a categorie diverse comprendano di avere problemi comuni e decidano di non affrontarli più ciascuno per conto proprio. È la possibilità che agricoltori, pescatori, autotrasportatori, sanitari, operai, dipendenti pubblici e cittadini trovino nella partecipazione civile una voce collettiva.

E questo non dovrebbe spaventare nessuno, tantomeno chi governa.

A TUTTI I CITTADINI: NON LASCIATE SOLI QUELLI CHE OGGI PROTESTANO.

Affiancate le loro rivendicazioni, partecipate alle iniziative, sostenete una mobilitazione pacifica, determinata e trasversale. Non importa quale tessera abbiate in tasca o quale idea politica coltiviate: quando sono in gioco lavoro, salute, dignità e futuro, il silenzio non risolve nulla.

E a chi governa diciamo una cosa: non confondete la pazienza dei cittadini con la rassegnazione. Non scambiate il rispetto delle istituzioni per obbedienza cieca. Non pretendete applausi mentre le persone chiedono risposte.

Forse avete paura che quella solidarietà fotografata tra un poliziotto e un agricoltore possa diventare qualcosa di più grande. Che altri lavoratori si riconoscano in quelle rivendicazioni. Che le divisioni si assottiglino e che la protesta acquisti una dimensione sociale ancora più ampia.

Ma se accadesse, non sarebbe una sconfitta delle istituzioni. Sarebbe un segnale inequivocabile che la società chiede di essere ascoltata.

La vera sconfitta sarebbe continuare a governare senza ascoltare, criminalizzare il dissenso invece di affrontare i problemi e scoprire, troppo tardi, che la distanza tra Palazzo e cittadini è diventata incolmabile.

Wanda Ferro, Governo Meloni, Governo Occhiuto: guardate quella fotografia e provate a capire il messaggio. Non c'è un nemico da abbattere. C'è un Paese che chiede di vivere dignitosamente.

E non sarà certo un comunicato stampa a far sparire questa realtà.

I CITTADINI NON SONO IL PUBBLICO DEL VOSTRO TEATRINO ISTITUZIONALE. SONO QUELLI CHE PAGANO IL BIGLIETTO, SUBISCONO LO SPETTACOLO E PRETENDONO FINALMENTE DI CAMBIARE COPIONE.

ORA BASTA. NON CI FERMERETE CON LE ETICHETTE. ASCOLTATE LE PERSONE E DATE RISPOSTE!

CALABRIA MAGAZINE ...nuda e cruda.

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