CALABRIA 2025: GIUSTIZIA O GIUSTIZIALISMO?

Quando le intercettazioni diventano clava e non prova

Il caso Occhiuto-Posteraro è solo l’ultimo esempio di un meccanismo perverso che si ripete da anni: la giustizia che smette di essere ricerca della verità e diventa spettacolo, giustizialismo mediatico.

Nel fascicolo dell’inchiesta per corruzione che coinvolge il presidente della Regione, tra appalti e cerchi magici, ecco spuntare le solite intercettazioni che non servono a un cazzo. Intercettazioni che diventano insulti omofobi, violenti, volgari. 
Parole che non hanno alcun collegamento diretto con l’oggetto dell’indagine, eppure finiscono negli atti, passano di mano in mano, e alla fine diventano titoli di giornale.

Un metodo vigliacco, infame: scavare nella vita privata per sporcare il pubblico

Una tecnica ormai collaudata: mentre i magistrati indagano sui reati, inseriscono nei faldoni anche intercettazioni irrilevanti, sfoghi, chiacchiere da bar. Non servono a dimostrare un reato, ma a dipingere un ritratto morale e psicologico dell’indagato. Un ritratto che, una volta trapelato, diventa marchio indelebile.

È questa non è giustizia, è giustizialismo.
Non si punisce un reato provato in tribunale, ma si demolisce una reputazione nel fango delle intercettazioni.

Il silenzio della politica

In questo scenario, colpisce il silenzio assordante della coalizione di centrodestra... ma anche quella di centrosinistra, garantiti dei miei coglioni, ma col culo degli altri. 
Giorni e giorni di accuse e nessuna reazione. Non una presa di posizione, non un tentativo di distinguere la persona dal gossip giudiziario. Solo paura e imbarazzo. Un vuoto che lascia campo libero al giustizialismo, perché nel silenzio l’accusa diventa sentenza, e la dignità si perde ancora prima del processo.

Processo nelle aule o gogna nei media?
La domanda allora è semplice: serve davvero alla giustizia inserire frasi irrilevanti e offensive in un’inchiesta penale?
O serve solo a condizionare l’opinione pubblica, alimentando sospetti, odio e pregiudizi?

In Calabria come in tutta Italia, la deriva è chiara: non conta più il tribunale, ma il tribunale mediatico. E quando la giustizia diventa spettacolo, non c’è più garanzia per nessuno.

La vera inchiesta da fare

Forse, l’inchiesta che la Calabria aspetta non è tanto su Occhiuto, ma su questo sistema: procure che alimentano fughe di notizie, intercettazioni irrilevanti spacciate per prove, media pronti a trasformare lo scarto processuale in prima pagina, avvoltoi che si spacciano per politici disposti a passare sul cadavere della propria madre al fine di ottenere una politrona.

Ma così non si fa giustizia, né politica. Si fa solo giustizialismo.
E quando la clava sostituisce la toga, lo Stato smette di essere garanzia e diventa strumento di demolizione.

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