I CALABRESI CHE VOTANO I FASCIO-LEGHISTI NON TROMBANO ABBASTANZA
C’è un vecchio detto, riadattato in chiave satirica, che recita:
“Se non trombi abbastanza, finisci per compensare altrove.”
Ecco, nel panorama politico calabrese questa compensazione assume la forma di una scelta incomprensibile: votare Lega.
Il partito di Matteo Salvini, nato sulle ceneri della Lega Nord di Bossi e Calderoli, non ha mai nascosto il suo disprezzo verso il Sud:
💥 I meridionali erano chiamati “terroni” da togliere di torno.
💥C’erano magliette e cori da stadio con scritto “Forza Etna” (per augurare catastrofi naturali al Sud).
💥La Calabria veniva descritta come terra di mafia e di assistiti.
Eppure, negli ultimi anni, proprio in Calabria la Lega ha trovato una sacca di consensi, piccoli ma significativi, al punto da eleggere consiglieri e assessori.
Come spiegare questa contraddizione?
La chiave potrebbe stare in quel detto popolare: chi non vive a pieno, chi non si riconosce nella propria identità e non riesce a tradurla in orgoglio, cerca un surrogato.
Votare Lega diventa così una sorta di “autopunizione”: un calabrese che vota chi lo ha insultato è come uno che si guarda allo specchio e si sputa in faccia.
Uno psicologo politico, intervistato da Il Fatto Quotidiano nel 2019, parlava di “sindrome dell’oppressore”: ovvero l’identificazione, da parte di alcune comunità marginalizzate, con chi le disprezza, quasi fosse un modo per riscattarsi tramite l’accettazione del carnefice.
Oggi la Lega, con toni più addolciti, promette posti di lavoro, sicurezza, autonomia regionale. Ma dietro la propaganda rimane lo stesso progetto: un’Italia divisa, con il Nord ricco e il Sud marginale.
I calabresi che votano Lega sembrano dimenticare che:
💥 ogni proposta di autonomia differenziata toglierà risorse alla sanità e alla scuola del Sud;
💥i fondi nazionali per infrastrutture e servizi rischiano di concentrarsi al Nord;
💥la narrativa padana resta impregnata di stereotipi sul Mezzogiorno.
Ed ecco che la battuta iniziale torna utile:
“I calabresi che votano i fascio-leghisti non trombano abbastanza. Senò non si spiega.”
Perché davvero serve una chiave ironica per capire un gesto politicamente masochista: affidarsi a chi ti ha insultato, a chi lavora contro i tuoi interessi, a chi vede la tua terra solo come serbatoio di voti.
Un voto dato senza dignità, senza orgoglio, e forse – per dirla con la satira – senza piacere.
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